Più casi covid fra bimbi in seconda ondata/ Campana “Per loro patologia non grave”

- Davide Giancristofaro Alberti

Durante la seconda ondata si sono ammalati più bambini di covid rispetto alla prima, ma il pediatra Campana fa chiarezza: “Patologia non grave per i più piccoli”

Bambini con mascherina a scuola nel mondo
Bambini con mascherina (Web, 2020)

Durante la seconda ondata di covid sono stati tanti i bimbi contagiati dal coronavirus, di più rispetto a quanto accaduto nel periodo marzo, aprile 2020. Ma niente paura, per lo mento è quanto sostiene Andrea Campana, primario del reparto di pediatria multispecialistica del Bambino Gesù, sede di Palidoro oggi centro Covid, secondo cui l’infezione da covid resta una patologia non grave per i bambini, in particolare i minorenni. “I dati che abbiamo mostrano un aumento di contagi tra i bambini con una chiara impennata nella seconda ondata – spiega all’Agi – ma si è anche abbassata la durata della degenza”, aggiungendo che “per i più piccoli il Covid resta una patologia non grave”.

Smorzato quindi l’allarme delle ultime ore secondo cui vi sarebbe un aumento di bambini ricoverati in rianimazione per complicanze. “Abbiamo capito come gestire la malattia in tempi rapidi – sottolinea Campana – oggi dimettiamo anche bambini positivi e in alcuni casi paucisintomatici, facendoli appoggiare in strutture alberghiere messe a disposizione dalla Regione Lazio se serve”.

COVID E BAMBINI, LO STUDIO: CARICA VIRALE 16 VOLTE INFERIORE A 80ENNE

Stando ad un recente studio del Regional Public Health Laboratory Kennemerland dei Paesi Bassi, del National Institute for Public Health and the Environment e del Wilhelmina Children’s Hospital presso l’University Medical Center di Utrecht, sulla carica virale dei bambini, è emerso che questa sia 16 volte più bassa rispetto a quella riscontrata negli ultraottantenni, di conseguenza i più piccoli hanno minore possibilità di contagiare gli altri. “Più di 25mila persone sono state testate – le parole riportate dall’Agi di Sem Aronson, coautore di Euser – a nostra conoscenza, questo è il primo studio a valutare le distribuzioni della carica virale di SARS-CoV-2 in un gran numero di pazienti di diverse categorie. I nostri dati presentano una chiara relazione tra età e carica virale”. Così invece Irene Manders, altra autrice dello studio: “I test PCR indicano il numero di cicli necessari a identificare il virus dopo l’amplificazione del materiale genetico, per cui più il valore che emerge è basso maggiore sarà la carica virale. Nei pazienti minori di 12 anni i tamponi hanno restituito un valore medio di quattro cicli più elevato rispetto a quello che emerge dai campioni degli ultraottantenni”.

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