PARTITE IVA/ Iscro, l’indennità per i lavoratori autonomi da migliorare (e non cancellare)

- Daniel Zanda

A fine anno termina la sperimentazione dell'Iscro, un'indennità per le partite Iva che va migliorata e non cancellata

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La Legge di bilancio 2021 ha previsto l’istituzione per il triennio 2021/2023, in via sperimentale, dell’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa (ISCRO). L’indennità è riconosciuta ai lavoratori iscritti alla Gestione Separata che esercitano, per professione abituale, attività di lavoro autonomo.

>Per la prima volta nel nostro ordinamento con l’ISCRO viene istituito un ammortizzatore sociale per i titolari di Partite Iva di carattere assicurativo e universale. Assicurativo in quanto questa misura è finanziata mediante un contributo aggiuntivo pari allo 0,51%; universale, in quanto tutti i lavoratori in possesso di determinati requisiti possono accedervi.

La sperimentazione avvenuta in questo triennio non ha avuto l’effetto auspicato: infatti, i beneficiari di questa indennità non raggiungano le 10.000 unità in tutto il triennio. Il limitato numero delle richieste può essere ricondotto ad almeno tre cause. La prima riguarda sicuramente i requisiti di accesso, molto stringenti e limitanti; la seconda riguarda il ciclo economico, caratterizzato da una fase positiva per l’occupazione in quanto si sono quantificate meno persone, anche tra i lavoratori autonomi, che si trovano in una condizione di bisogno e di difficoltà reddituale; il terzo fattore è determinato dalla scarsa informazione e conoscenza dello strumento.

Pertanto, come ricordato inizialmente, questa misura terminerà la sperimentazione alla fine dell’anno. La maggioranza delle associazioni di rappresentanza del lavoro autonomo sono convinte nella richiesta di voler mantenere questo strumento, procedendo parallelamente a superare gran parte degli ostacoli che hanno limitato il suo sviluppo, a partire da un allentamento dei requisiti.

Come prima cosa, l’attuale disciplina prevede che occorre essere titolari di Partita Iva da almeno 4 anni. Questo requisito esclude, di fatto, tutte le start up, ovvero quei lavoratori autonomi che da pochi anni hanno avviato la loro attività e pertanto più soggetti a difficoltà dal punto di vista reddituale. Sarebbe pertanto utile rivedere radicalmente questo requisito. Viceversa occorre invece aumentare il reddito dell’ultimo anno, attualmente stabilito in circa 8.900 euro, come parametro di riferimento al di sotto del quale si ritiene che il lavoratore autonomo sia meritorio di questo sostegno al reddito. Pertanto questo valore dovrebbe essere incrementato ad almeno 12.000 euro, in quanto un lavoratore autonomo al di sotto di quella soglia difficilmente riuscirebbe a mantenere aperta la Partita Iva: infatti, l’obiettivo principale di questa misura è proprio quello di dare un sostegno al lavoratore autonomo in una fase di difficoltà, con lo scopo di evitare la chiusura della Partita Iva. In questo senso i lavoratori devono essere “tutelati” da questa misura prima che sia troppo tardi. Cosi come il requisito della riduzione del reddito dell’ultimo periodo, rispetto alla media dei redditi precedenti, dovrebbe passare dall’attuale 50% al 30%.

Ultima questione, ma non meno importante riguarda la messa in campo delle politiche attive per i destinatari dell’ISCRO, ovvero la necessità di fornire servizi di orientamento, quali il bilancio delle competenze, la formazione, lo sviluppo di soft skills, la creazione di un networking ed educazione all’autoimprenditorialità: tutta una serie di iniziative finalizzate a sostenere e aiutare il lavoratore a rialzarsi e riprendersi nella propria attività. Questo dovrebbe essere concretamente un fattore caratterizzante della misura. Non siamo davanti a una semplice politica passiva, ma a una misura specifica per il lavoro autonomo, che deve pertanto avere lo scopo di sostenere economicamente il lavoratore in fase di difficoltà, ma allo stesso tempo prevedere degli strumenti che aiutino il lavoratore nella ripartenza.

La Cisl si sta adoperando, nel confronto ripreso questa settimana presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, nel correggere i requisiti, migliorarli e allo stesso tempo accompagnare i lavoratori nell’accesso a questa misura che, auspichiamo, da straordinaria diventi strutturale.

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