Paolo Conte/ “Caterina Caselli? Una grazia plebea: canta come le lavandaie perché…”

- Raffaele Graziano Flore

Paolo Conte si racconta al Corriere della Sera: “Mai stato in psicanalisi: salire sul palco è una esecuzione musicale”. E sul duetto con Jane Birkin e la grazia plebea di Caterina Caselli…

Paolo Conte
Paolo Conte (Rai, 2019)

83 anni compiuti lo scorso gennaio e una verve da fare invidia a molti colleghi più giovani: l’ex avvocato Paolo Conte (quasi omonimo e quasi collega del Presidente del Consiglio dei Ministri) si racconta ad Antonio D’Orrico dalle colonne di ‘Sette’ del “Corriere della Sera” e rievoca i volti, gli episodi e le canzoni di una carriera lunghissima, con l’amore e alcune bellissime donne a fare da fil rouge emozionale nel suo lungo racconto. L’occasione infatti è l’arrivo sul grande schermo di “Via con me”, la pellicola che Giorgio Verdelli ha girato su di lui e che avrà la sua première alla Mostra di Venezia 2020. Sarà la prima volta per l’avvocato astigiano al cinema che parte subito, imbeccato dal giornalista su Jane Birkin.

PAOLO CONTE, TRA I RICORDI DI UNA CARRIERA LUNGHISSIMA E IL FILM

E sulla 73enne attrice e cantante britannica rivela: “Dice di me che sono sexy? Abbiamo cantato insieme ‘Chiamami adesso’ e mi ricordo un suo gentile gesto quando portò alla mia orchestra un pacchetto di pasticceria” ricorda Conte che poi passa in rassegna alcune cantanti che potrebbero possedere quella che lui chiama ‘la grazia plebea’ e tra i nomi proposti (Caterina Caselli, Gianna Nannini, la stessa Jane Birkin, Malika Ayane) il cantatore e polistrumentista sceglie la prima: “Sceglierei lei per la quale mi ricordo di aver scelto in passato la definizione ‘canta come le lavandaie’” spiega il diretto interessato spiegando anche da cosa nasce questo suo gusto che oscilla tra la musica cosiddetta colta e il fascino dell’ethnos e di ciò che è vicino al popolo.

“SALIRE SUL PALCO? E’ UNA ESECUZIONE… MUSICALE”

Nel corso della lunga intervista concessa a ‘Sette’, Paolo Conte ripercorre quella che D’Orrico definisce la sua causa più bella, ovvero la difesa dell’uomo del Mocambo, e poi passa a snocciolare aneddoti dal suo privato, rivelando di non essere mai andato dallo psicanalista e rievocando anche la bocciatura in terza liceo per troppe assenze: “Cherchez la femme? No, cherchez la musique et la paresse (la pigrizia, NdR), questa è la pista giusta”. E sul fatto di essere oggi a 83 anni uno dei personaggi più amati e forse meno divisivi della musica italiana, il maestro piemontese ammette che anche se dicesse qualcosa che potrebbe essere usata contro di lui, nessuno gli crederebbe. Infine, a proposito del film realizzato da Verdelli e incentrato sulla sua vita, Conte commenta la scena in cui lui fuma un’ultima sigaretta prima di cominciare un concerto: “Ha qualcosa del salire su patibolo? Facciamo del doppio senso: è un’esecuzione musicale”. Chapeaux.



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