Piano pandemico, Speranza sentito da pm Bergamo/ Poi anche Brusaferro, Rezza e Miozzo

- Silvana Palazzo

Piano pandemico, il ministro della Salute Roberto Speranza sentito dai pm di Bergamo. In programma anche le audizioni di Silvio Brusaferro, Gianni Rezza e Agostino Miozzo

Ministero della Salute
Ministero della Salute: Roberto Speranza, Silvio Brusaferro e Sandra Zampa (LaPresse, 2020)

I pm di Bergamo stanno sentendo a Roma il ministro della Salute Roberto Speranza in merito all’inchiesta aperta sulla gestione della pandemia nella provincia orobica. In particolare, Speranza è sentito come persona informata sui fatti, riguardo gli aspetti relativi al piano pandemico. Ma non è l’unica audizione in programma. Durante la giornata sono previste da parte dei magistrati e degli uomini della Guardia di Finanza quelle di Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), di Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts), di Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del Ministero della Salute, di Giuseppe Ippolito, direttore dell’ospedale Spallanzani e di Donato Greco, ex direttore della Prevenzione che ha scritto il piano pandemico del 2006 tuttora in vigore e che, secondo quanto emerso finora dalle indagini, non sarebbe mai stato aggiornato.

Stando a quanto riportato da Il Giorno, i pm intendono condurre una serie di approfondimenti investigativi al fine di verificare se i protocolli antinfluenzali e antivirali previsti dal piano pandemico del 2006 siano stati applicati correttamente dopo l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla pandemia il 5 gennaio 2020.

PIANO PANDEMICO, LE RIVELAZIONI DI D’AMARIO

Ha un ruolo in questa vicenda anche Claudio D’Amario, che ora è direttore del dipartimento Salute della Regione Abruzzo, ma da febbraio 2018 a gennaio 2020 è stato direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute. «Il piano pandemico non è scattato dopo le prime avvisaglie dell’epidemia, ma a farlo dovevano essere i vertici del ministero della Salute, ci vuole la condivisione della politica. Noi facciamo proposte, non è che siamo decisori», ha dichiarato a Report, spiegando che già dal 2018 aveva sollecitato la necessità di aggiornare il piano pandemico. Il fatto che non ci sia stato un aggiornamento confermerebbe, secondo D’Amario, che «non era una priorità da parte dei ministeri». Lui è stato interrogato la settimana scorsa dalla procura di Bergamo come persona informata sui fatti. C’è infatti una lettera in cui D’Amario aveva evidenziato all’allora ministro della Salute Giulia Grillo la necessità di aggiornare il piano pandemico. Ma ci sono voluti cinque mesi per la convocazione della prima riunione, avvenuta ad aprile 2019. Come emerso da Fuori dal Coro, fu elaborata così una bozza del nuovo piano pandemico dal Comitato scientifico del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), che però rimase tale, sulla carta.

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