SCI, “RIBELLI” A PIANA DI VIGEZZO E LIVIGNO/ Impianti aperti e divieti aggirati

- Davide Giancristofaro Alberti

Protesta a Piana di Vigezzo, in Piemonte: impianti sci aperti nonostante il blocco di ieri del ministro Speranza. A Livigno i “ribelli” salgono in vetta con mezzi propri o taxi

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(Foto: Pixabay)

Da Piana di Vigezzo, in Piemonte, a Livigno, in Lombardia: gli impianti sciistici sono chiusi, ma le persone non rinunciano allo sci. Nonostante il divieto imposto dall’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, gli sciatori di Livigno (Sondrio) hanno raggiunto le piste con mezzi alternativi. Non potendo usare le seggiovie e gli impianti di risalita per raggiungere le vette, hanno optato per i taxi. «Ci costa 4 euro a corsa. In una giornata saliamo in media 10 volte, quindi spenderemo 40 euro, in pratica quanto uno ski pass», ha dichiarato uno degli sportivi presenti ai microfoni di Mi-Tomorrow. C’è però il timore che si possano creare assembramenti per prendere questi mezzi.

E infatti qualcuno lo fa notare: «È stato un provvedimento assurdo. La situazione non è più pericolosa così con le persone che si accalcano per prendere un taxi e che poi riempiranno i ristoranti della zona all’ora di pranzo?». C’è chi usa auto e pullman. Del resto, le norme non vietano lo sci, ma solo l’uso degli impianti. Anche per questo monta la rabbia dei gestori. (agg. di Silvana Palazzo)

SCI, A PIANA DI VIGEZZO IMPIANTI APERTI

Nonostante la decisione dell’ultima ora del ministro della salute Speranza, di bloccare la riapertura degli impianti sciistici, c’è chi ha deciso di trasgredire. E’ il caso della Piana di Vigezzo, comune di Craveggia (provincia di Verbao, Cusio, Ossola, in Piemonte), che ha appunto deciso di aprire: “Ancora venerdì la Regione ci aveva assicurato l’apertura – ha spiegato all’agenzia Ansa, Luca Mantovani, uno dei titolari della società che gestisce gli impianti nella valle piemontese, non lontano dal confine con la Svizzera – e noi abbiamo predisposto tutto, in sicurezza, per riaprire. E così lo abbiamo fatto”.

Una presa di posizione dura alla luce dello scarso preavviso del governo, visto che la decisione di bloccare la riapertura degli impianti è arrivata solamente ieri, quando ormai era tutto già pronto per far ripartire lo sport sulla neve. “Fuori dai palazzi romani c’è un mondo reale – ha invece commentato Alberto Cirio, presidente della regione Piemonte, parlando con SkyTg24 – fatto di persone reali che hanno assunto dipendenti, hanno fatto contratti, venduto skypass. Ci sono famiglie che, viste le vacanze, hanno preso ferie per portare i figli in montagna. Persone di cui il ministro Speranza ha dimostrato di non avere consapevolezza e rispetto”.

CIRIO: “NESSUNA INTERLOCUZIONE COL GOVERNO”

“Non ci sono state – ha proseguito Cirio, lamentandosi – interlocuzioni formali, se non scambi di messaggi, ma non è stata convocata, come di solito accadeva, una Conferenza Stato-Regioni, un incontro quantomeno con le regioni del nord che hanno il sistema sciistico nei loro territori. Siamo stati bersagliati da comunicati stampa di tecnici, Cts, consulenti che annunciavano chiusure creando un panico culminato in questa ordinanza surreale. Surreale perché il mondo della neve ha ricevuto dallo stesso Cts il 4 febbraio, dieci giorni fa, il via libera ad aprire il 15”. Cirio parla di danno enorme, visto che le stazioni sciistiche, già chiuse da un anno, “se avevano altri quattro soldi li hanno spesi per prepararsi all’apertura di oggi, nel rispetto delle regole che Roma aveva dato. Siamo allibiti”.

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