PAPA/ Se il cristiano si guarda allo specchio, “muore”

- Mauro Leonardi

Nel suo discorso a conclusione dell’Assemblea generale dei Focolari, papa Francesco ha invitato a superare ogni autoreferenzialità. E ha spiegato come

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Papa Francesco (LaPresse)

Sabato 6 febbraio il Movimento dei Focolari ha concluso la sua Assemblea  generale, che tra le altre cose ha eletto la nuova presidente, incontrando Papa Francesco.

Il Vescovo di Roma ha indicato nel dialogo, nell’apertura agli altri e nel superamento di ogni atteggiamento di autoreferenzialità le condizioni per proseguire il cammino indicato dalla fondatrice.

“La vostra spiritualità – ha detto Francesco – caratterizzata dal dialogo e dall’apertura ai diversi contesti culturali, sociali e religiosi, può certamente favorire questo processo. L’apertura agli altri, chiunque essi siano, è sempre da coltivare: il Vangelo è destinato a tutti, ma non come proselitismo. No, è destinato a tutti, è fermento di umanità nuova in ogni luogo e in ogni tempo. Questo atteggiamento di apertura e dialogo vi aiuterà a evitare ogni autoreferenzialità, che sempre è un peccato, è una tentazione quella di guardarsi allo specchio. No, è brutto questo. Soltanto per pettinarsi al mattino e niente di più, eh!Questo evitare ogni autoreferenzialità, che non viene mai dallo spirito buono, è quello che auspichiamo per tutta la Chiesa: guardarsi dal ripiegamento su sé stessi, che induce a difendere sempre l’istituzione a scapito delle persone, e che può portare anche a giustificare o a coprire forme di abuso. Con tanto dolore lo abbiamo vissuto, lo abbiamo scoperto in questi ultimi anni”.

Il Papa quando parla di un carisma invita sempre a non farne “una statua da museo” ma a renderlo una fiamma viva, in trasformazione, in dialogo con sé stesso e con la realtà circostante.  Bisogna evitare il cristallizzarsi dell’istituzione attorno a un idolo per quanto esso possa essere rappresentato da una santa. Che poi, a ben vedere, Chiara Lubich, come tutti i santi, sottolinea come componente essenziale della vocazione sia l’incontro concreto con Qualcuno e con i fratelli. Non a caso si fa riferimento alla voce. A qualcosa di materiale che si manifesta nel tempo e nello spazio e che bisogna saper riconoscere nella società che cambia.

La sfida per chi vive il cristianesimo in modo vocazionale – sia che viva il celibato sia che viva il matrimonio – non è dire un sì che sia solo “per sempre” ma rimodulare sempre, ogni giorno, quel sì in modo che sia sempre vivo, vero. Mi viene in mente l’immagine dell’acqua, presente nel Battesimo o dell’olio presente nella Confermazione o del Vino presente nell’Eucarestia: sono liquidi, qualcosa che scorre, che cambia, che fluisce, si spande e feconda le realtà fino ad arrivare ai confini, alle periferie a ciò che sta più in là.

Il discorso di Papa Francesco, già ripetuto in termini simili in questi anni di pontificato a parecchie altre istituzioni, si muove tra l’immobilismo autoreferenziale e l’utopia di una palingenesi assoluta che porti a far piazza pulita di ogni forma di istituzione.

San Vincenzo di Lerins, nel V secolo, a proposito dello sviluppo del dogma si chiedeva “qualcuno forse potrà domandarsi: non vi sarà mai alcun progresso della religione nella Chiesa di Cristo?” Rispondeva affermativamente, aggiungendo che tuttavia bisognerà stare bene attenti che si tratti di un vero progresso della fede e non di un cambiamento. Il vero progresso avviene mediante lo sviluppo interno. Il cambiamento invece si ha quando una dottrina si trasforma in un’altra. E perché ciò avvenga faceva il paragone con la crescita dei corpi. Lo sviluppo della religione “segue la stessa legge che regola la vita dei corpi. Questi infatti, pur crescendo e sviluppandosi con l’andare degli anni, rimangono i medesimi di prima. Vi è certamente molta differenza fra il fiore della giovinezza e la messe della vecchiaia, ma sono gli stessi adolescenti di una volta quelli che diventano vecchi. Si cambia quindi l’età e la condizione, ma resta sempre il solo medesimo individuo. Unica e identica resta la natura, unica e identica la persona. Le membra del lattante sono piccole, più grandi invece quelle del giovane. Però sono le stesse. Le membra dell’uomo adulto non hanno più le proporzioni di quelle del bambino. Tuttavia quelle che esistono in età più matura esistevano già, come tutti sanno, nell’embrione, sicché quanto a parti del corpo, niente di nuovo si riscontra negli adulti che non sia stato già presente nei fanciulli, sia pure allo stato embrionale. Non vi è alcun dubbio in proposito. Questa è la vera e autentica legge del progresso organico. Questo è l’ordine meraviglioso disposto dalla natura per ogni crescita”.

E, nel cristianesimo, ciò che è vero nel V secolo e vero anche per il XXI.

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