Pina Auriemma “Dovevo denunciare Patrizia Reggiani”/ “Maurizio Gucci? Ogni giorno…”

- Silvana Palazzo

Pina Auriemma torna a parlare dell’omicidio di Maurizio Gucci: “Ci penso ogni giorno. Dovevo denunciare Patrizia Reggiani, la sua freddezza è la cosa che mi ha fatto più impressione”

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Pina Auriemma

«Voglio essere dimenticata», ma è impossibile farlo. Soprattutto se sei coinvolta in un caso di cronaca nera che non solo ha risalto nazionale, ma resta nella storia. Giuseppina Auriemma, detta Pina, è l’amica (ex) di Patrizia Reggiani ex moglie di Maurizio Gucci, entrambe condannate per il suo omicidio. Dopo aver scontato 13 anni di carcere, nel 2010 ha riassaporato la libertà. Ora però si riparla di lei a causa di “House of Gucci”, il film di Ridley Scott con Lady Gaga, Adam Driver e Al Pacino. «Auriemma non è una maga. Scrivetelo. Non ha mai fatto le carte. Sono tutte fake news. Credo che anche in House of Gucci mi facciano passare per stregona, ma non ho ancora visto il film», dice alla giornalista del Corriere della Sera a cui concede un’intervista per segnare ancora una volta il confine tra la sua vecchia e nuova vita.

Pina Auriemma non ci sta ad essere dipinta come una che legge i tarocchi, come una maga. «Sono tutte stronzate, non ci ho mai creduto, è un insulto alla mia intelligenza continuare a identificarmi con una strega». Forse le è stato attribuito ciò per la passione di Patrizia Reggiani e Maurizio Gucci per il tema. «Gli appassionati di magia erano Patrizia e Maurizio, non muovevano un dito senza consultare i cartomanti». Nell’intervista racconta, infatti, di averli accompagnati spesso e di essersi scontrata con l’amica per questa loro abitudine, che Maurizio Gucci peraltro avrebbe avuto anche per prendere decisioni lavorative. Proprio su di lui afferma: «Un uomo bravo, gentile, forse un po’ manipolabile».

“OMICIDIO? DOVEVA ESSERE UNA TRUFFA”

Nel film “House of Gucci” a interpretare il ruolo di Pina Auriemma è Salma Hayek, una scelta che almeno la fa contenta. «È una donna bellissima. Certo, ai tempi ero anche io una bella signora, ma non così bella». Al Corriere racconta però di aver cambiato idea riguardo la visione del film: all’inizio aveva deciso di non andare al cinema. «Non voglio essere identificata con quel passato. È un peso troppo grande che porto addosso da tantissimi anni, quel dolore preferisco viverlo nel mio privato, e voglio che la gente si dimentichi di Pina Auriemma». Ma un’associazione di volontariato le ha chiesto di vederlo in una multisala fuori Milano, spiegandole che i soldi andranno in beneficenza, quindi non ha voluto tirarsi indietro. Resta però il dolore. «Che è morto un uomo, no? Era una brava persona, un padre di due bambine. Aveva solo 47 anni. Non c’è giorno che non pensi a Maurizio e a quello che gli è successo». E lei per quell’omicidio è stata condannata. «Sì, sono stata superficiale. Ora sono una persona diversa. Se ai tempi avessi avuto questa testa avrei denunciato Patrizia che chiedeva di ucciderlo». Questo perché Maurizio Gucci si era messo con un’altra donna «e Patrizia è impazzita». Quell’amore che provava per il marito si trasformò in rabbia. E quella che all’inizio «doveva essere una truffa» si trasformò poi in un omicidio. Le disse che avrebbe trovato qualcuno disposto ad uccidere il marito, ma non aveva alcuna intenzione di andare fino in fondo, anzi sperava che l’amica avrebbe cambiato idea.

“PATRIZIA REGGIANI VOLEVA ESSERE LA SIGNORA GUCCI”

«Ho contattato Ivano Savioni, era il portiere di un piccolo albergo di Milano. Non era un criminale, aveva solo bisogno di qualche soldo. Ma in realtà non c’era nessun vero piano per uccidere», ribadisce Pina Auriemma al Corriere. Passò diverso tempo, nel quale pensava che l’amica Patrizia Reggiani avesse cambiato idea, invece un giorno le chiese il contatto di Ivano Savioni. «Da quel momento fece tutto lei, io sono uscita di scena. Organizzarono senza di me». Il 27 marzo 1995 apprese dalla tv che Maurizio Gucci era stato ucciso nell’androne del suo ufficio. «Mi sono sentita malissimo, ho chiamato Patrizia in panico. All’inizio lei era arrabbiata perché si pensava che il killer avesse ucciso il portiere del palazzo e non Maurizio. La sua reazione mi ha sconvolta. Stavo male, mi sentivo svenire e Patrizia mi ha mandato un medico in albergo. La sua freddezza è la cosa che mi ha fatto più impressione». L’amica non le sembrava affatto scossa, anzi dopo il funerale le avrebbe confessato di aver comprato il vestito tre mesi prima dell’omicidio. I suoi dubbi sul motivo per il quale l’amica abbia voluto uccidere il marito hanno trovato risposta nella perizia psichiatrica: «Ha stabilito che Patrizia soffre di una grave forma di narcisismo. Lei voleva il potere, che coincideva con il cognome. Voleva essere la signora Gucci». I soldi infatti, racconta l’ormai ex amica, non le mancavano. Quindi, in ballo dopo la rottura col marito c’era il suo posto in società.

“ORA SOGNO UN PO’ DI PACE. IL CARCERE…”

Pina Auriemma era diventata il punto di riferimento di Patrizia Reggiani. Quest’ultima chiamava continuamente l’amica dopo che Maurizio Gucci l’aveva lasciata. «Non era accettata tra le donne dell’alta società milanese, stava meglio con me». La raggiunse anche a New York perché stava male. Rimasero chiuse un mese nell’appartamento dell’Olympic Tower, non uscirono mai. Pina aveva paura a lasciare sola l’amica: «Si riempiva di psicofarmaci, temevo si facesse del male. Un giorno sono dovuta andare a fare la spesa e quando sono tornata, l’ascensore che portava direttamente nell’appartamento aveva le pareti di cuoio tutte graffiate e stracciate. È stato un momento difficile». Patrizia Reggiani si infuriò poi quando il marito si fidanzò con un’altra donna e vendette le sue azioni. «Voleva dire che le loro figlie non avrebbero rilevato l’azienda. Questo fatto la mandava in bestia». Ora non prova odio per l’ormai ex amica, ma indifferenza. Si dispiace invece per le figlie. Pina Auriemma al Corriere confida di essere contenta di non avere figli: «Quello che è successo li avrebbe distrutti». Infatti, per proteggere la sua famiglia di Napoli vive a Milano, in una casa popolare nella zona periferica della città, vivendo con la pensione sociale, senza sognare una vita agiata: «Sogno un po’ di pace. Il carcere mi ha cambiata». Ora fa volontariato, si occupa di minori migranti e aiuta gli anziani del suo palazzo con la tecnologia.





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