Quella di Veltroni è una lettera contro il Nord

- Mario Mauro

L’intenzione è quella di delegittimare l’avversario agli occhi dell’opinione pubblica, facendo passare il tutto per una mano tesa in direzione del dialogo costruttivo e democratico

Nella lettera che il leader del Partito Democratico Veltroni ha inviato al Presidente Berlusconi – nella quale chiede al leader avversario una garanzia di lealtà repubblicana – emergono tutta l’ipocrisia e il buonismo fine a se stesso di cui lo stesso Veltroni ha dimostrato a più riprese essere un maestro.
I quattro punti elencati – la tutela dell’unità della Nazione, il rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata, la fedeltà alla Costituzione repubblicana, la fedeltà alla bandiera tricolore e all’inno di Mameli – non possono non essere collegati alle frasi provocatorie nei confronti di Roma pronunciate nei giorni scorsi da Umberto Bossi. A corollario della lettera Veltroni si permette addirittura di chiosare dicendo che è «pericoloso il clima che si respira». Chiara è l’intenzione di delegittimare l’avversario agli occhi dell’opinione pubblica, facendo passare il tutto per una mano tesa in direzione del dialogo costruttivo e democratico. Forse ha nostalgia dei tempi in cui il problema si poneva davvero per il Partito Comunista di cui lui faceva parte. O forse è semplicemente un modo per nascondere dietro a inutili strumentalizzazioni ancora una volta gli errori e le ingiustizie nei confronti di Milano e del Nord compiuti dal Governo Prodi e ai quali Veltroni non è assolutamente estraneo. La metafora di Bossi, per quanto possa essere esagerata o troppo esplicita, (e comunque già parafrasata dallo stesso Bossi che ha detto che il fucile è la penna che è lo strumento con cui si esercita la democrazia), è un modo forte per ribadire agli italiani, non solo al popolo del Nord, come il Centrosinistra abbia esso stesso seguito logiche localistiche e ricatti sindacali per lo sviluppo delle sue politiche. Sul declassamento di Malpensa in favore di Fiumicino, ad esempio, il risultato è stato quello di riuscire a preservare, non si sa per quanto tempo ancora, posti di lavoro a Roma, togliendoli a Milano.
Veltroni vuole delegittimare il Nord e soprattutto la Lega, ma indirettamente forse anche chi si rende protagonista ogni giorno di successi (da ultimo l’Expo 2015) riconosciuti da tutta Italia e che costituiscono un modello di efficienza assoluto. È evidente che da Sindaco di Roma Veltroni prova invidia nei confronti del Sindaco di Milano e del fatto che sia stata la protagonista principale della vittoria di Parigi. Per non parlare del Modello Lombardia che il Presidente Formigoni vuole a tutti i costi “esportare” a livello nazionale, una variabile che potrebbe risultare decisiva e di cui Veltroni sembra avere enormemente paura.
Il risultato è un goffo tentativo di alzare il livello dello scontro con una lettera nella quale sembra voler autoeleggersi Presidente della Repubblica o Presidente della Consulta, divenendo il garante della Costituzione e dell’unità nazionale puntando il dito contro i nemici della nazione e della bandiera italiana.



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