Pier Luigi Bersani/ “Sì al nuovo Ulivo con Conte. Draghi? Carrozza tira a Destra”

- Carmine Massimo Balsamo

Pier Luigi Bersani a Il Foglio: “Il consenso di cui gode Giuseppe Conte e di cui godeva il suo governo è forte ed è reale”

Pier luigi Bersani
Pier Luigi Bersani (LaPresse, 2019)

Pier Luigi Bersani a tutto tondo ai microfoni de Il Foglio. Il leader di Articolo 1 – MDP ha parlato dei consulenti del premier Mario Draghi, da Giavazzi a Leonardi, non trovandosi esattamente d’accordo con la definizione di “liberali”. A tal punto da lanciare una sfida, ovvero proposte su tre temi particolarmente spinosi: Rai, Cdp e sindacati.

Pier Luigi Bersani non ha accolto di buon grado il mancato coinvolgimento del Parlamento per i cambi dei vertici delle grandi partecipate. Su Cdp, l’ex ministro ha sottolineato di non avere nulla contro Dario Scannapieco, ma si è posto un quesito: «Cdp che mestiere deve fare? Diventare un mero strumento finanziario? Io credo che un intervento pubblico per riequilibrare certe storture di mercato possa essere utile». Una riflessione anche sulla tv di Stato: «Che cosa vuol dire, oggi, servizio pubblico? Io credo serve una struttura più snella, ma che garantisca la promozione della libertà e della creatività italiana».

PIER LUIGI BERSANI: “SI’ AL NUOVO ULIVO DI LETTA”

Pier Luigi Bersani ha poi messo in risalto che la carrozza di Draghi tira a Destra, anche a causa dei problemi all’interno del Centrosinistra. Il volto di MDP ha evidenziato che manca la generosità del Pd nel fare una chiamata per un progetto nuovo e non con inviti uti singuli: «A me l’idea del nuovo Ulivo di Letta piace, mi piacciono le Agorà, ma dobbiamo intenderci: è il centrosinistra di Bologna, quello che vogliamo, o quello di Torino?». L’obiettivo di Pier Luigi Bersani è quello di Bologna, ovviamente, e non può non essere coinvolto il Movimento 5 Stelle: «Io credo che sia impensabile ricostruire un campo largo del progressismo escludendo il M5s. Che sta attraversando una fase difficile proprio perché deve risolversi a scegliere tra una forma movimentista e una forma di partito. E’ in questo che sta la fatica di Giuseppe Conte. Non certo nella sua leadership: perché il consenso di cui gode lui e di cui godeva il suo governo è forte ed è reale».



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