Maroni: porteremo nel Paese il federalismo modello Lombardia

- int. Roberto Maroni

«Sia Lega Nord che Mpa condividono l’idea di istituire il Senato delle Regioni sul modello del Bundesrat tedesco. Un’assemblea composta non da senatori eletti ma da rappresentanti delle Regioni, che discuta su come distribuire le risorse. Nel rispetto della solidarietà»

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Nella vittoria del centrodestra alle ultime elezioni un ruolo essenziale è stato svolto da due partiti “territoriali”, la Lega Nord e l’Mpa. Quali sono secondo lei le ragioni di questo successo locale che poi si è rivelato anche nazionale?
 
 

Le ragioni del successo sono le radici, il legame che abbiamo coltivato con il territorio per tanti anni: abbiamo radici ben profonde e forti che ci permettono di essere considerati i rappresentanti del territorio. Man mano che viene a mancare il voto ideologico si rafforza il voto territoriale. Un partito legato al territorio, che vuole introdurre il federalismo fiscale, cura certamente di più gli interessi dei singoli della destra o della sinistra. Questa è la nuova dimensione del voto, soprattutto per i giovani: non più destra o sinistra ma Nord e Sud. Da qui il successo delle formazioni federaliste e autonomiste.

 
Lega Mord e Mpa sono partiti la cui identità è fondata sul federalismo, un federalismo calibrato su due territori che hanno esigenze e sono diversi. Avete un’idea comune? Quale può essere il punto di incontro? La questione fiscale oppure qualcos’altro?
 
 

Il punto di incontro è duplice: per primo il sistema fiscale, un federalismo fiscale solidale che garantisca allo stesso tempo alle regioni del Nord di tenersi gran parte delle tasse pagate e a quelle regioni del Sud i finanziamenti per lo sviluppo. D’altronde lo Statuto della Regione Sicilia è il più avanzato d’Europa per quanto riguarda il federalismo, pur essendo anteriore alla Costituzione Italiana. Si tratta, per il Sud, di scoprire la propria vocazione, che è di tipo federalista. Secondo punto di incontro: sia Mpa che Lega Nord condividono l’idea di istituire il Senato delle Regioni sul modello del Bundesrat tedesco. Un’assemblea che non sia composta da senatori eletti, bensì da rappresentanti delle regioni, che discuta su come distribuire le risorse tra esse, creando quindi un sistema di federalismo solidale anche a livello istituzionale.

 
Berlusconi ha dichiarato che il federalismo fiscale che intende introdurre sarà di tipo solidale. Questo concretamente cosa significa?
 
 

Vuol dire che viene affermato il principio di responsabilità: ognuno risponde delle proprie spese e dei propri investimenti. Viene applicato il principio di sussidiarietà, per cui risorse e competenze vengono portate al livello più vicino ai cittadini: Comuni, Province, Regioni e in modo residuale lo Stato. C’è un fondo di solidarietà che viene finanziato dalla fiscalità generale assegnato alle Regioni che ne hanno bisogno per garantire le stesse prestazioni sul piano sanitario, sociale, previdenziale a tutti i cittadini. Se una regione non riesce a provvedere da sola, i servizi essenziali devono essere garantiti in uguale misura a tutti i cittadini. Per far fronte a questa spesa, entra in gioco la solidarietà, attraverso un fondo istituito nell’ambito del Senato Federale.

 
Veniamo da un periodo di intenso decentramento, prima con la riforma Bassanini, poi con la riforma del Titolo V. C’é stato un consistente spostamento di potere che però non ha intaccato minimamente l’elefantiaca macchina pubblica, con la sua spesa. Questo decentramento incompiuto pare inoltre gravato dal pessimo modo di finanziare le Regioni: in quanto tempo e con quali passaggi voi prevedete di intervenire e di introdurre il federalismo fiscale?
 
 

Prevediamo di istituirlo in maniera molto rapida attraverso un processo che prevede l’iter di approvazione della legge della Lombardia, che attribuisce competenze e risorse specifiche alla regione stessa ai sensi dell’articolo 119 della Costituzione. Questo darà inizio alla rottura del sistema centralista e aprirà la strada verso un moderno sistema federale. Ciò che si è avuto fino ad oggi è stato una sorta di decentramento che ha poco a che vedere con un sistema federale compiuto. Basti pensare che le Regioni hanno competenze in materia di sanità, ma nel momento in cui “sforano” interviene lo Stato con i soldi di tutti. Questo senza alcuna sanzione per le Regioni che spendono male le loro risorse e senza alcun premio per chi invece investe bene. Questo non è un sistema federale, ma un sistema centralista distorto: un sistema federale vero comporta l’attribuzione di risorse e la responsabilità piena agli amministratori regionali.

 
Dopo il successo di Lega Nord e Mpa si sono scatenate le analisi sociologiche: Ilvo Diamanti su Repubblica del 22 aprile ha scritto: «Questo Nord non è uno solo. È plurale. Ma è unificato dal linguaggio (im)politico di Berlusconi e della Lega. E ogni tanto “esplode”. Nelle zone pedemontane. Quando crescono la sfiducia e il risentimento. Allora, affida alla Lega il compito di gridare il suo malessere». Cosa ne pensa di questa analisi?
 
 

Conosco e stimo Ilvo Diamanti, ma ricicla il vecchio concetto del voto di protesta. Se la Lega fosse un partito che prende i voti di protesta non sarebbe durata vent’anni. La Lega prende i voti di proposta, non di protesta. Proposta per un sistema federale e per una sicurezza adeguati ad un Paese civile. C’è anche la protesta contro una sinistra incapace di capire le ragioni del Nord, incapace di dare le risposte. Noi non siamo impolitici. In merito alle ronde e alla sicurezza, non si capisce perché se vengono proposte dai sindaci di sinistra sono considerate un buon provvedimento, se vengono proposte dai sindaci della Lega sono incostituzionali: ma è la gente che ha il desiderio di stare meglio e vivere in sicurezza.

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