Pechino chiude luoghi di culto/ Pretesto pandemia? “Cattolici additati come untori”

- Raffaele Graziano Flore

Pechino chiude tutti e 155 i luoghi di culto della capitale. Cina, le autorità locali usano la pandemia come pretesto: “Aboliti raduni religiosi e cattolici additati come ‘untori’…”

Coronavirus in Cina
Coronavirus in Cina (LaPresse, 2020)

Le autorità di Pechino hanno deciso di chiudere tutti e 155 i luoghi religiosi della capitale come misura di prevenzione contro una nuova diffusione della pandemia da Coronavirus: secondo quanto riportato da AsiaNews, infatti, è destinata a suscitare nuove polemiche sul tema della libertà di culto in Cina la decisione delle autorità locali di dichiarare la serrata dei luoghi di culto e promettendo anche di dare la caccia a qualunque raduno religioso illegale di fedeli.

La motivazione ufficiale alla base di questa nuova stretta, nonostante il riconoscimento che fino ad ora le varie attività religiose abbiano avuto praticamente un peso ininfluente o quasi nullo sulla crescita del numero dei contagi da Covid-19, è che si tratterebbe di misure preventive necessarie per scongiurare una nuova recrudescenza della pandemia nel Paese: tuttavia da tempo sarebbe in atto una stretta nei confronto di alcuni luoghi di culto quali le Chiese, costrette a chiudere i battenti durante le festività del Natale cristiano a causa di controlli continui e di una campagna che sui social spesso addita i fedeli di certe religioni come dei veri e propri “untori” che diffondono il virus nella società cinese.

PECHINO CHIUDE 155 LUOGHI DI CULTO: PANDEMIA USATA COME PRETESTO PER…

Sempre secondo quanto riporta il portale AsiaNews, la decisione dell’Ufficio Locale del Fronte Unito e della Direzione degli Affari Etnici e Religiosi farà sì che i luoghi religiosi restino chiusi al mondo esterno e non autorizzando per il momento le manifestazioni religiose collettive: e tutto questo, come accennato, nonostante siano state le stesse autorità di Pechino a confermare che questo tipo di manifestazioni siano riuscire a centrare negli scorsi mesi l’agognato obbiettivo “zero contagi”. Insomma, nuovo lockdown per chiese e templi per quella che è una riedizione di quanto accaduto a queste latitudini solo un anno fa quando l’epidemia non era ancora stata dichiarata un’emergenza mondiale.

La svolta v’era stata solamente la scorsa estate, precisamente a luglio, con l’allentamento delle misure restrittive e la riapertura dei luoghi di culto pur dovendo sottostare a restrizioni e regole molto severe, tra cui ingressi contingentati, distanziamento e brevità dei riti celebrati. Tra l’altro l’Associazione Patriottica dei Cattolici in Cina ha negato le voci circolate sui social secondo cui sarebbero loro gli untori e tra i responsabili dell’insorgenza di nuovi casi di Covid in alcune province: dichiarazioni che non sono servite ad evitare la nuova stretta e che molti leggono solamente come un pretesto sfruttato ad arte per reprimere le “comunità sotterranee” che sovente rappresentano secondo AsiaNews la maggioranza dei fedeli cattolici nel Paese.

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