Papa Francesco: Dio converta i cuori alla pace/ Myanmar-Israele, “dialogo e perdono”

- Niccolò Magnani

Papa Francesco in Vaticano per l’Ascensione ricorda le violenze in Myanmar e Medio Oriente: “Dio converta i cuori alla pace. Dialogo e perdono altrimenti si distrugge il futuro”

Papa Francesco
Papa Francesco, S. Messa in San Pietro (Vaticano, 2021)

Nel giorno della Solennità dell’Ascensione del Signore Gesù al cielo, Papa Francesco ha celebrato due importanti momenti in Vaticano con lo sguardo diretto verso i luoghi di massima brutalità e violenza in questi ultimi mesi: stamane la Santa Messa dall’Altare della Cattedra in San Pietro per i fedeli del Myanmar residenti a Roma, mentre nel Regina Coeli di mezzogiorno il Santo Padre ha voluto lanciare un appello al Medio Oriente e alla comunità internazionale per frenare l’assurda escalation di violenze tra Israele e popolo palestinese. «Cari fratelli e sorelle, mentre il vostro amato Paese, il Myanmar, è segnato dalla violenza, dal conflitto, dalla repressione, ci domandiamo: cosa siamo chiamati a custodire?», riflette il Papa nell’omelia della Santa Messa davanti ai cittadini del Myanmar in Italia.

«Oggi voglio portare sull’altare del Signore le sofferenze del vostro popolo e pregare con voi perché Dio converta i cuori di tutti alla pace», ha poi aggiunto ancora Papa Francesco in San Pietro, «La preghiera di Gesù ci aiuti a custodire la fede anche nei momenti difficili, a essere costruttori di unità, a rischiare la vita per la verità del Vangelo». Dove c’è guerra, odio, violenza, conclude il Santo Padre, «essere fedeli al Vangelo e artigiani di pace significa impegnarsi, anche attraverso le scelte sociali e politiche, rischiando la vita. Solo così le cose possono cambiare […] Gesù ancora oggi prega il Padre, fa vedere al Padre, nella sua preghiera, le piaghe con le quali ha pagato la nostra salvezza; con questa preghiera Gesù prega e intercede per tutti noi, perché ci custodisca dal maligno e ci liberi dal potere del male».

IL REGINA COELI SULLA GUERRA IN MEDIO ORIENTE

Dal Myanmar al Medio Oriente, il discorso del Papa fatto poi al Regina Coeli scaturisce dalla medesima constatazione: «Mi chiedo: l’odio e la vendetta dove porteranno? Davvero pensiamo di costruire la pace distruggendo l’altro? In nome di Dio, faccio appello alla calma, e a chi ne ha la responsabilità di far cessare il frastuono delle armi, di percorrere l’avvio della pace, anche con l’aiuto della comunità internazionale». Le recenti violente escalation tra Israele e Hamas nella settimana appena passata hanno allarmato l’intera comunità mondiale, con il grido di pace ribadito ancora oggi da Bergoglio dal Balcone di Piazza San Pietro: «Seguo con grandissima preoccupazione quello che sta avvenendo in Terra Santa. In questi giorni, violenti scontri armati tra la Striscia di Gaza e Israele hanno preso il sopravvento, e rischiano di degenerare in una spirale di morte e distruzione. Numerose persone sono rimaste ferite, e tanti innocenti sono morti. Tra di loro ci sono anche i bambini, e questo è terribile e inaccettabile. La loro morte è segno che non si vuole costruire il futuro, ma lo si vuole distruggere». Il Papa chiede a tutte le parti in causa, israeliani e palestinesi, di «trovare la strada del dialogo e del perdono, per essere pazienti costruttori di pace e di giustizia, aprendosi, passo dopo passo, ad una speranza comune, ad una convivenza tra fratelli».



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