PASSAPORTO VACCINALE/ La carta verde Ue e le mosse dei Paesi per salvare l’estate

- Alberto Beggiolini

L’industria del turismo spera nel certificato vaccinale, una sorta di pass sanitario, per salvare la stagione estiva alle porte

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“Bolle sociali” sulle navi da crociera; tamponi a raffica nei villaggi turistici, con il costo assorbito magari in quello dell’intero pacchetto-vacanza; trasporti Covid-free, in aerei ma anche sui treni, almeno su quelli ad alta velocità. Ma soprattutto l’ormai famoso “certificato vaccinale”, che tutti per comodità chiamano passaporto, ma che puntualmente viene corretto in “certificato”, se non altro per evitare il richiamo evocativo a un “lasciapassare” obbligatorio, cosa che in realtà non è.

Sono queste le armi della strategia dell’industria del turismo e dei viaggi per la campagna d’estate, quella che dovrebbe cercare di salvare un’altra stagione incerta e difficile, che arriva dopo un anno di chiusure, di fatturati falcidiati, di emergenze contabili che stanno portando molte strutture e moltissimi operatori ad abbandonare definitivamente un’attività divenuta insostenibile. Il rimedio migliore disponibile sembra proprio quel certificato, un pass sul quale l’Unione europea sta faticosamente cercando di allineare gli Stati membri. Una proposta l’Ue l’ha già presentata mercoledì: è il Digital green certificate, una sorta di carta verde che dovrà “facilitare la libera circolazione sicura all’interno dell’Ue in tempi di pandemia di Covid-19”.

Il certificato dovrebbe entrare in vigore entro la prima metà del prossimo giugno, sarà rilasciato gratuitamente, potrà essere in formato cartaceo o digitale e verrebbe adottato anche da Svizzera, Liechtenstein, Islanda e Norvegia. Dimostrerà – attraverso una vidimazione evidente o un collegamento via QrCode – l’effettuazione della vaccinazione o la negatività a un Covid-test, o ancora l’acquisizione degli anticorpi specifici, nel caso di un’infezione superata. Un pass, quindi, legato non solo ai vaccini, ma anche ad altre condizioni, in maniera di non discriminare chi ha già potuto ricevere il siero da chi ancora no. “La Commissione – sostiene l’Ue – istituirà uno sportello per garantire che tutti i certificati possano essere verificati in tutta l’Ue e sosterrà gli Stati membri nell’attuazione tecnica dei certificati. Agli Stati rimarrà la responsabilità di decidere quali restrizioni alleviare ai viaggiatori”, ma il trattamento dovrà essere uguale per tutti i possessori del certificato verde. “Con il certificato verde l’obiettivo è ripristinare la circolazione in modo sicuro, responsabile e che dia fiducia a tutti”, ha dichiarato la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “L’obiettivo è quello di riaprire”.

Riaprire e ripartire, ovviamente, perché secondo tutti i sondaggi effettuati in questi tempi di forzata cattività la voglia di viaggiare e di vacanze non è affatto scomparsa, anzi. Il certificato verde potrebbe consentire di farlo in sicurezza. Ci credono in tanti, a cominciare dalla Grecia, che ha annunciato già per il 14 maggio l’apertura delle proprie isole Covid-free a chi sarà in grado di dimostrare o una vaccinazione o un recente tampone negativo. E l’Austria ha fissato per ancora prima, in aprile, l’entrata in vigore del suo personalissimo certificato verde. Ma per anticipare le decisioni finali dell’Europa, anche in Italia molte Regioni hanno già iniziato ad attrezzarsi, come ad esempio il Lazio, dove dal 20 marzo i cittadini potranno scaricare dal proprio fascicolo sanitario elettronico (FSE) un attestato di vaccinazione effettuata, le date della prima e della seconda somministrazione, il tipo di siero ricevuto con tanto di numero di lotto di produzione.

La proposta europea del certificato è stata presentata e adesso andrà incontro a un iter di valutazioni e discussioni. Ma, al di là del favore generale che ha accolto l’iniziativa, non sono mancate le obiezioni, anche in materia di privacy. Tra tutte, sta facendo discutere quella arrivata dal Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), preoccupato dalla sostanziale mancanza di certezze sulla capacità o incapacità dei soggetti immuni di trasmettere il virus ad altre persone. Comunque, in attesa di nuove evidenze scientifiche in materia, di sicuro “il digital green pass vaccinale per i cittadini europei salverebbe il turismo straniero in Italia – sostiene Coldiretti, da un’analisi su dati di Bankitalia, divulgata in occasione della presentazione della proposta della carta verde europea -, che ha già subito un buco di circa 27 miliardi nelle spese dei viaggiatori dall’estero, che sono crollate del 61% nel 2020 rispetto all’anno precedente toccando il minimo da almeno venti anni”.

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