PALMA BUCARELLI/ Rivoluzionò l’arte e la cultura italiane del Novecento (Illuminate)

- Emanuele Ambrosio

Palma Bucarelli nel terzo docu-film “Illuminate” trasmesso su Rai3: la storia di una donna che col suo operato ha rivoluzionato il mondo dell’arte italiana del Novecento

Palma Bucarelli

Pur risuonando sconosciuto ai più, il nome di Palma Bucarelli dovrebbe circolare decisamente con maggior frequenza fra i banchi di scuola, ma anche all’interno delle case italiane. La donna, infatti, è stata decisiva nell’approccio dell’Italia al mondo dell’arte nel Novecento, di cui ha letteralmente rinnovato la cultura. Inoltre, fu insignita di numerose onorificenze: fu nominata commendatore dal presidente della Repubblica Segni nel 1962, mentre dieci anni più tardi ricevette la Légion d’Honneur, diventando Accademica di San Luca. Come se non bastasse, nel 1975 venne nominata Grande ufficiale della Repubblica. Di lei Peggy Guggenheim diceva: “Palma Bucarelli era una donna molto bella. Aveva il naso aquilino, capelli castani e ondulati, occhi color malva dalle ciglia lunghe e superbe, e una carnagione immacolata. Era piccola e magra, si vestiva con grande eleganza”. (aggiornamento di Alessandro Nidi)

PALMA BUCARELLI: UNA DONNA CHE HA RIVOLUZIONATO LA CULTURA DEL 900

Palma Bucarelli è la protagonista di “Illuminate“, il docu-film che racconta la storia di alcune donne italiane dalle vite straordinarie per restituirne l’eredità alle nuove generazioni. Questa volta al centro del docu-film, trasmesso mercoledì 1 luglio 2020 su Rai3, c’è la storia di Palma Bucarelli, una donna che con il suo operato ha rivoluzionato il mondo dell’arte italiana del Novecento. Il docu-film, diretto da Elisa Amoruso, ricostruisce la vita della Bucarelli raccontata dalla voce guida di Valentina Bellè che per l’occasione riveste i panni di una giovane reporter. La ricerca della Bellè è mirata a ritrovare alcuni libri scomparsi dal fondo Bucarelli: una ricerca che la porta a scoprire la vita della prima direttrice donna di un museo pubblico in Italia, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. La Bucarelli, infatti, con il suo carattere ribelle e anticonvenziale ha contribuito a cambiare l’ambiente artistico-culturale nell’Italia del Novecento imponendosi come donna a capo di un museo. Per l’occasione la vita di Palma viene impreziosita anche da alcuni luoghi che tanto hanno significato nella sua vita: da Palazzo Farnese alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea fino alla sua Capri. Non solo: durante il racconto, spazio anche alle testimonianze di amici e colleghi che hanno avuto modo di lavoraci insieme e di conoscerla personalmente. Si tratta di Dacia Maraini, Camilla Baresani e Sandra Petrignani, gli storici dell’arte Philippe Daverio e Flavio Caroli, il curatore e critico d’arte Achille Bonito Oliva, i giornalisti Giuseppe Di Piazza e Giusy Ferrè e l’editore Stefano De Luca e i suoi nipoti Sirai Bucarelli e Angelo Bucarelli.

PALMA BUCARELLI: “LA LENI REIFENSTHAL DELL’ARTE CONTEMPORANEA”

Palma Bucarelli è stata la prima direttrice donna di un museo pubblico in Italia, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Un ruolo che le ha permesso di scardinare un mondo che all’epoca era ancora legato ad un concetto maschilista in cui ha dimostrato di avere un grande talento e una grandissima capacità di organizzazione. Durante una delle poche interviste rilasciata alla Rai nel 1969, la Bucarelli disse: “un museo dovrebbe essere un centro attivo di cultura e dovrebbe avere rapporti molto stretti con le altre arti; sulla commistione delle varie arti e sul ruolo di chi partecipa all’opera d’arte”. L’obiettivo della Bucarelli era quello di insegnare puntando però sull’innovazione: a lei, infatti, si deve nel 1958 la prima mostra di Jackson Pollock, esponente dell’action painting d’oltreoceano e successivamente quella del Grande Sacco di Burri. Due scelte controverse che portano la Bucarelli su tutti i giornali con titoli del tipo “Palmina dei Sacchi”, “Il museo degli orrori”, “La Callas dell’astrattismo”. Del resto erano anno in cui le novità era difficili da accettare, in particolare in quel periodo in cui si usciva dal fascismo. Proprio il regista Citto Mastelli parlando di Palma ha detto: “lei che non era una che si occupava di politica,  piano piano cominciò a intervenire nelle discussioni e si capì che stava diventando antifascista”, mentre il critico d’arte Achille  Bonito Oliva: “ho definito Palma Bucarelli la Leni Reifensthal dell’arte contemporanea, portatrice di un narcisismo esplicito, spudorato, ma direi onesto, che la portava ad affermazioni in prima persona, senza nessun timore e anche ad assumersi la responsabilità della funzione che aveva a dirigere, se si può dire, l’unico museo d’arte contemporanea che esisteva in Italia”.

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