Pedofilia in Germania: “30mila sospettati”/ Maxi scandalo da abusi sul web a stupri

- Niccolò Magnani

Maxi rete di pedofilia in Germania: 30mila sospetti da abusi sul web a stupri fino a consigli per “ammansire” i minori. Task force al lavoro per recuperare le identità

Polizia tedesca
Polizia in Germania (LaPresse, 2020)

Una maxi rete di pedofilia da 30mila persone sospettate starebbero per divenire il più grande scandalo di abusi su minori della storia di Germania: questa volta non è l’ambiente della Chiesa come avvenne con la maxi-inchiesta del 2018 sui circa 3mila abusi su bambini effettuati da 70 anni ad oggi, ma è il mondo del web ad aver “nascosto” i potenziali pedofili per le malefatte compiute in epoca assai più recente. Nasce tutto nella città di Bergisch Gladbach nel Land Nordreno-Vestfalia ma rischia di allargarsi a tutta la Germania Federale nelle prossime settimane: «Vogliamo far uscire dall’anonimato di Internet le persone che abusano dei bambini e quelli che li sostengono», ha spiegato stamattina in conferenza stampa il Ministro della Giustizia del Land Peter Bisenbach facendo riferimento all’enorme lavoro di inchiesta dell’unità contro i crimini cibernetici riguardante la distribuzione e il possesso di materiale pedopornografico. Ma l’indagine parte da uno stupro compiuto da un 43enne di Bergish Gladbach, arrestato con l’accusa di aver abusato della figlia quando ancora era bambina: da quel caso, le forze dell’ordine hanno ricostruito una vasta rete di potenziali 30mila pedofili che con diverse forme di abusi sui forum si davano consigli su come rendere i piccoli più “docili”.

LA TASK FORCE “ZAC” E LE PRIME INDAGINI

Dal 1 luglio prossimo il Ministero della Giustizia lancerà “ZAC” (Zentrale Anlaufstelle Cybercrime) una task force contro la maxi rete di pedofili: come spiega la Dpa, l’inchiesta si fonda sulle prima indagini del 2019 a Bergish Gladbach fino alla ricostruzione dell’intera “ombra” sul web che avrebbe legami fino alla Svizzera e all’Austria. Come nota il Corriere della Sera, sono 70 le persone identificate fino ad oggi dallo scorso maggio, uno di loro è stato condannato a 10 anni di prigione: per il momento non ci sono nomi ma una quantità di materiale abnorme che rischia di rendere l’indagine ancora molto lenta. Per questo la task force proverà a smaltire senza perdere in efficacia il grande lavoro iniziato qualche mese fa nel “dark web” dell’Europa Centrale.

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