Pillola anti-Covid è “arma in più”/ “Va gestita da esperti e distribuita velocemente”

- Chiara Ferrara

La pillola anti-Covid prodotta da Pfizer, che verrà distribuita anche in Italia, è una “arma in più”, ma va gestita attentamente: il parere degli esperti

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Paxlovid, farmaco anti Covid di Pfizer

La pillola anti-Covid prodotta da Pfizer (Paxlovid) è stata autorizzata dall’Agenzia europea del farmaco (Ema), per cui a breve verrà distribuita anche in Italia: Adnkronos ha intervistato gli esperti, i quali sono concordi nel dire che si tratta di una “arma in più” nella lotta contro il virus. Qualcuno, tuttavia, ha dei dubbi in merito a come la terapia verrà gestita ed è per questo che i diretti interessati hanno voluto fornire alcune linee guida.

Fabrizio Pregliasco, da parte sua, ha voluto evidenziare il ruolo che l’antivirale avrà nell’alleggerire la pressione sulle strutture sanitarie. “Questo ci apre una nuova prospettiva rispetto alla pesantezza della gravità della malattia in termini di sanità pubblica”, ha detto. Ma affinché ciò avvenga “sarà fondamentale un’organizzazione che permetta una veloce distribuzione del farmaco che dovrà essere mandato a casa e deve essere gestito, in questa fase in cui non ne avremo una quantità enorme, con un meccanismo di distribuzione ospedaliera, ma di passaggio diretto al medico di famiglia”. Il compito di individuare una tempistica e un metodo di somministrazione, dunque, dovrebbe spettare a quest’ultimo.

Pillola anti-Covid è “arma in più”, ma non è fai da te

Matteo Bassetti, invece, oltre a sottolineare che la pillola anti-Covid prodotta da Pfizer è un’arma in più nella lotta alla pandemia, ha voluto ribadire che non si tratta di un farmaco fai da te. “Paxlovid è un farmaco che va gestito da mani esperte perché all’interno c’è anche una altro farmaco, il Ritonavir, che abbiamo usato moltissimo già nella terapia contro Hiv-Aids. Quindi è una terapia domiciliare delicata, va fatta attenzione all’interazione con altri farmaci, e secondo me andrà gestita dagli ospedali in collaborazione con il territorio”. L’infettivologo, come Fabrizio Pregliasco, ritiene che sarà centrale il ruolo dei medici di famiglia. “Temo che se non si creerà un rapporto tra medici ospedalieri e medici di medicina generale, c’è il rischio che l’antivirale si userà poco a casa”.

A fare eco ai due colleghi è stato infine Giuseppe Remuzzi, il quale ha ribadito la presenza di ostacoli nel meccanismo di distribuzione dell’antivirale. “C’è un problema burocratico-organizzativo, che vale anche per i monoclonali: accedere al farmaco non è così facile. Ci vuole un’organizzazione molto forte ospedale-territorio, e invece in tante parti del nostro Paese questo raccordo è debole”, ha concluso.





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