Palermo, frate condannato a 6 anni e 10 mesi/ Praticava esorcismi a luci rosse

Un frate cappuccino di Palermo è stato condannato per aver praticato esorcismi a luci rosse

Violenta donna
Immagine di repertorio (Pixabay)

E’ stato condannato a 6 anni e 10 mesi padre Salvatore Anello, prete cappuccino che diceva di guarire le persone, ma che in realtà aveva come obiettivo quello di abusare di donne e ragazze. A scriverlo in queste ore è l’edizione online di Repubblica, che sottolinea come quell’uomo di chiesa di Palermo, abbia approfittato di donne fragili dal punto di vista psichico, per palpeggiarle nelle parti intime. «Queste donne che ho avuto l’onore di assistere umanamente e legalmente – le parole di Antonella Arcoleo, avvocatessa di quattro vittime, fra cui una minorenne – sono povere vittime di chi avrebbe dovuto invece tutelarle e sostenerle, oggi però sono loro che ringraziano la giustizia. Oggi colgo l’occasione per esortare tutte quelle persone che per paura passivamente diventano schiave del loro aguzzino, affinché denuncino gli abusi e i soprusi e confidino nella giustizia dalla quale avranno sempre piena tutela».

PALERMO, FRATE CONDANNATO A 6 ANNI E 10 MESI

Assieme a Padre Anello, condannato a sei anni e due mesi, Salvo Muratore, colonnello dell’esercito, all’epoca in caserma a Turba, che «trasformava invece le preghiere – scrive Repubblica – in stupri». Agghiacciante la testimonianza di una donna abusata: «Io credevo che il demonio potesse avere influenza su di me, per questo a padre Salvatore avevo chiesto una preghiera di liberazione dall’influenza maligna. Mentre mi toccava il seno e le parti intime ero come bloccata – continua – mi chiedevo: ma com’è possibile?». Una vicenda che venne a galla tre anni fa, dopo che la madre di una vittima denunciò il tutto alla procura, e il padre e il militare vennero arrestati. Il prete cappuccino cappellano del civico dovrà pagare anche un risarcimento danni quantificato in 5.000 euro per ogni vittima di questa triste vicenda. Repubblica sottolinea come due delle vittime dell’ufficiale avessero tentato di parlare con un sacerdote, denunciando l’accaduto e chiedendogli un sostegno, ma nessuno si mosse.



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