Pier Paolo Minguzzi, rapito e ucciso: tre indagati/ La svolta 32 anni dopo l’omicidio

- Silvana Palazzo

Pier Paolo Minguzzi, rapito e ucciso: tre indagati, due ex carabinieri e un idraulico. La svolta 32 anni dopo l’omicidio del militare di leva 21enne

pier paolo minguzzi
Pier Paolo Minguzzi

Il cold case di Alfonsine è ad una clamorosa svolta. A 31 anni dall’uccisione di Pier Paolo Minguzzi, militare di leva 21enne, tre persone risultano indagate per sequestro di persona e omicidio. Sequestrato il 21 aprile 1987, fu trovato morto a Volano il primo maggio dello stesso anno, legato ad un’inferriata. La Procura di Ravenna ha notificato tre avvisi di fine indagine a tre soggetti, atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Come riportato dal Corriere della Sera, si tratta di Angelo Del Dotto, Orazio Tasca e Alfredo Tarroni. I primi due sono ex carabinieri, il terzo idraulico. Invece sarebbe stata stralciata la posizione di un quarto soggetto, pure lui ex carabinieri. I tre furono già condannati per l’estorsione a un imprenditore, Roberto Contarini, e hanno espiato la pena. Quando si presentarono nel luogo concordato per intascare la somma trovarono una pattuglia dei carabinieri: ci fu una sparatoria che fece una vittima, il 23enne carabiniere Sebastiano Vetrano. La “banda” fu quindi condannata a pene comprese tra i 22 anni e mezzo e i 25. Ora si sospetta che tre mesi prima abbiano rapito e ucciso Pier Paolo Minguzzi.

PIER PAOLO MINGUZZI, RAPITO E UCCISO: TRE INDAGATI

Il cold case è stato riaperto anche su richiesta della famiglia, ha precisato il procuratore capo Alessandro Mancini. Le indagini hanno portato a «nuovi elementi probatori e indiziari», oltre a «valorizzare quelli già in possesso». Si parla anche della risultanza di una prova del Dna effettuata sui reperti trovati nelle unghie di Minguzzi. Inoltre, nell’armadietto di uno dei due militari indagati fu trovato un libro di tecniche bondage con un’orecchietta su una pagina relativa alla tecnica dell’incaprettamento. Pier Paolo Minguzzi fu incappottato a una grata sradicata da un casolare abbandonato di Vaccolino (Ferrara) prima di essere gettato nel Po di Volano, dove fu recuperato una decina di giorni dopo. Dopo 31 anni il quadro indiziario risulta solido e si pensa ad «un progetto sequenziale di estorsioni». C’è massimo riserbo comunque sui nuovi elementi emersi, ma i tre «in maniera lampante si frequentavano assiduamente prima, durante e dopo i fatti». E ci sono testimoni che hanno confermato «alcuni aspetti».



© RIPRODUZIONE RISERVATA