Pietro Genovese, musica alta ai domiciliari/ Carabinieri lo segnalano al gip ma…

- Silvana Palazzo

Pietro Genovese, musica alta e schiamazzi ai domiciliari: a casa arrivano i carabinieri che lo segnalano al gip, ma non viene preso nessun ulteriore provvedimento

Pietro Genovese
Pietro Genovese, foto Facebook

Nuovi problemi per Pietro Genovese, il figlio del regista Paolo a processo per omicidio stradale. Il 21enne, agli arresti domiciliari dal 26 dicembre scorso per aver investito e ucciso le sedicenni Gaia e Camilla quattro giorni prima in corso Francia, è stato segnalato dai carabinieri al gip Bernadette Nicotera. C’è stato infatti un loro intervento a casa del giovane per «schiamazzi e la musica tenuta a tutto volume». L’episodio risale al pomeriggio del 22 maggio scorso ed è stato riportato dal Corriere della Sera. Premesso che Pietro Genovese può ricevere persone a casa dal 17 gennaio scorso, in base a quanto disposto dal giudice, quel giorno era in compagnia di amici. Alle 18.30 i militari della caserma Salaria hanno ricevuto una telefonata dal condominio dove vive il giovane. I vicini erano infastiditi da quella che descrivono come una festa in pieno svolgimento. Arrivati sul posto, a piazza Mincio, i carabinieri si rendono conto che la segnalazione è fondata, in quanto la musica era effettivamente ad alto volume, tanto che si riusciva a sentirla dalla strada.

PIETRO GENOVESE, FESTA A CASA: NESSUN PROVVEDIMENTO DEL GIP

Dopo aver citofonato a Pietro Genovese, i carabinieri sono saliti nell’appartamento dove dai controlli è emerso che era in compagnia di due amici. Uno è Davide Acampora, quello seduto accanto a lui la notte dell’incidente mortale. I suoi genitori non sono a casa. Per dimostrare di non aver violato le prescrizioni previste da gip, il 21enne ha mostrato ai militari l’ordinanza che lo autorizza a ricevere persona a casa. Ma i carabinieri lo riprendono comunque invitandolo ad abbassare il volume della musica e a evitare condotte che possano disturbare i vicini. Il controllo, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, è durato un’ora. Rientrati in caserma, i militari hanno scritto la relazione di servizio e l’hanno inviata al gip, che non ha disposto ulteriori restrizioni. Il figlio di Paolo Genovese comunque dal 13 gennaio può anche uscire per andare all’Istituto europeo di design dove studia comunicazione. Assente invece nell’aula del tribunale dove si tiene il processo. Lo hanno fatto notare anche i genitori delle vittime, i quali lamentano anche la lontananza della sua famiglia.

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