PENSIONI/ Anzianità, vecchiaia, invalidità: la distribuzione geografica degli assegni

- Giuliano Cazzola

I dati elaborati da Itinerari Previdenziali mostrano la distribuzione geografica delle varie tipologie di pensione Ivs

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La sede dell'Inps (LaPresse)

Si deve a Itinerari Previdenziali l’elaborazione ricorrente di un monitoraggio della distribuzione geografica delle varie tipologie di pensione Ivs (anzianità, vecchiaia, invalidità e superstiti), a livello regionale (i dati sono tratti dagli archivi Inps al 31 dicembre 2017). Dopo questa prima fase, il Centro studi presieduto e animato da Alberto Brambilla intende impostare la cosiddetta regionalizzazione della previdenza, molto importante perché spesso una buona parte degli squilibri pensionistici deriva proprio dai disavanzi regionali tra contributi e prestazioni e tra pensioni contributive e quelle assistenziali. Per ogni categoria di prestazione e per ogni singola regione viene calcolata la distribuzione percentuale sul totale della categoria nonché la percentuale per ogni provincia.

Pensione anticipata/di anzianità

È il trattamento predisposto per i lavoratori della società industriale (oltreché per i dipendenti pubblici) che avevano accesso al mercato del lavoro in giovane età e in modo stabile e continuativo. Il requisito più importante è l’anzianità contributiva, normalmente a prescindere dall’età anagrafica (anche in taluni periodi e particolari tipologie è stato disposto anche un requisito anagrafico): un’anzianità assai elevata, in genere superiore a 40 anni di versamenti. La pensione di anzianità, pertanto, è largamente condizionata dal livello di sviluppo e di quantità e qualità dell’occupazione in un determinato territorio. Per come sono composti il mercato del lavoro e la struttura produttiva del Paese, questa tipologia è stata utilizzata storicamente dai lavoratori maschi e impiegati nelle regioni settentrionali.

Nelle regioni del Nord, infatti, risiede il 58,4% dei titolari di pensioni di anzianità. La percentuale più alta spetta alla Lombardia (20,3%), seguita dal Piemonte (10,0%), Emilia-Romagna (10,0%) e Veneto (9,9%), che occupano nell’ordine i primi posti della classifica. Agli ultimi posti invece stanno le regioni del Centro (Umbria all’1,6%) e del Sud: Calabria (1,8%), Basilicata (0,6%) e Molise (0,5%) e quelle a Statuto speciale: Sardegna (2,2%), Trentino-Alto Adige (2,1%) e Valle d’Aosta (0,3%), a eccezione della Sicilia (4,6%) che si trova a metà classifica. All’estero risiede l’1,2% del totale delle pensioni appartenenti a questa tipologia.

Pensioni di vecchiaia

Dovrebbe essere la pensione normale, conseguibile al raggiungimento dell’età pensionabile stabilita per legge (in modo fisso, differente a seconda del genere, flessibile). A fianco di questo requisito prevalente il pensionato deve aver maturato una soglia minima di contributi pari ad almeno 20 anni. Per le pensioni di vecchiaia più o meno valgono le stesse considerazioni. Sono le regioni del Centro-Nord nelle quali risiede il maggior numero di titolari di pensioni di vecchiaia (68,7%), rispetto al totale delle pensioni di tale categoria, come la Lombardia (17,3%), il Lazio (8,4%), l’Emilia-Romagna (8,2%), il Piemonte (8,1%), il Veneto (7,7%), la Toscana (7,1%), mentre nel Sud primeggia la Campania (7,0%). Le pensioni di vecchiaia erogate in tutta Italia sono il 96,7% e all’estero il 3,3%.

Pensioni di invalidità

Nelle regioni del Sud, invece, risiede il più alto numero di titolari di pensioni di invalidità previdenziale (45,6%), rispetto al totale della categoria. Nel Sud occupano i primi posti della classifica la Campania (10,8%), la Puglia (9,4%) e la Sicilia (9,2%). Nel Centro prevale il Lazio (9,6%). Nel Nord, in Lombardia risiede l’8,9% dei titolari di pensioni di invalidità previdenziale, seguita dall’Emilia-Romagna (6,9%).

Pensione ai superstiti

Guardando al numero di pensioni ai superstiti, quelli più elevati si osservano tra Nord e Centro Italia. La Lombardia (15,9%), il Lazio (8,4%) e il Piemonte (8,1%) hanno il più alto numero di residenti titolari di pensioni ai superstiti.

La graduatoria delle province

Itinerari previdenziali riporta a livello provinciale la graduatoria in ordine decrescente delle quattro categorie delle pensioni Ivs, classificate in base al rapporto tra numero pensioni e popolazione residente. Per l’intero territorio nazionale il tasso medio totale di pensionamento Ivs è del 27,3%, di cui anzianità il 9,8%, vecchiaia l’8,6%, invalidità previdenziale l’1,9% e superstiti il 7,0% .Considerando il dettaglio provinciale del tasso totale “pensioni Ivs” su “popolazione”, si rileva che le prime 10 province, quelle con più pensioni rispetto alla popolazione, sono tutte del Nord: Biella (40,0%), Ferrara (38,5%), Vercelli (37,7%), Alessandria (36,2%), Trieste (35,8%), Savona (35,6%), Rovigo e Ravenna (35,4%), Asti (34,9%), Genova (34,6%); per queste province analizzando poi le singole categorie si nota che i tassi di anzianità in prevalenza, di vecchiaia e superstiti sono elevati, mentre i tassi di invalidità previdenziale sono bassi e variano dall’1,3% di Savona e Asti al 2,3% di Ravenna.

I tassi Ivs totali più bassi sono al Sud e le ultime 10 province sono: Napoli (16,4%), Catania (17,9%), Barletta-Andria-Trani (18,4%), Palermo (18,8%), Caserta (19,1%), Caltanissetta e Crotone (20,1%), Siracusa (20,7%), Ragusa (20,8%), Bari (21,9%). Nella composizione per categoria dei tassi, queste province hanno una distribuzione abbastanza uniforme delle pensioni rispetto alla popolazione nelle tre categorie anzianità, vecchiaia e superstiti; risultano più bassi i tassi di invalidità sulla popolazione che variano dall’1,2% di Catania al 2,7% di Crotone. I tassi più elevati per la categoria pensioni di invalidità rispetto alla popolazione residente si trovano al Sud: Lecce (5,2%), Potenza (4,7%), Benevento e Reggio Calabria (4,3%), L’Aquila e Catanzaro (4,0%), Sassari (3,8%), Messina (3,7%) e in quattro province del Centro: Nuoro (4,5%), Oristano (4,3%), Pesaro-Urbino e Terni (3,9%), Sassari (3,8%). Le tre province con meno pensioni di invalidità rispetto alla popolazione residente sono Milano (0,8%), Lodi e Treviso (0,9%).

Vengono poi messe in evidenza sia la distribuzione nelle province italiane delle quattro categorie di pensioni previdenziali (Ivs), sia la loro distribuzione percentuale all’interno di ciascuna categoria, ordinate secondo la graduatoria del totale delle categorie. Le prime 10 province nella graduatoria per numero di pensioni Ivs sono nell’ordine: Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, Brescia, Firenze,Bergamo, Genova e Varese, in considerazione anche della popolazione numerosa. Le 10 province col minor numero di pensioni previdenziali sono in ordine via via decrescente: Verbano-Cusio-Ossola, Matera, Gorizia, Rieti, Oristano, Vibo Valentia, Aosta, Enna, Crotone e Isernia.

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