PINO SCACCIA MORTO DI COVID/ Riotta “Mai ferito dalle bombe, ucciso dal virus”

- Davide Giancristofaro Alberti

E’ morto quest’oggi Pino Scaccia, inviato Rai classe 1946: era da tempo ricoverato al San Camillo a causa di alcune complicazioni del covid, il cordoglio dei colleghi

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Pino Scaccia (Youtube)

Sono molteplici i giornalisti colleghi di Pino Scaccia che oggi hanno pianto la sua scomparsa, morto a 74 anni a causa del Covid. Tra i tanti che hanno voluto condividere un messaggio di cordoglio su Twitter, anche Andrea Vianello che ha cinguettato: “Pino Scaccia, un vero inviato. Ne ha viste tante, tante ne ha raccontate, tranne ‘sto maledetto virus che lo ha ucciso. Tutta RaiNewn lo piange”. A fargli eco anche David Sassoli che ha aggiunto: “Un cronista nato. Un amico. Ricordo Pino Scaccia con affetto e gratitudine. Che la terra gli sia lieve”. Gianni Riotta ha aggiunto: “Pino Scaccia, inviato di guerra dal cuor di leone, uomo buono e gentile, mio fraterno amico e collega fidato, bombe e attacchi personali non ti hanno mai ferito, il #COVID19 ti ha preso. Hai raccontato la malattia con le foto dall’ospedale FB, cronista di passione”. Sono moltissimi i colleghi che hanno voluto ribadire la grande forza del collega, sconfitto da un virus al quale non vi è ancora una soluzione. “Di lui ci restano il coraggio, la generosità, l’amore per questo mestiere e per il suo telegiornale. Per me se ne va un amico”, è stata la voce di Marco Frittella sempre via social. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

SI ERA AGGRAVATO PER LE COMPLICANZE DELL’INFEZIONE

Nuovo lutto nel mondo del giornalismo italiano che negli ultimi tempi ha dovuto dire addio ad alcune grandi firme e voci che hanno fatto la storia di tv e carta stampata: oggi ha destato infatti grande commozione non solo tra i suoi colleghi la morte di Pino Scaccia, ex caporedattore dei servizi speciali del TG1, spentosi all’età di 74 anni. Il giornalista originario di Roma si trovava oramai da qualche tempo ricoverato presso l’Ospedale San Camillo della Capitale a causa del Covid-19 e secondo quanto si apprende nelle ultime ore le sue condizioni si erano aggravate proprio a seguito delle complicanze dell’infezione che aveva contratto. Tra i vari ricordi di Scaccia, che aveva iniziato la sua carriera in quel di Ancona, tra Corriere Adriatico prima e TGR Rai Marche poi, c’è quello relativo al suo nome: infatti all’anagrafe era nato come Giuseppe Scaccianoce, anche se col nome di Pino Scaccia era divenuto noto al grande pubblico raccontando i grandi temi degli anni Settanta e Ottanta, tra stragismo e le inchieste sulla Mafia. (agg. di R. G. Flore)

L’ADDIO DI SALVO SOTTILE E DEI COLLEGHI

É grande il cordoglio per la scomparsa di Pino Scaccia, storico inviato di casa Rai, sconfitto all’età di 74 anni dal coronavirus. Tantissimi i colleghi che gli hanno reso omaggio, a partire da Salvo Sottile: «Pino non era solo un amico, un fratello ma un grande cronista Rai. Abbiamo lavorato insieme in italia e all’estero. Da lui ho imparato tanto. Grazie». Queste le parole di un altro grande inviato come Toni Capuozzo: «Addio, Pino. Adesso i ricordi più belli fanno ancora più male. Pino Scaccia, l’inviato del TG1 Rai, il collega e amico, l’uomo che aveva ancora tanti progetti e con cui era bello ritrovarsi da vecchi reduci non c’è più». Anche il mondo politico ha manifestato vicinanza alla famiglia del cronista, ecco le parole di Gennaro Migliore: «Questo maledetto virus si è portato via anche Pino Scaccia, colonna del giornalismo italiano, storico inviato del Servizio Pubblico, è stato tra i fondatori di Articolo 21. Gli sia lieve la terra». (Aggiornamento di MB)

PINO SCACCIA MORTO PER COVID A 74 ANNI

E’ morto per coronavirus Pino Scaccia, storico inviato di casa Rai. Il collega giornalista è deceduto quest’oggi, dopo le ore 13:00, e come annunciato da numerose quotidiani online, a cominciare da Il Messaggero. Il classe 1946 si trovava ricoverato da diverse settimane presso l’ospedale San Camillo di Roma, a causa di una serie di complicazioni dovute al covid, e oggi ha purtroppo esalato l’ultimo respiro. Pino Scaccia è stato uno degli inviati più noti della televisione pubblica, soprattutto all’estero, avendo seguito avvenimenti che hanno fatto la storia moderna, come ad esempio la guerra del Golfo degli anni ’90, e ancora, il conflitto in Serbia e Croazia, sempre negli anni ’90, la disgregazione dell’Unione Sovietica alla fine degli anni ’80, nonché quella dell’ex Jugoslavia, e ancora, la crisi in Afghanistan, la rivolta in Libia e l’Iraq post Saddam Hussein.

PINO SCACCIA, IL FIGLIO GABRIELE: “NON CI SONO PAROLE”

Moltissimi i reportage realizzati da Pino Scaccia nel corso della sua carriera, il primo giornalista al di là della Cortina di Ferro che è riuscito ad entrare nella centrale nucleare di Chernobyl, tristemente nota per il disastro degli anni ’80. Inoltre, ha scoperto i resti di Che Guevara in Bolivia, ed ha mostrato le immagini dell’allora segretissima Area 51 nel deserto del Nevada. Una vita tutt’altro che banale quella di Pino Scaccia, che si è occupato anche di mafia, sequestri, terremoto, disastri naturali e terrorismo, per una carriera giornalistica a 360°. Dopo aver fatto per anni l’inviato, è stato capo redattore dei servizi speciali del Tg1, il telegiornale di Rai Uno, ed inoltre, è stato docente del master di giornalismo radiotelevisivo all’Università Lumsa di Roma. «Non ci sono parole», le poche parole del figlio Gabriele, mentre la comunità di Ostia, il quartiere della capitale dove Scaccia si era “ritirato” per fare il blogger, è addolorato e sotto choc, fa sapere il Messaggero.

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