Paolo Borsellino, storia vera giudice antimafia/ La morte e le accuse alla politica

- Rossella Pastore

Paolo Borsellino protagonista della prima serata di Canale 5 a 29 anni dalla strage di via D’Amelio. Di seguito la storia vera del giudice palermitano.

Paolo Borsellino
Il giudice Paolo Borsellino

“Il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”. È questa una delle frasi più celebri di Paolo Borsellino, giudice del pool antimafia di Palermo passato alla storia come uno degli eroi e dei ‘martiri’ della lotta alla criminalità organizzata siciliana. Canale 5 gli dedica questa sera la messa in onda di un film del 2004 con protagonista Giorgio Tirabassi, mentre Ennio Fantastichini veste i panni del suo collega e amico d’infanzia Giovanni Falcone. “Palermo”, esordisce Borsellino nel celebre aforisma, “non mi piaceva”. Eppure era la sua città, e qualcosa lo spingeva – se non a farsela piacere – quantomeno a rispettarla. L’amore è venuto dopo, in concomitanza con il suo impegno nell’estirpare una volta per tutte il male della mafia, così radicato nell’entroterra palermitano. Ad affiancarlo in questa battaglia, ovviamente, c’è stato anche il già citato Falcone. I due hanno condiviso diverse cose, dal luogo di nascita alla carriera in magistratura, e purtroppo anche le circostanze della morte, a un certo punto, li hanno accomunati.

Paolo Borsellino vittima della strage di via D’Amelio

Sia Paolo Borsellino che Giovanni Falcone, infatti, sono stati brutalmente assassinati dalla mafia (il primo, il 19 luglio 1992 nella strage di via D’Amelio, e il secondo nell’attentato di Capaci il 23 maggio dello stesso anno). Borsellino, nello specifico, rimase vittima di Cosa nostra insieme ai cinque agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu l’agente Antonino Vullo, che al momento della deflagrazione stava parcheggiando uno dei veicoli che accompagnavano il giudice nei suoi spostamenti. Quel giorno, dopo aver pranzato a Villagrazia di Carini con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Borsellino si recò proprio in via D’Amelio, dove vivevano sua madre e sua sorella Rita. Al passaggio del magistrato, alle 16.58, una Fiat 126 imbottita di tritolo venne fatta saltare in aria: Borsellino e i suoi cinque agenti morirono sul colpo.

Paolo Borsellino: le reazioni dopo la morte

I funerali di Paolo Borsellino si tennero nella chiesa di Santa Maria Luisa di Marillac, disadorna e periferica, dove il giudice era solito partecipare alla santa messa. I familiari rifiutarono il rito di Stato: la moglie Agnese accusò apertamente la politica di non aver saputo proteggere il marito. Per questo, alle esequie presero parte soltanto il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, Francesco Cossiga, Gianfranco Fini e Claudio Martelli. Qualche giorno prima, ai funerali dei cinque agenti della scorta, si era verificato un episodio spiacevole ai danni dell’allora presidente Scalfaro: una folla inferocita sfidò i quattromila poliziotti fuori dalla Cattedrale di Palermo, strattonando e spingendo i politici al grido di “fuori la mafia dallo Stato!”. Il presidente della Repubblica ne uscì fuori a stento, e anche il capo della polizia subì ripercussioni.



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