Prodi "sceglie" Schlein e Landini (e non Conte) sulla patrimoniale: “troppe disuguaglianze, serve redistribuire tassando i ricchi”. Bordate su Mamdani e UE
DOPO LANDINI E SCHLEIN ANCHE PRODI SPOSA LA TESI “COMUNISTA” SULLA PATRIMONIALE
Con Schlein e Landini, ma contro Conte: l’ultima uscita di Romano Prodi sulla necessità di una patrimoniale infiamma la bagarre politica di fine anno, dividendo ulteriormente le posizioni interne al campo largo a pochi giorni dall’importante appuntamento elettorale sulle tre Elezioni Regionali in Campania, Puglia e Veneto. Forse occorre apporla come premessa: all’interno di questa Manovra non esiste alcun capitolo legato alla tassa patrimoniale, eppure se ne sta parlando più di ogni elemento pur importante presente nella Finanziaria.
Questo perché storicamente l’aleggiare una imposta sul patrimonio (l’ennesima, dopo che già di patrimoniali piccole o grandi ne è già pieno l’ordinamento fiscale italiano, ndr) scatena polemiche e divisioni a livello politico, come in effetti dimostra il dibattito odierno parlamentare. E così dopo l’annuncio della Cgil di Landini di una possibile futura prossima patrimoniale contro 500mila italiani con redditi sopra i 2 milioni di euro annui, e dopo l’aggiunta della segretaria Pd Elly Schlein (che parla di una patrimoniale europea sui più ricchi), anche l’ex Presidente del Consiglio nonché tra i padri fondatori del Partito Democratico, esprime il suo pieno assenso all’ipotesi.

Con una giravolta politica non da poco, dopo che appena pochi giorni fa in diretta tv aveva bollato come inesistente un’alternativa “credibile” al Centrodestra di Giorgia Meloni, ora Prodi sembra virare nettamente verso le posizioni della leader Dem, rivendicando la bontà di una proposta “vetero-comunista” sul fronte fiscale. Intervistato da “La Stampa” è l’ex n.1 della Commissione Europea a considerare intollerabili le disuguaglianze tra poveri e ricchi ancora esistenti in Europa. Davanti ad una giusta promozione di grandi cambiamenti come l’intelligenza artificiale, occorre «non creare nuove divisioni tra poveri e ricchi», ed è così «assolutamente necessaria una politica di redistribuzione».
PRODI ‘DIVIDE’ PD E M5S NEL CAMPO LARGO E ‘SPARA’ SUL SINDACO DI NEW YORK
Secondo Romano Prodi, la patrimoniale europea è un tema da porre all’attenzione, e poco importa se aumenta la spaccatura interna al campo largo progressista dopo che Schlein e AVS si sono schierati a favore (con anche la Cgil di Landini) e il leader M5s Giuseppe Conte l’ha invece bollata come «inutile» e «non risolutiva». Per l’ex Premier Dem esempi come i piani di remunerazione approvati dalla Tesla di Elon Musk è qualcosa «di indegno e disumano», con mille miliardi di dollari in ballo.
Serve invece «ridistribuire» e per farlo la tassazione sui patrimoni è la giusta direzione: «è corretto l’indirizzo preso dal nuovo sindaco di New York Zorhan Mamdani, serve proporre una tassazione che redistribuisca ed elimini le disuguaglianze». Allo stesso tempo, davanti al sindaco “comunista” che spopola nella sinistra progressista mondiale, è lo stesso Prodi a porre un freno considerando ben poco realistiche le proposte messe in campo dalla nuova “stella” dei Democratici USA: «Ho dei grandi dubbi che gli strumenti che propone siano realistici». Arrivare a tassare come promesso in campagna elettorale sarà molto difficile, osserva ancora l’ex Presidente del Pd, Mamdani rappresenta il «nuovo ma non il nuovissimo».
In termini di bordate, le parole riferite da Prodi tanto a “La Stampa” quanto a margine dell’evento Global Forum di Lugano non si fermano alla patrimoniale e allo scenario di New York: secondo l’ex Presidente del Pd, l’epoca del voto all’unanimità in Unione Europea deve volgere al fine, «Quando una struttura politica non può decidere, è finita», puntando il dito contro l’Ungheria e contro tutti i Paesi che pongono veti alle decisioni di Bruxelles (o che semplicemente manifestano la diversità di posizioni politiche rispetto al mainstream?, ndr).
