PIANO SUD/ Centemero (Lega): sì allo sviluppo vero ma con privati e mercati esteri

- int. Giulio Centemero

Il Piano per il Sud del governo è troppo ideologico, serve più meritocrazia. La Lega crede nel Mezzogiorno e ha le carte per rilanciarlo. Parla Giulio Centemero (Lega)

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LaPresse

“L’assistenzialismo ha sempre desertificato invece che creare valore” e “i vincoli a tavolino non mi piacciono”: per rilanciare davvero il Sud “serve meritocrazia”, perché il Sud ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo centrale, anche nel Mediterraneo”. Così Giulio Centemero, tesoriere della Lega e capogruppo del Carroccio in commissione Finanze della Camera, giudica – “visto dal Nord” – il Piano per il Sud che è stato recentemente presentato a Gioia Tauro dal premier Conte e dal ministro Provenzano. E aggiunge: “Noi nel Sud ci crediamo davvero”, per questo “gli interventi devono essere prevalentemente su infrastrutture, servizi pubblici locali e anche misure di stimolo all’imprenditorialità e che favoriscano la capitalizzazione delle imprese già esistenti”.

Il ministro Provenzano ha presentato nei giorni scorsi il nuovo Piano per il Sud. Tutto ruota attorno a un numero: 34%, la percentuale di investimenti che devono essere destinati al Mezzogiorno, cioè ogni 100 euro 34 devono obbligatoriamente essere indirizzati al Sud, per impedire che la forbice con il Nord si allarghi ulteriormente. Che cosa ne pensa?

Dico che la forbice non è solo tra Nord e Sud, ma piuttosto tra centro e periferia. I territori di alta collina e montagna da Nord a Sud si stanno spopolando e questo governo sembra non accorgersene. Inoltre i vincoli a tavolino non mi piacciono, finisce che poi si investe “tanto per”. Gli investimenti, soprattutto infrastrutturali, vanno assolutamente effettuati al Sud, dove altrimenti l’industria del turismo non può decollare. Mi piacerebbe sapere quali investimenti infrastrutturali abbia previsto una maggioranza che include il partito di Emiliano, che è tardivamente intervenuto in merito alla Xylella, e al contempo quello di Ciampolillo, che si legava agli ulivi affetti da Xylella perché non venissero rimossi.

Più soldi, e molti, al Sud, che nelle intenzioni del ministro devono servire a fare tutto quello che serve per rilanciare il Mezzogiorno. Non c’è il rischio di riproporre interventi a pioggia, visto che si avranno a disposizione più fondi?

L’atteggiamento ideologico del ministro, che ritiene il Sud penalizzato per colpa del Nord, non può che prevedere interventi a pioggia. Ricordiamoci le parole pronunciate dallo stesso Provenzano su Milano. Una vergogna nei confronti di una città che da sempre accoglie e premia talenti provenienti da ogni regione d’Italia e dal mondo.

Secondo la Lega quali sono le priorità?

Gli interventi devono essere prevalentemente su infrastrutture, servizi pubblici locali e anche misure di stimolo all’imprenditorialità e che favoriscano la capitalizzazione delle imprese già esistenti. Penso a un potenziamento di bandi come lo “Smart & Start” di Invitalia per le prime, la norma sulle DTA, che avevamo approvato nel decreto Crescita o degli incentivi a quotarsi per le seconde.

Il Sud non riesce a spendere i fondi Ue, che sono soldi veri. Per ovviare a questa debolezza il ministro parla di “nuovo metodo”: ricostruire la Pubblica amministrazione assumendo migliaia di giovani con competenze nuove. È la strada giusta?

Sono liberale e liberista. Meno Stato è un miglior Stato. Non serve ampliare a dismisura le assunzioni a tempo indeterminato nella Pubblica amministrazione, ma poter dare le leve a quest’ultima per selezionare i migliori professionisti nell’europrogettazione, poter premiare le risorse valide e consentire loro di migliorarsi durante tutto il corso della vita lavorativa. Serve meritocrazia.

Il piano del ministro punta con forza sul ruolo del pubblico, meno sui privati e sui partenariati, e ancor meno si parla di come attirare i capitali esteri. Non sono lacune gravi?

Sono lacune che preludono a un fallimento certo del piano. Senza privati e senza mercati esteri non si va da nessuna parte. Proprio la partecipazione del privato alla vita pubblica e la creazione di PPP ha reso la Lombardia un fiore all’occhiello in diversi settori. Proprio un piano serio di stimolo agli FDI (Foreign Direct Investment) può rilanciare il Sud.

Il Mezzogiorno può giocare un ruolo centrale nel Mediterraneo, anche a favore del Nord? In che modo?

Lo può giocare in molti modi. A livello diplomatico, ad esempio: pochi lo sanno, ma l’ufficio d’area dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo, di cui faccio parte, si trova a Napoli da qualche mese. Napoli sta avendo un po’ il ruolo di centro diplomatico dove discretamente si organizzano incontri tra parlamentari di diversi Stati del Mediterraneo, spesso in conflitto tra loro, dove si organizzano progetti di cooperazione o di know how transfer. Questo non sarebbe possibile in piazze più in vista come Roma o Milano. Il Mezzogiorno ha tutte le carte in regola, e Apple lo ha dimostrato piazzando la Apple Academy sempre a Napoli, per essere un centro R&D per tutto il Mediterraneo. Di esempi ne posso portare molti altri, ma è evidente che la posizione geografica, oltre al fatto che a differenza di altri partner europei non abbiamo strali derivanti dalle epoche coloniali, rendono il Sud il naturale punto d’approdo di tutti i Paesi dell’area mediterranea e oltre.

Il Sud si rilancia non “contro” il Nord ma “con” il Nord. Condivide questa posizione? Come tradurla in pratica?

La condivido. Per questo mi preoccupano le azioni del ministro che invece parte da una contrapposizione ideologica tra Nord e Sud. Nel decreto Crescita, oltre alla citata norma sulle DTA, avevamo ampliato il regime dei cosiddetti impatriati, rendendolo molto vantaggioso per chi, italiano e non, decide di trasferirsi nel Mezzogiorno.  Insomma, servono norme per attrarre talenti, professionisti che abbiano possibilmente una visione internazionale e che portino con sé dei modelli applicabili nel Mezzogiorno. L’assistenzialismo invece ha sempre desertificato invece che creare valore.

Con il Piano per il Sud il governo vuole rilanciare la questione meridionale. Ma in Italia c’è anche la questione dell’autonomia differenziata. Come vanno gestiti i due dossier?

Autonomia significa spostare le responsabilità sui centri decisionali più vicini al cittadino e da questo controllabili.  Del resto, l’autonomia parte proprio dal principio di sussidiarietà che questa testata ben conosce. Autonomia significa trattare le “questioni territoriali”, tra cui quella meridionale, che non va risolta da Roma e in maniera assistenziale dando per certo che al Sud “non sono in grado di gestirsi”. Questo atteggiamento è un insulto al Sud che è ricco di talenti e di persone che si vogliono dare da fare. La settimana scorsa Salvini a Napoli ha incontrato Maurizio Marinella e una cinquantina di imprenditori d’eccellenza, la Lega in Campania può contare sull’ex rettore dell’Università di Salerno come coordinatore per la redazione del programma per le regionali, per non parlare della bella società civile che stiamo coinvolgendo in Puglia sempre in vista delle regionali. Noi nel Sud ci crediamo per davvero e siamo sicuri che un’Italia federale sia l’optimum tanto per il Nord quanto per il Sud. Non si è mai visto uno Stato federale che funzioni peggio di uno accentratore.

Puglia e Campania sono due regioni chiave del voto regionale prossimo. Che cosa ha in mente la Lega di specifico? Vuole anticiparci qualcosa?

Coinvolgere tanta gente onesta e in gamba che possa dare valore aggiunto alla Puglia, alla Campania e all’Italia.

(Marco Tedesco)

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