Il Mediterraneo, una scommessa strategica per L’Europa e per l’Italia

- Giorgio Vittadini

La prospettiva di una maggiore presenza dell’Italia nell’area mediterranea non è cruciale solo sul piano economico, ma anche su un piano più generale. L’Europa può contrastare il terrorismo coniugando il perseguimento della libertà religiosa a una politica di sostegno a uno sviluppo diffuso

Si è inaugurato lunedì a Milano il quinto Laboratorio Euromediterraneo promosso da Promos, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano con il sostegno della Regione Lombardia. Quanto emerso in tale incontro, che ha visto la presenza di Prodi, Formigoni, capi di Governo, imprenditori e diplomatici, costituisce un’indicazione per la nostra politica economica da non trascurare.
Mentre le esportazioni italiane nell`area sono in aumento e ammontano già a quattro volte rispetto all’export verso la Cina, in termini di investimento non facciamo nulla per sostenerle: solo un misero 2% degli investimenti italiani all’estero è destinato al bacino mediterraneo. Per questo, nel Laboratorio, si è sottolineata la necessità di numerosi interventi perché cresca la presenza italiana in Paesi che sono strategici, anche per le loro riserve energetiche. Tuttavia, spesso sfugge cha tale prospettiva non è cruciale solo sul piano economico, ma anche su un piano più generale.
Innanzitutto negli ultimi quindici anni il fenomeno dell’immigrazione (compresa quella clandestina) da queste aree è divenuto sempre più rilevante. Dei quattro milioni di stranieri oggi presenti nel nostro Paese, molti provengono dal bacino del Mediterraneo e dall’area sub-sahriana. E’ comunemente ammesso che solo una reale attenzione verso i Paesi della sponda Sud può convincere i loro governi a collaborare attivamente nel regolare il fenomeno, evitando le frequenti tragedie che si consumano nei nostri mari contro la dignità dell’uomo.
In secondo luogo, proprio nell’area del Mediterraneo e del bacino mediorientale, è cresciuta la minaccia terroristica, spesso favorita dalla penetrazione di movimenti fondamentalisti nelle fasce povere e non istruite della popolazione. L’Europa può imboccare una strada più adeguata per una duratura lotta al terrorismo che nasca dalla stessa popolazione di quei Paesi, coniugando il perseguimento della libertà religiosa a una politica di sostegno a uno sviluppo diffuso. In questo sta la svolta culturale che coinvolge anche coloro che non giocano ruoli di primo piano nel mondo economico e politico.
Gli immigrati non sono più vu cumprà ma, come hanno mostrato il libro dell’imprenditore camerunense Otto Bitjoka e l’intervento di Giuseppe Tripoli sull’ultimo numero del trimestrale Atlantide, nel nostro Paese crescono gli imprenditori extracomunitari: più di 230.000, di cui 40.000 marocchini. Cresce anche il numero di extracomunitari, in particolare del bacino mediterraneo, che vogliono venire in Europa per istruirsi e verrebbero volentieri in Italia a questo scopo, se noi offrissimo loro delle possibilità. Persone che, se riconosciute nella loro dignità e nelle loro aspirazioni, possono crescere in un incontro sano con la nostra cultura, laddove non presenti il volto malato che vezzeggia i fondamentalisti o consideri razzisticamente inferiore il diverso.
Se saremo capaci di far incontrare le parti migliori della nostra e della loro tradizione, potrà realizzarsi un primo naturale ponte sul Mediterraneo che, per storia e necessità, non può che tornare unito.
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