Paulo Dybala/ La paura del Coronavirus: “Stavo male e non respiravo. Ora va meglio”

- Mauro Mantegazza

Paulo Dybala racconta i giorni più difficili a causa del Coronavirus: “Stavo male e non respiravo. Ora va meglio”. Parla l’attaccante della Juventus.

Dybala Coronavirus
La UEFA chiarisce su Juventus-Lione (Foto LaPresse)
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Paulo Dybala racconta i suoi giorni difficili a causa del Coronavirus, che lo ha colpito causando anche qualche problema di salute, che sembra però adesso superato. L’attaccante della Juventus sta trascorrendo il periodo di quarantena obbligatoria nella sua abitazione insieme alla compagna Oriana, a sua volta risultata positiva al Coronavirus. L’attaccante argentino vuole restare in contatto con i propri tifosi in questa lunghissima quarantena, cominciata già per le precedenti positività di Daniele Rugani e Blaise Matuidi e poi proseguita dopo l’esito del suo tampone. Skype però aiuta, ecco allora Dybala in diretta streaming con #ACasaConLaJuve sul canale telematico bianconero.

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PAULO DYBALA: I SINTOMI DEL CORONAVIRUS

Il racconto di Dybala è molto significativo, perché a differenza di altri calciatori non è stato un positivo asintomatico: i sintomi per la Joya della Juventus ci sono stati, sia pure non gravi. Paulo racconta così i momenti più difficili: “Dopo alcuni sintomi forti che ho avuto un paio di giorni fa, ora sto bene. Posso muovermi e sto cercando anche di fare qualche allenamento. Quando provavo a fare qualcosa, mi mancava l’aria subito e dopo cinque minuti mi sentivo già affaticato, mi facevano male i muscoli e dovevo fermarmi – ha raccontato Dybala -. Per fortuna io e Oriana adesso stiamo meglio”. Passata dunque la paura più grande, prosegue la quarantena al termine della quale Paulo e la fidanzata saranno di nuovo sottoposti al tampone per capire se sono guariti.

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PAULO DYBALA: FRATELLO DENUNCIATO IN ARGENTINA

Non sono però davvero giorni felici per la famiglia Dybala. Suo fratello Gustavo infatti è indagato dalla polizia di Cordoba, in Argentina, per aver violato con la sua compagna la quarantena, cui era stato messo insieme alla mamma dopo l’accertata positività dell’attaccante della Juventus al coronavirus. I tre erano stati infatti in Italia fino all’11 marzo. Di conseguenza i tre erano stati subito prelevati dalla loro abitazione e trasferiti all’ospedale Rawson di Cordoba per eseguire i tamponi. Sono stati alcuni vicini a denunciare Gustavo che, dopo appena due giorni di quarantena, usciva di casa con la sua compagna. Per entrambi l’imputazione è disobbedienza all’autorità, col sospetto di aver violato l’ordine di isolamento obbligatorio dopo il ritorno dai Paesi a rischio.

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