Placenta danneggiata in donne con Coronavirus/ Studio Usa: allarme per gravidanza

- Mauro Mantegazza

Placenta danneggiata in donne con Coronavirus, uno studio Usa lancia l’allarme sui possibili rischi per la gravidanza durante la pandemia

neonato gravidanza placenta Coronavirus
(LaPresse)
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La placenta di 16 donne positive al Coronavirus durante la gravidanza hanno mostrato lesioni, secondo gli esami completati dopo la nascita dei bambini, riporta un nuovo studio della Nortwestern University. Il tipo di lesione osservato nella placenta mostra un flusso sanguigno anomalo tra le madri e i loro bambini, indicando una nuova complicazione da Coronavirus. I risultati potrebbero aiutare a capire come le donne in gravidanza vadano seguite se affette dal virus.

Lo studio è stato pubblicato ieri, 22 maggio, sulla rivista American Journal of Clinical Pathology. “La maggior parte di questi bambini sono nati dopo gravidanze altrimenti normali, quindi non ti aspetteresti di trovare qualcosa di sbagliato nella placenta, ma questo virus sembra indurre qualche lesione“, ha detto Jeffrey Goldstein, professore di patologia presso la Northwestern University.

“Non sembra causare esiti negativi nei bambini, sulla base dei nostri dati, ma convalida l’idea che le donne con Coronavirus dovrebbero essere monitorate di più“, con test che esaminino quanto la placenta sta erogando ossigeno e misurino se il bambino sta crescendo a un ritmo sano, ha detto la coautrice Emily Miller, professoressa di ostetricia e ginecologia, che si è detta preoccupata da questi risultati.

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PLACENTA DANNEGGIATA IN DONNE CON CORONAVIRUS IN GRAVIDANZA

Il Coronavirus infatti potrebbe causare cambiamenti nella placenta, dunque implicazioni significative per l’esito di una gravidanza. I bambini concepiti durante la pandemia d’influenza Spagnola ebbero tassi più elevati di malattie cardiovascolari per tutta la vita. L’influenza non attraversa la placenta, quindi qualsiasi cosa abbia causato problemi è molto probabilmente dovuta all’attività immunitaria e alle lesioni alla placenta.

“Il nostro studio vuole capire cosa cercare in questi bambini e cosa possiamo o dovremmo fare per mitigare questi risultati”, ha detto Goldstein. Quindici pazienti hanno partorito neonati vivi, tuttavia una ha avuto un aborto spontaneo nel secondo trimestre. Era asintomatica, quindi non è dato sapere se il virus abbia causato l’aborto o non fosse correlato.

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Le altre pazienti presentavano sintomi e tre su quattro presentavano grave infiammazione nella placenta, primo organo che si forma nello sviluppo fetale e “anticipo” di polmoni, intestino, reni e fegato, prendendo ossigeno e sostanze nutritive dal sangue materno. L’esame della placenta consente di esaminare retroattivamente la gravidanza di una donna per capire cosa è successo al bambino in utero o cosa potrebbe accadere sia alla madre che al bambino dopo la nascita.

I NUMERI DELLO STUDIO SU DONNE IN GRAVIDANZA CON CORONAVIRUS

Se la placenta viene danneggiata, ci possono essere esiti terribili. Questo studio fornisce segnali su due anomalie comuni: flusso sanguigno insufficiente dalla madre al feto con vasi sanguigni anomali (malperfusione vascolare materna, MVM) e coaguli di sangue nella placenta, chiamati trombi intermedi. Tutte le donne sono risultate positive al Coronavirus. Quattro sono arrivate​ con sintomi simil-influenzali da tre a cinque settimane prima del parto, le restanti sono risultate positive quando sono arrivate​ per partorire.

Cinque non hanno mai sviluppato sintomi, altre erano sintomatiche al momento del parto. Il team ha iniziato a testare la placenta delle madri positive all’inizio di aprile. Quattordici bimbi sono nati a termine e con pesi normali, uno era prematuro: “Bambini sani, meravigliosamente normali, ma i risultati indicano che gran parte del flusso sanguigno era bloccato e molte delle placente erano più piccole di quanto avrebbero dovuto essere”, ha detto Miller.

A febbraio, prima che la pandemia raggiungesse Chicago, Goldstein riunì il suo gruppo di ricerca: “Se hai l’influenza e sei incinta, non sappiamo nulla di quello che succede nella tua placenta, quindi ho iniziato a pensare a come avremmo studiato questa epidemia se fosse giunta a Chicago. Abbiamo iniziato ed ecco, l’epidemia è arrivata, quindi eravamo pronti”.

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