Nel discorso del Papa alla Fao l’invito a un profondo cambiamento di mentalità

- int. Andrea Tornielli

Nelle parole del Pontefice non c’è solo il richiamo all’equità e alla tutela della dignità umana, ma anche un’analisi di strategie rispetto al futuro dell’umanità. Rimandare il problema e non cercare di con quel cambio di mentalità significa andare incontro a problemi sempre più seri

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Cosa intende dire Benedetto XVI quando, nel suo discorso per l’Assemblea della Fao, chiede una «globalizzazione della solidarietà»?

Credo che questo discorso contenga in nuce gli argomenti della prossima enciclica sociale di Benedetto XVI, dedicata proprio al tema della globalizzazione e delle sue ricadute. L’elemento centrale di questo messaggio è il fatto che il Papa chiede un cambiamento di mentalità generale: dire infatti che bisogna globalizzare la solidarietà in un momento in cui si parla molto di globalizzazione, ma in cui ci sono anche fenomeni di ritorno, di protezionismo, di attenzioni e di paure, richiede proprio quel cambiamento che dicevo. Così come è importante anche l’invito a non arrendersi alla fame nel mondo come qualcosa di ineludibile e di ineluttabile.
Al tempo stesso mi colpisce pure il fatto che il Papa, invitando tutti ad assumersi le responsabilità, parli più volte della necessità di riforme strutturali interni agli Stati stessi: questo è un elemento essenziale perché gli aiuti, la solidarietà e i grandi lavori in campo educativo possano attecchire.

Altri due passaggi che le chiederei di commentare: la citazione del principio di sussidiarietà a proposito della valorizzazione dell’industriosità di chi svolge l’attività agricola; e il richiamo all’importanza di una politica ispirata alla dignità dell’uomo, al di là di quelle che sono le tecnologie o le analisi statistiche.

Il principio di sussidiarietà appartiene alla Dottrina sociale della Chiesa, e ne è uno dei principi fondanti; è quindi naturale che il Papa lo rimetta in gioco. Importante è certo questo richiamo all’agricoltura e al valore della famiglia rurale, partendo proprio dal basso. Non è solo un invito a preservare i sistemi di coltivazione, ma anche un modello di vita e di educazione.
La necessità di non arrendersi e di non vedere tutto soltanto nell’ottica di calcoli statistici, di tecnologie, e nemmeno solo nell’invio degli aiuti alimentari: è un cambiamento di mentalità perché parla di una politica ispirata dai principi della legge naturale e dalla promozione della dignità della persona. Il tutto nella piena consapevolezza che le risorse ci sarebbero per tutti.

Non c’è forse il rischio che richiami come questi vengano presi per buoni in linea teorica, ma non incisivi per la soluzione reale dei problemi?

Mi sembra che la richiesta di un cambiamento di mentalità in una situazione come quella attuale, con questo snodo dato dall’aumento del prezzo dei cereali, sia oggi una questione di convenienza e di lucida analisi di quelli che possono essere i possibili scenari futuri. Di fronte al fatto che ci sono centinaia di milioni di persone che sono sotto i tentacoli della fame e ai problemi legati ai flussi migratori, la possibilità di iniziare a rispondere a queste emergenze favorendo una più equa distribuzione delle ricchezze e favorendo la possibilità per tanti Paesi di cominciare ad autosostentarsi mi sembra una questione non legata soltanto a una sana considerazione di equità e di tutela della dignità umana, ma anche una questione di analisi, di strategie rispetto al futuro dell’umanità.
Rimandare il problema e non cercare di affrontarlo e di risolverlo almeno in parte con quel cambio di mentalità significa andare incontro a problemi sempre più seri che toccheranno da vicino i Paesi più sviluppati.

Quali sono gli altri elementi che secondo lei sono particolarmente importanti in questo discorso di fronte all’assemblea della Fao?

Un’altra cosa da sottolineare è l’“autocitazione” del discorso che il Papa ha tenuto all’Onu quando dice che bisogna superare il paradosso di un consenso multilaterale che continua ad essere in crisi a causa della sua subordinazione alla decisione di pochi: è un giudizio importante, pressante, sulla situazione in cui vivono le Nazioni Unite e tutte queste organizzazioni. Le decisioni appartengono a pochi, mentre quello che serve è allargare la base di chi prende decisioni comuni. Infine sottolineerei anche l’invito che viene fatto ai leader di collaborare in maniera sempre più trasparente con le organizzazioni della società civile. È una bella valorizzazione di chi lavora in questo campo, ed è anche un invito ai governi a non mettere i bastoni tra le ruote a queste organizzazioni.

(Foto: Imagoeconomica)


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