Toghe rosse, rivelazioni della pm Gallucci: "Mi dissero di indagare solo sulla Lega". Libero torna sul giallo De Raho: aveva già visto gli atti su Striano?
LE RIVELAZIONI DELLA PM GALLUCCI
Matteo Salvini lo ha definito un nuovo caso Palamara, ma, a prescindere dalle conseguenze che avranno le dichiarazioni della pm Anna Gallucci, le sue rivelazioni sono destinate a far discutere e, al tempo stesso, a far riflettere. Nell’intervista rilasciata a la Verità ha raccontato che, quando lavorava come sostituto procuratore a Termini Imerese, ha condotto un’indagine su presunte irregolarità elettorali.
Dalle indagini erano emersi elementi che coinvolgevano il partito “Noi con Salvini” (antenato della Lega nel Sud, ndr) ed esponenti del centrosinistra, ma il procuratore capo Ambrogio Cartosio, secondo il suo racconto, le avrebbe detto di chiedere una misura cautelare solo per la parte che riguardava Noi con Salvini e di archiviare invece la parte che riguardava il centrosinistra.
«Mi aveva dato come direttiva quella di procedere con richiesta di misura cautelare per i fatti che riguardavano il partito Noi con Salvini, dicendomi che era un’iniziativa condivisa con il procuratore generale Roberto Scarpinato, con cui io, però, non mi sono mai confrontata direttamente. Le risultanze delle mie indagini, che, come detto, erano più ampie e toccavano altri gruppi politici, non furono giudicate rilevanti dal dottor Cartosio, che mi indicò di chiedere l’archiviazione». Ma Gallucci ha rifiutato di archiviare automaticamente le posizioni degli esponenti di centrosinistra e afferma di aver indagato tutti i soggetti coinvolti.

IL MURO DI GALLUCCI
Poi però i rapporti con il suo superiore sarebbero peggiorati drasticamente ed è partito un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Inoltre, ha ricevuto una nota negativa da Scarpinato e un giudizio negativo di professionalità da Cartosio. Il Csm non ha accolto quelle valutazioni negative, quindi la pm non ha subito sanzioni pesanti, ma lei considera quei procedimenti come una conseguenza indiretta del suo rifiuto di seguire la direttiva sull’indagine, pur non affermando esplicitamente che vi sia un rapporto causa-effetto, lasciandolo solo intendere.
Alle sue rivelazioni ha aggiunto un aneddoto relativo alla conferenza stampa su un arresto legato a “Noi con Salvini”: Gallucci voleva precisare ai giornalisti una cosa importante, cioè che il leader del partito non era a conoscenza dei fatti, ma il procuratore capo non ritenne rilevante includere questa informazione.
LA REAZIONE DI SALVINI
Dopo la pubblicazione dell’intervista, il segretario della Lega l’ha definita «coraggiosa», pur dicendosi stupito e amareggiato dal contenuto delle rivelazioni. «È la seconda volta che emergono notizie sconvolgenti, con magistrati che cercano di mettermi in difficoltà», ha commentato Salvini, secondo cui il primo caso riguarda la nota intercettazione di Luca Palamara.
LIBERO ALL’ATTACCO DI DE RAHO
Nel frattempo, tiene banco il caso Federico Cafiero De Raho, con Libero che solleva dubbi sul ruolo dell’ex procuratore nazionale antimafia, oggi deputato M5s, nella Commissione parlamentare Antimafia, alla luce dello scandalo che coinvolge il finanziere Pasquale Striano, accusato di uso illecito di informazioni riservate. Si pone un problema di opportunità, visto che De Raho avrebbe avuto accesso, tramite la Commissione, a documenti relativi all’inchiesta che lo riguarda indirettamente, permettendogli di prepararsi alle domande dei magistrati.

A tal riguardo, Libero riporta che, nel novembre dell’anno scorso, quando venne interrogato dai pm di Perugia, De Raho ammise di aver letto gli atti dell’inchiesta prima dell’interrogatorio, perché ne aveva accesso in qualità di membro della Commissione Antimafia.
Quando gli venne chiesto se il suo vice Giovanni Russo gli avesse segnalato la pericolosità di Striano già nel marzo 2020, tramite una relazione non firmata e non protocollata, rispose di non aver mai ricevuto nulla da Russo, aggiungendo che, se lo avesse ricevuto, avrebbe subito allontanato Striano. Per Libero ci sono delle contraddizioni, perché nel 2019, sotto De Raho, la Dna aveva già trasmesso due atti “irrituali” prodotti da Striano: uno sul caso Armando Siri, l’altro sulle finanze della Lega. Quindi, anche se disse di non essere stato informato su Striano, De Raho avrebbe consentito l’uso di atti prodotti in modo irregolare.
Inoltre, c’è la conferma di Russo sulla relazione: ai pm dichiarò di aver scritto lui la nota cinque anni fa, di non averla firmata perché era «prassi» in casi delicati e di volerla eventualmente modificare dopo aver parlato con De Raho. Invece, quest’ultimo, per difendersi, ha sostenuto che la nota contiene incongruenze che lo fanno dubitare che Russo ne sia l’autore, a causa di alcuni dettagli strani. Ma chi sarebbe l’artefice di questa eventuale manipolazione e perché l’avrebbe prodotta?
