Papa Luciani “Chiesa moderna vuole correggere Cristo”/ Don Giussani: “provvidenziale”

- Niccolò Magnani

Papa Luciani e la frase ricordata da Don Giussani: “Chiesa moderna vuole correggere Cristo con le regole”. Per il sacerdote di Desio, “Giovanni Paolo I fu provvidenziale”

Papa Giovanni Paolo I
Papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani (LaPresse)

Eletto al Soglio di Pietro il 26 agosto 1978, morto dopo soli 33 giorni il 28 settembre: ricorrono oggi i 43 anni dalla morte di Papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani: per anni, decenni quasi, si è detto tutto e il contrario di tutto sulla morte improvvisa e misteriosa del Santo Padre che successe a Paolo VI e che “anticipò” l’era decisiva nella Chiesa con il Papa polacco Karol Wojtyla. Si è detto tanto, forse troppo, quasi mai però concentrandosi su quanto effettivamente fu la portata innovativa e “non convenzionale” che Papa Luciani seppe dare alla Chiesa Cattolica seppur in 33 brevissimi giorni di Pontificato.

Mentre si avvicina però la possibile beatificazione (Papa Giovanni Paolo I è venerabile dal 2017, ndr) con la verifica ultima del presunto miracolo avvenuto in Argentina per sua intercessione, resta da chiedersi allora quale vero lascito seppe dare Papa Luciani alla Chiesa dei decenni a seguire. Ebbene, ce lo ricordano alcune considerazioni di Don Luigi Giussani, sacerdote fondatore del Movimento di Comunione e Liberazione, svolte diversi anni dopo la scomparsa di Albino Luciani e nel pieno dei “complotti” mediatici circa la possibile fine del Santo Padre originario del Bellunese.

43 ANNI DA MORTE DI PAPA LUCIANI: IL RICORDO DI DON GIUSSANI

«Il vero dramma della Chiesa che ama definirsi moderna è il tentativo di correggere lo stupore dell’avvenimento di Cristo con delle regole», a proferire queste parole fu Papa Luciani, noncurante delle “prassi” sempre molto accorte del Vaticano. A ricordarlo è stato proprio Don Giussani, che aggiunse il breve commento, «Sarebbe stato provvidenziale quel suo mese di pontificato. Anche solo per questa osservazione di cui non si trova altrove l’equivalente». Nella sua biografia ufficiale, il sacerdote-educatore di Desio sottolineava come «Sapremo forse soltanto alla fine del mondo fin dove è stato martirio». In un continuum tra Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Don Giussani si diceva certo che l’opera straordinaria dello Spirito Santo attraverso quegli straordinari testimoni di Cristo seppe salvare la Chiesa dalla morsa del secolarismo e delle ideologie del Novecento. Con la situazione ora nuovamente complicata, con un mondo che spinge dalla direzione opposta del cristianesimo, fare memoria dell’insegnamento di Papa Luciani rappresenta un’occasione unica a cui guardare per tutti, uomini di Chiesa e non. Come scriveva Graziano Debellini il 16 ottobre 2012, in occasione del centenario della nascita di Luciani, «La Chiesa di Papa Luciani è una Chiesa che si aspetta tutto dal suo Signore, non dalla propria scaltrezza mondana». Nell’udienza generale del 13 settembre 1978 Papa Giovanni Paolo I espresse con chiarezza questo concetto, profetico sui tempi che sarebbero poi sopraggiunti anche decenni dopo: «Quando si tratta di fede, il grande regista è Dio, perché Gesù ha detto: nessuno viene a me se il Padre mio non lo attira. […] E’ madre anche la Chiesa. Se è continuatrice di Cristo e Cristo è buono: anche la Chiesa deve essere buona; buona verso tutti; ma se per caso, qualche volta ci fossero nella Chiesa dei cattivi? Noi ce l’abbiamo, la mamma. Se la mamma è malata, se mia madre per caso diventasse zoppa, io le voglio più bene ancora. Lo stesso, nella Chiesa: se ci sono, e ci sono, dei difetti e delle mancanze, non deve mai venire meno il nostro affetto verso la Chiesa».



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