PEDOFILIA, ACCUSE A RATZINGER/ Quella lotta di potere contro la fedeltà al magistero

- Monica Mondo

Le accuse a Ratzinger sono un modo per dividere la Chiesa tra tradizionalisti e innovatori. Per una questione di potere

Ratzinger e Francesco
Papa Francesco in visita al Papa Emerito Benedetto XVI (LaPresse)

Nell’angolo. Come un cencio. L’ombra di accuse imbarazzanti, perfino infami. Sarcasticamente irriso, o alla meglio  dimenticato. Così, a 95 anni, pare il destino di un gigante del pensiero del XX e XXI secolo, Joseph Ratzinger. La bomba aveva una miccia accesa da anni, e covava infida pronta ad esplodere al momento opportuno. Quale? La vita di Benedetto XVI si protrae troppo a lungo. E poiché non è demente, parla e scrive, incontra, e fa trapelare quel che pensa, basta, bisogna zittirlo, finalmente, perché la Chiesa deve liberarsi delle sue interpretazioni dottrinali e della sua netta e limpida fedeltà al magistero. Anziché interrogarsi sulla crisi della fede, che determina la sua decadenza nel sentire dei cristiani, fino alla decadenza morale che è all’origine degli abusi, si cerca di cambiare la morale, come se questa non dipendesse dalla condizione ambientale, storica, culturale, e non fosse spinta a mutare allo spirar dei venti. Non in nome della verità e della giustizia, ma dell’interesse e ultimamente del potere.

È ancora una questione di potere, all’origine della divisione tra progressisti e conservatori, tra ratzingeriani e fautori di un corso nuovo, che spesso tira per la tonaca bianca anche papa Francesco. Si è visto col sinodo sull’Amazzonia, travisato a bella posta per parlare non di popoli e ambiente, ma superare il celibato ecclesiastico. E con le mosse palesi dei vescovi tedeschi, che da sempre odiano Ratzinger, come lui stesso ha detto candidamente nel libro intervista a Peter Seewald.

Ancora e sempre la Germania: credono che la Chiesa si liberi dalle sue colpe annullandosi. Che la loro idea di sinodalità, l’abbandono del celibato dei sacerdoti, le donne diacono e poi sacerdote, la benedizione e il matrimonio delle coppie omosessuali la renda più appetibile. Scivolano accorgendosene verso il protestantesimo, come se le chiese protestanti se la passassero bene e non vivessero ben peggio della Chiesa cattolica una crisi di fede. Basta fare i conti dei soldi che ricevono, sempre meno.

Credono, e questo è stupido o perfido, che il tema degli abusi sessuali da parte del clero possa risolversi permettendo ai chierici di sposarsi. Ho orrore all’idea di un sacerdote che nasconda le sue pulsioni maniacali e orrende dietro una moglie, una famiglia. Sanno che Ratzinger finora ha opposto la resistenza del pensiero, con papa Francesco in perfetta sintonia.

Credono che mettendo ko Benedetto possano mettere in scacco anche papa Francesco, e se non bastasse l’avvertimento, ci sarà qualche indagine apparentemente autonoma pronta ad arrivare dall’Argentina, prima che poi. Tuttavia, trincerarsi a difesa senza dichiarare apertamente il male è un peccato, nel doppio senso di colpa e di opportunità perduta. Ci sono state troppe coperture di ignominie a sfondo sessuale nella Chiesa, coperta dalle curie, dall’omertà, da una mentalità distorta sul rispetto dell’autorità e su una visione malata della sessualità. Troncare, sopire.

Invece troncare non significa coprire, ma mettere a nudo proprio la visione sbagliata del sesso, del peccato, che per troppo tempo ha albergato nella Chiesa, attenta solo al sesto comandamento, e proprio su quello usa a sfogare la propria mancanza di fede. Che anche al tempo del cardinal Ratzinger e del papato di Giovanni Paolo II si siano trascurate queste distorsioni della morale e quindi della fede è una trascuratezza colpevole, di cui chiedere perdono. Giovanni Paolo II l’ha fatto tante volte, anche contro i suoi cardinali, di chiedere perdono. Per le colpe della Chiesa nella storia. Che Ratzinger da papa abbia fatto per primo tutto il possibile per condannare ed estirpare la “sporcizia” nella Chiesa, è un dato. Ha aperto la strada a Francesco. Ha sottovalutato, omesso decisioni forti anch’egli? Può darsi.

Condannarlo perché non ricorda è folle. Chi ricorderebbe la partecipazione a riunioni di 50 anni fa? Chiederà perdono, umilmente, com’è giusto. Ma questo non cambia e non può cambiare la verità della dottrina e la Chiesa stessa, anzi, può solo rafforzarla, perché la sua forza non è nell’infallibilità degli uomini, ma di Dio, che ha promesso che le porte degli Inferi non prevarranno. Sarà dura, saremo in pochi, e maltrattati, è già accaduto, accade. Abbiamo già visto anche le trame di chi usa le ferite della Chiesa per cancellare la Chiesa.

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