IL FATTO/ Addio alla “zona grigia” sul lavoro che stanca

- Giuliano Cazzola

Dopo anni di attesa, il Governo ha predisposto uno schema di decreto delegato per arrivare a una legge sui lavori usuranti. Ce ne parla GIULIANO CAZZOLA

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Foto Imagoeconomica

Tutte le riforme pensionistiche degli ultimi vent’anni hanno sempre previsto delle norme rivolte a disciplinare i cosiddetti lavori usuranti. Fin dalla legge Amato del 1992 furono salvaguardati dei limiti di età pensionabile più ridotti rispetto a quelli canonici di vecchiaia (65 anni per gli uomini e 60 per le donne) in ragione dell’attività svolta per gli appartenenti alle Forze Armate e di Polizia, nonché per i Vigili del Fuoco, gli iscritti al Fondo Volo, il personale viaggiante FS e autoferrotranvieri, i lavoratori dello spettacolo, gli sportivi e gli allenatori professionisti. Nel caso di lavorazioni esposte all’amianto si applicò – con riferimento agli aspetti pensionistici – una disciplina specifica (che riduceva il requisito contributivo con criteri di proporzionalità rispetto agli anni di esposizione) operante anch’essa dal 1992 e successivamente rivisitata in termini più restrittivi.

Quanto ai lavori usuranti in senso stretto, la materia è stata regolata – citiamo solo gli atti principali – dal dlgs n. 374/1993, dalla Circolare interministeriale del 19 maggio 1999 (che aveva recepito le indicazioni di una commissione tecnico-scientifica istituita dalla legge n.449/1997), dall’articolo 78 della legge n.388/2000, la Finanziaria per il 2001. La relativa tutela prevista (ampiamente rivisitata dalla legge n.335/1995) si applicava tanto ai dipendenti, privati e pubblici, quanto agli autonomi e consisteva nell’anticipo dell’età pensionabile in ragione di un anno ogni dieci di impiego in attività usuranti fino ad un massimo di 24 mesi.

Per le pensioni liquidate solo col metodo contributivo, i vantaggi previsti erano ancora maggiori: il lavoratore poteva scegliere l’applicazione del coefficiente di trasformazione corrispondente all’età anagrafica all’atto del pensionamento, aumentato di un anno ogni sei di lavoro usurante; oppure poteva utilizzare tale periodo per l’anticipazione dell’età pensionabile fino al massimo di un anno rispetto al normale accesso. Nel caso di lavori particolarmente usuranti (già individuati dal dlgs n. 374/1993 nel lavoro notturno continuativo, alle linee di montaggio, con ritmi vincolati, in cave, gallerie, serre, spazi ristretti, ecc.) erano ridotti fino a un anno anche i requisiti di età anagrafica della pensione di anzianità.

Per questi ultimi casi, contraddistinti da particolari condizioni di disagio, intervenne – una tantum e nei limiti di uno stanziamento di 250 miliardi di vecchie lire – la Finanziaria del 2001, permettendo a oltre 6mila lavoratori, adibiti a mansioni particolarmente usuranti, di avvalersi degli sconti previsti. L’unica “zona grigia” rimasta, dunque, era quella relativa alla definizione dei lavori (non particolarmente) usuranti. Queste norme sono sempre rimaste sulla carta. La spiegazione va cercata nelle modalità di copertura (indicate dalla normativa) consistenti nell’individuazione di un’aliquota contributiva aggiuntiva, definita secondo criteri attuariali e raccordati all’anticipo di età pensionabile.

Si poneva, pertanto, un problema di maggior costo del lavoro, che le parti sociali hanno sempre preferito evitare. Dopo anni di speranze deluse, questa problematica venne in evidenza durante il negoziato tra Governo e parti sociali del luglio 2007, in pratica come contrappeso all’elevazione dell’età pensionabile di anzianità (che pur veniva rimodulata in termini di maggiore gradualità rispetto alle regole previgenti). Ha poi trovato posto nella legge n.247 del 2007, che recepì il Protocollo sul Welfare di quell’anno, in una norma di delega che non ha potuto essere attuata a causa della conclusione anticipata della XV Legislatura.

 

L’impostazione del provvedimento consisteva nel prendere a riferimento i requisiti anagrafici del pensionamento di anzianità e nel prevedere una riduzione dei limiti fino a tre anni a regime a favore della categorie di lavoratori dipendenti tutelate, indicando le condizioni che i lavoratori devono soddisfare per poter avere accesso al beneficio. Il “collegato lavoro”, all’articolo 1, ha praticamente riaperto i termini della norma di delega che era spirata senza aver ricevuto attuazione e il Governo ha predisposto il relativo schema di decreto delegato che, in questi giorni, è sottoposto al parere dovuto dalle Commissioni Lavoro di Camera e Senato. Ottenuti tali pareri, entro il prossimo 19 marzo, il Governo sarà abilitato a varare il provvedimento, atteso da anni. Il testo in esame si compone di 9 articoli.

 

Chi sono i destinatari? Riprendendo le analoghe disposizioni contenute nella delega, lo schema individua i destinatari dei benefici, fermi restando il requisito di anzianità contributiva non inferiore a 35 anni e il regime vigente di decorrenza del pensionamento, nonché la possibilità di far valere i requisiti previsti. Le categorie sono rappresentate da:

 

1) i lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti, di cui al decreto ministeriale 19 maggio 1999;

 

2) i lavoratori dipendenti notturni, così come definiti dal decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66. Più specificamente, sono considerate mansioni usuranti quelle svolte da: lavoratori impegnati in lavoro a turni ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera f), dello stesso decreto legislativo n. 66 del 2003, che svolgano tale attività in periodo notturno, cioè il lasso temporale di 7 ore compreso tra la mezzanotte e le 5 di mattina. Per essere considerati impegnati in mansioni usuranti tali lavoratori devono comunque possedere due ulteriori requisiti, e cioè lavorare almeno 6 ore nel periodo notturno e per un numero minimo almeno pari a 78 giorni lavorativi annui, nel caso in cui gli stessi maturino i requisiti per il pensionamento anticipato tra il 1° gennaio 2008 ed il 30 giugno 2009, e con un numero minimo almeno pari a 64 giorni lavorativi annui in caso di raggiungimento dei predetti requisiti a decorrere dal 1° luglio 2009; al di fuori dei casi precedenti, sono considerati lavoratori impegnati in mansioni usuranti i lavoratori dipendenti che svolgono il loro lavoro nel periodo notturno per almeno 3 ore per periodi di lavoro effettivo di durata pari all’intero anno lavorativo;

3) gli addetti alla cosiddetta “linea catena”, a esclusione degli addetti a lavorazioni collaterali a linee di produzione, alla manutenzione, al rifornimento materiali, ad attività di regolazione o controllo computerizzato;

 

4) i conducenti di veicoli pubblici di capienza complessiva non inferiore a 9 posti adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo.

 

Per l’accesso al trattamento pensionistico anticipato è necessario che il lavoratore abbia svolto effettivamente le attività tutelate (con esclusione, quindi, dei periodi di contribuzione figurativa) per un tempo pari: ad almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa per le pensioni aventi decorrenza entro il 31 dicembre 2017; ad almeno la metà della vita lavorativa complessiva, per le pensioni aventi decorrenza dal 1° gennaio 2018.

 

Quanto all’anticipo della decorrenza dei trattamenti pensionistici è prevista una modulazione della riduzione prevista. Per il periodo transitorio 2008-2012 l’anticipo varia da 1 a 3 anni in riferimento all’età anagrafica e da 1 e 2 anni in relazione al valore della “quota” (data dalla somma di età anagrafica e anzianità contributiva). A regime, invece, ossia a decorrere dal 2013, l’anticipo è di 3 anni in riferimento all’età anagrafica (ossia 58 anni di età invece di 61) e alla “quota” (ossia “quota” 94 invece di 97). Per i soli lavoratori notturni il beneficio pieno è riconosciuto solo nel caso in cui svolgano almeno 78 notti all’anno, mentre è ridotto – con riferimento al requisito di età anagrafica – di 1 o 2 anni se le notti annue siano, rispettivamente, da 64 a 71 e da 72 a 77. Restano comunque fermi gli adeguamenti dei requisiti agli incrementi della speranza di vita, a partire dal 2015.

 

Sono fatte comunque salve le norme di maggior favore previste per alcune categorie di lavoratori (come il personale militare, le forze di Polizia, i Vigili del fuoco) e si sancisce la non cumulabilità dei benefici.

È prevista, poi, una clausola di salvaguardia al fine del rispetto dei limiti di spesa, fissati nella copertura finanziaria. In particolare, si prevede il differimento della decorrenza dei trattamenti qualora, nell’ambito delle attività di accertamento e monitoraggio dei diritto ai benefici, emergano scostamenti tra il numero delle domande e la copertura finanziaria a disposizione. In questo ambito, la norma prevede come principale criterio di priorità la maturazione dei requisiti agevolati di cui all’articolo 1 e, a parità degli stessi, la data di presentazione della domanda, al fine di garantire un numero di accessi al pensionamento, sulla base dei predetti requisiti agevolati, non superiore al numero di pensionamenti programmato in relazione alle risorse finanziarie.

 

Quanto agli oneri del provvedimento, valutati in 312 milioni di euro per il 2011, 350 milioni di euro per il 2012 e 383 milioni di euro a decorrere dal 2013, sono coperti a valere sulle risorse dell’apposito Fondo costituito nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

 

È d’obbligo far notare che lo schema di decreto legislativo, predisposto dal Governo, ha già ricevuto l’apprezzamento delle parti sociali e il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni. Il testo riproduce nella sostanza quello dello schema predisposto nella XV legislatura, per cui si muove in una linea di continuità legislativa, nonostante le diverse condizioni politiche.





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