Pm Di Matteo rimosso da pool stragi/ Punito per un’intervista, ma ha detto cose note

- Silvana Palazzo

Mafia, il pm palermitano Nino Di Matteo è stato rimosso da pool stragi per un’intervista. Eppure ha detto cose note, e il caso finisce al Csm

nino di matteo atlantide
Il pm Di Matteo ad Atlantide

Il pm palermitano Nino Di Matteo è stato rimosso dal pool stragi per un’intervista. Il provvedimento è subito esecutivo, per la precisione da martedì. Nel frattempo è stato comunicato al Consiglio superiore della magistratura. Il fascicolo non è ancora stato esaminato dalla commissione che si occupa di assegnazioni e revoche, ma il dibattito tra le varie componenti è già aperto. E i toni della discussione si preannunciano accesi. Verte su un problema che da sempre divide la magistratura: le interviste dei pm. Nel caso di Di Matteo è un caso l’intervista sui mandanti occulti della strage Falcone. L’ha rilasciata a La7, per la puntata di “Atlantide” andata in onda sabato 18. E il procuratore capo Federico Cafiero de Raho ha deciso la rimozione del magistrato, oggi sostituto della Direzione nazionale antimafia, dal pool che da due mesi indaga sulle «entità esterne nei delitti eccellenti di mafia». Il procuratore capo, come riportato da Repubblica, contesta a Di Matteo di aver interrotto il «rapporto di fiducia all’interno del gruppo e con le direzioni distrettuali antimafia» impegnate nelle indagini sulle stragi.

PM DI MATTEO RIMOSSO DA POOL STRAGI PER UN’INTERVISTA

Secondo il procuratore capo Federico Cafiero de Raho, il pm Nino Di Matteo avrebbe anticipato a La7 i filoni di indagine in corso. Al conduttore del programma Andrea Purgatori ha risposto con analisi che ricalcano le piste di lavoro riaperte sulle stragi, su cui ci si sta confrontando in riunioni riservate. D’altra parte al Csm si osserva, secondo Repubblica, che Di Matteo ha fatto riferimento solo ad elementi noti. Dal ritrovamento di un biglietto scritto da un agente dei servizi greti al guanto con Dna femminile. Il pm ha anche ricordato la scomparsa del diario di Falcone da un computer al ministero della Giustizia, ribadendo l’ipotesi che qualcuno appartenente a Gladio abbia avuto un ruolo nella fase esecutiva della strage del 23 maggio 1992. Proprio questa ricostruzione in tv di elementi già noti è finita nel mirino. Ora Di Matteo torna al vecchio incarico in Direzione nazionale antimafia in attesa delle valutazioni del Csm.



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