Lupi (PdL): ecco come il modello Lombardia inciderà comunque sul nuovo governo

- int. Maurizio Lupi

Il vicepresidente della Camera MAURIZIO LUPI racconta a ilsussidiario.net le linee del proprio operato nel nuovo incarico istituzionale appena affidatogli. E rilancia l’importanza di una politica come servizio al bene comune, secondo il modello lombardo. Senza lamentele, e senza inutili aspirazioni a posti di potere. Leggi anche l’intervista all’editorialista de Il Sole 24 ore STEFANO FOLLI che spiega l’importanza che l’esempio del governo lombardo dovrà avere sulle scelte del nuovo esecutivo

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I giornali si sono scatenati: né Formigoni, né Lupi sono ministri, quindi Berlusconi boccia sonoramente l’ala “ciellina” del PdL. I giornali sono portentosi nelle semplificazioni; ma, purtroppo, capita spesso (e capita a tutti) di ritenere che alla fin fine dicano sempre la verità. Che a pensare e dire male facciano peccato, ma in fondo c’azzecchino.
Diamo allora la parola a uno dei diretti interessati. Il neo-vicepresidente della Camera Maurizio Lupi parla a ilsussidiario.net non solo del suo nuovo incarico, ma anche di tutti i sospetti e i commenti che serpeggiano tra gli elettori “fedelissimi” al modello attuato in questi anni in Regione Lombardia. E rilancia un’idea forte di politica.

Appena nominato vicepresidente della Camera lei ha detto che utilizzerà questo incarico per «riavvicinare le istituzioni ai cittadini». Ci può spiegare il significato di questo proposito?

Noi abbiamo vissuto per anni in una situazione in cui le istituzioni non sono state quello che dovrebbero essere, cioè lo specchio della vitalità e della ricchezza di un Paese; la politica, infatti, dovrebbe sempre trasmettere quello che il Paese è. Invece abbiamo avuto una politica che è stata a lungo lo specchio della rissa continua, e di una continua autoreferenzialità: quasi una sorta di castello chiuso al cui interno avvenivano le lotte più tremende. E la gente, naturalmente, andava da un’altra parte.
Il grande compito che è affidato alla politica in generale, e in particolare alle istituzioni dove la politica si esplicita, è assumersi la responsabilità di tornare a testimoniare e ad essere quello che sono, cioè luogo dove si possa vedere rappresentata una politica al servizio della gente e del bene comune. Un luogo dove il bene comune viene messo al centro, dove ci si confronta partendo da ideali, storia, valori, programmi diversi, ma avendo a cuore il medesimo scopo. Un compito che possono avere il presidente e i vicepresidenti della Camera credo che sia esattamente questo. Perché il governo deve governare, gli è stato data la responsabilità di prendere delle decisioni in nome di un programma, in nome di punti che sono stati proposti ai cittadini e deve assumersi le sue responsabilità. Le istituzioni sono invece il luogo dove è sempre più esplicito questo confronto tra diverse esperienze che hanno a cuore la medesima concezione di bene comune.

Un nuovo modo di concepire le istituzioni e più in generale la “cosa pubblica” lo si è visto attuato in questi anni nel cosiddetto “modello Lombardia”, e tale originalità è stata riconosciuta da molti osservatori di diverse estrazioni. Adesso, però, sono in tanti a ritenere che il “modello Lombardia” sia stato sacrificato nella creazione del nuovo governo; molti lettori de ilsussidiario.net, ad esempio, hanno espresso in modo manifesto, con i loro commenti, un certo disappunto. Vuole aiutarci a dire una parola chiara su questa situazione?

Per mesi si è fatta una campagna elettorale dicendo che la speranza non deriva dalla politica (anche per chi la fa, e non solo per gli altri), e dicendo che di fronte all’urgenza e alla realtà delle cose emerge sempre ciò che nella vita si ha di più caro. Questo sia nel fare politica, sia nell’assumersi responsabilità nella vita. Il motivo per cui la Lombardia è diventata un modello a cui il paese poteva guardare è esattamente questo: traduce in azioni e leggi politiche questa concezione dell’uomo, del bene comune e della politica stessa.
Adesso qualcuno potrebbe dire che Formigoni non fa il ministro e quindi è stato tradito il modello Lombardia. Ma ripeto: abbiamo sempre detto che ci muoviamo per ciò che abbiamo di più caro, per gli ideali e i valori in cui crediamo, che ci mettono nei confronti della realtà in atteggiamento positivo e diverso. Per cui lo scopo dell’azione non è il raggiungimento del risultato, ma è, attraverso la responsabilità che ci prendiamo, attuare un’azione di servizio alla gente. Il fatto che Formigoni non faccia il ministro vuol forse dire che il modello Lombardia non si attua più? Vuol dire semplicemente che troveremo modalità diverse con cui stimolare il governo a far questo. Anche perché noi non possiamo essere misurati nell’azione della politica solo dal raggiungimento di una poltrona, di un obiettivo di potere.
Faccio un esempio. Anche a me sarebbe piaciuto fare il ministro. Mi è stata chiesta un’altra cosa, di fare politica non in un’azione di governo, ma in un’azione di responsabilità alta nelle istituzioni, svolgendo quindi un’altra funzione. La sfida è molto importante: riguarda la responsabilità che ognuno ha, di come la vive. Inoltre, noi siamo liberi di dire, di giudicare, di fare delle leggi insieme agli altri amici che ci sono a Roma e a tutte le persone che incontreremo.

Allora proviamo a capovolgere la domanda: il Popolo della Libertà, e in particolar modo la sua leadership, come guarda al modello Lombardia, viste le decisioni che ha preso?

Sono convinto che il PdL dovrà tradurre quel modello nella sua azione di governo, seguendo l’esempio dell’esperienza fatta in Lombardia.
Io comunque vedo la cosa al contrario. L’esperienza della Lombardia sarà di stimolo all’azione del governo. Vedo tra i ministri nominati tanti amici: penso ad esempio alla nomina di Maurizio Sacconi al Welfare, che certamente cercherà di tradurre in azione questa sfida. Dobbiamo capire che la garanzia non è determinata solo dalla originalità di chi la testimonia, dall’ortodossia, perché può avvenire anche con altre persone. Certo che ci dispiace: non è che siamo contenti che Formigoni non sia ministro. Vuol dire che continuerà nella sua azione di responsabilità sia nel partito che in Lombardia.

Rimane ancora la domanda: perché Berlusconi ha fatto queste scelte? Qual è il motivo?

Non dobbiamo essere incoerenti con le cose che diciamo: lo scopo della nostra azione politica e della responsabilità che noi abbiamo non può coincidere con il risultato. Berlusconi ha fatto delle scelte, governando si assumerà le responsabilità delle scelte che ha fatto e noi lo aiuteremo con ruoli diversi, stimolandolo, criticandolo in maniera propositiva, a che nella responsabilità di governo che ha non tradisca e non sia incoerente con quello in cui noi crediamo. Potrà tradirlo? Certamente. La nostra speranza, la nostra azione andrà avanti lo stesso. D’altronde, se noi diciamo che la politica è servizio, dobbiamo non lamentarci, ma metterci al servizio di quel che ci è stato chiesto, anche non comprendendolo. Questo non vuol dire che non si debba continuamente esprimere un giudizio, perché se dovessimo vedere che una legge proposta va ad esempio contro la sussidiarietà, vorrà dire che noi diremo con forza che quella legge non deve essere fatta. Proprio perché noi continueremo a vivere, ovunque siamo, questa esperienza.

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