Cosa propone la Lega sulla riforma pensioni e perché resta complesso il quadro in Manovra: aumento età, Quota 103 e Opzione Donna, ecco gli scenari
IL FORCING DELLA LEGA SULLA RIFORMA PENSIONI: GLI EMENDAMENTI IN CAMPO
Dei seimila emendamenti messi in campo dai partiti in vista dell’esame in Commissione Bilancio della Manovra 2026 diversi sono quelli voluti dalla Lega di Matteo Salvini, specie sui temi cardine come pensioni, rottamazione e banche. Giovedì è in programma un vertice di Governo tra tutti i leader del Centrodestra per provare a capire con il Ministro dell’Economia Giorgetti quali siano i confini esplorabili per ammettere nuove modifiche alla Finanziaria.
Il concetto permane lo stesso: se entra una nuova spesa in Manovra occorre una solida copertura, oppure uno “scambio” tra misure (del tipo entra una ed esce un’altra): per questo il dialogo tra Meloni, Salvini, Tajani e Lupi sarà fitto nei prossimi giorni per provare a non spaccare la maggioranza in Parlamento sul quadro delicato della Manovra, quella infatti che dovrebbe ottenere nel 2026 l’uscita definitiva dalla procedura d’infrazione per deficit di cui soffre ancora l’Italia (come auspicato anche oggi dalle stime della Commissione UE sul Pil italiano, qui tutte le novità).

Punto difficile all’ordine del giorno rimangono le misure sulla riforma pensioni, con la Lega che presenta un emendamento per bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita: nel 2027 dovrebbe infatti crescere di ulteriori tre mesi l’età per entrare in pensione, come del resto definito dalla Legge Fornero a suo tempo. Il Carroccio con il board Lavoro all’opera (tramite il sottosegretario Claudio Durigon) punta a bloccare nel biennio 2027-28 tale adeguamento, bypassando la soluzione del MEF che puntava ad un aumento graduale di un mese nel 2027 e due mesi l’anno successivo.
OPZIONE DONNA E QUOTA 103 VERRANNO PROROGATE? LA “SPINTA” BIPARTISAN VERSO LA MANOVRA
Come finanziare però tale “blocco” sull’aumento delle pensioni? Per la Lega la strada è l’aumento dell’Irap su assicurazioni e banche, di 4 punti e non più di 2 come invece ottenuto (faticosamente) in Manovra con l’accordo nel Centrodestra. È inevitabile che il tentativo leghista sul fronte pensioni arriva contemporaneamente a quello su altri temi, con in più le istanze di FdI e Forza Italia che giustamente avanzano parallelamente: il punto è trovare la quadra nel vertice di maggioranza, in modo che ognuno possa ottenere qualcosa nel quadro finanziario, lasciando invece qualcos’altro.
In materia di previdenza quello che però dovrebbe venir confermato nel complesso quadro della Manovra 2026 è un’ulteriore proroga oltre l’Ape Sociale già garantito da Giorgetti e Calderone: è allo studio in modo bipartisan l’ulteriore proroga di Opzione Donna e Quota 103. Per la prima misura – che prevede la messa in pensione delle donne lavoratrici con 35 anni di contributi e almeno 61 anni d’età – si coinvolge nel Centrodestra Lega e Forza Italia, mentre a sinistra spingono Pd, IV, AVS e autonomisti.

Sulla riforma di Quota 103 invece (uscita anticipata con 41 anni di contributi e 62 d’età) il cordone è più ristretto e vede interessate il Carroccio, gli azzurri di Tajani e (forse) i centristi di Calenda e Renzi. Il tema resta sempre il medesimo, ovvero la copertura finanziaria e l’accordo all’interno del Governo, con Palazzo Chigi che condivide col MEF la volontà di non creare troppi “punti nodosi” nel testo così da non rimanere “impantanati” nella discussione parlamentare da qui a fine anno.
