Gilbert: l’aumento mondiale dei prezzi, un puzzle difficile da gestire

- Christopher Gilbert

Il summit del G8 in corso in Giappone ha un’agenda fitta di questioni cruciali. Uno degli argomenti principali sarà come gestire l’attuale fase di crisi economica e in particolare i consistenti aumenti dei prezzi non solo del petrolio, ma anche dei prodotti alimentari, essenziali per le economie in via di sviluppo

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Ragazza indiana

Prezzi, prodotti alimentari e materie prime

 

A livello globale e in termini reali, dal 2005 i prezzi dei cereali sono raddoppiati, in particolare quelli del frumento e del mais, mentre minore è stato l’incremento per il riso ( circa il 75%). Altrettanto si può dire per gli oli vegetali, come palma e colza, con aumenti minori per la soia. I prezzi dello zucchero sono aumentati “solo” del 25%.

Tuttavia, questa è la situazione sul piano mondiale, ma l’andamento dei prezzi nei vari paesi può essere molto diverso, in parte in conseguenza delle politiche governative, in parte per gli alti costi di trasporto che escludono ampie zone dal mercato mondiale, come accade per il mais nei paesi dell’Africa orientale e meridionale. Nonostante la globalizzazione, il passaggio dal livello mondiale dei prezzi a quello locale è tutt’altro che perfetto.

Questa evoluzione è avvenuta sullo sfondo di un altrettanto violento aumento dei prezzi del petrolio, che sono aumentati del 50% dal 2005 e raddoppiati rispetto al 2003, sempre in termini reali. Non è accertato un legame diretto tra gli aumenti dei prezzi di queste due tipologie di prodotti, ma sembra altamente probabile un’influenza indiretta tramite i prezzi dei fertilizzanti e dei costi di trasporto, che nello stesso periodo hanno registrato aumenti tra il 150% e il 200%.

Le cause dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari sono quindi molteplici e se ne possono individuare almeno sette come rilevanti, tra loro interconnesse, che richiedono interventi diversi. Perciò, fino a che non si raggiungerà un accordo su quali sono le cause principali sarà anche difficile concordare politiche comuni.

Dall’analisi che segue si possono trarre alcune conclusioni almeno iniziali, che porterebbero ad individuare la domanda di biocombustibili e i costi di fertilizzanti e trasporti come i fattori più importanti, aggravati dalla scarsa capacità di risposta della produzione agricola, in conseguenza della riduzione degli investimenti in agricoltura degli ultimi decenni. Elementi meno importanti sembrerebbero il deprezzamento del dollaro e l’incremento della domanda asiatica, mentre la speculazione ha senza dubbio effetti consistenti, ma intermittenti e probabilmente non sul lungo termine. Dell’influenza indiretta dei prezzi del petrolio si è già detto.

 

La domanda asiatica

 

Questo è uno dei fattori determinanti nell’aumento dei prezzi del petrolio e delle materie prime, ma è dubbio che sia altrettanto importante per i prezzi alimentari. Una delle prime conseguenze dell’aumento del tenore di vita avvenuto in molti paesi è l’aumento della vendita di automobili, e quindi di carburante, con conseguente aumento della domanda di petrolio. Allo stesso modo, lo sviluppo vertiginoso delle infrastrutture, per esempio in Cina, ha avuto effetti rilevanti sul prezzo di molte materie prime. Tutto ciò non si adatta però ai prodotti alimentari, più rigidi nel seguire l’aumento del reddito e poco coinvolti nelle infrastrutture.

La maggiore richiesta di prodotti alimentari di questa area è in buona parte soddisfatta dall’aumento della efficienza agricola e si può quindi concludere che la rapida crescita asiatica, importante per petrolio e metalli, sia responsabile solo di una piccola parte dell’aumento dei prezzi alimentari.

 

Il deprezzamento del dollaro

 

Dal 2005 il dollaro, rispetto all’euro, si è deprezzato in termini reali di circa il 15%; essendo i prezzi normalmente quotati in dollari, l’aumento dei prezzi in euro è circa di un 15% inferiore.

Tuttavia, l’aumento dei prezzi alimentari è stato generale e ha coinvolto tutte le valute e per dimensioni molto più ampie della svalutazione del dollaro. Quindi, di per sé, anche il deprezzamento del dollaro sembrerebbe responsabile solo per una piccola parte dell’aumento dei prezzi.

 

Il prezzo del petrolio

 

Il prezzo del petrolio è un fattore indiretto di crescita dei prezzi di vari prodotti, ma l’influenza diretta sui prezzi degli alimentari è limitato; più importante, come già anticipato, l’effetto indiretto attraverso il rincaro dei fertilizzanti e costi di trasporto.

Inoltre, occorre fare attenzione al fatto che un andamento parallelo nei prezzi di due beni non indica necessariamente un rapporto di causa ed effetto. Si prenda l’esempio, molto discusso tra i filosofi, dell’erba che è molto verde quando il fiume è in piena: nessuno dei due fenomeni influenza l’altro, ma entrambi sono determinati da un terzo fattore, e cioè la pioggia.

 

I prezzi dei fertilizzanti e i costi di trasporto

 

È indubbio che i prezzi dei fertilizzanti influenzino i prezzi dei prodotti alimentari, aumentandone i costi di produzione. Se i benefici degli aumenti dei prezzi pervenissero direttamente agli agricoltori, questi potrebbero ottenere prestiti dalle banche per acquistare i fertilizzanti e così mantenere o incrementare i livelli di produzione. Questo non è però il caso per molti paesi in via di sviluppo, per esempio dell’Africa, dove i prezzi locali sono aumentati poco, ma i prezzi dei fertilizzanti sono quelli del mercato globale, né le banche sono disposte a concedere prestiti in assenza di garanzie. In questi casi si rischia addirittura una diminuzione della produzione per l’impossibilità degli agricoltori di comprare i fertilizzanti a quei prezzi.

L’aumento dei costi di trasporto ha come effetto di aumentare lo scarto tra i prezzi fob (all’esportazione) e cif ( all’importazione), con il risultato che i consumatori pagano prezzi più alti senza che i produttori ne abbiano un guadagno.

La valutazione tuttavia di quanto sia in realtà l’apporto di questi fattori all’aumento dei prezzi alimentari è incerta, in quanto l’aumento di questi ultimi è iniziato prima dei prezzi dei fertilizzanti e dei costi di trasporto. Comunque, questi fattori continueranno a svolgere il loro effetto negativo anche in futuro e si può ipotizzare che, anche se i prezzi dei prodotti alimentari dovessero scendere, difficilmente torneranno ai livelli di prima del 2005.

 

I biocarburanti

 

Su questo argomento gli esperti sono decisamente divisi e anche i documenti divergono: un recente documento della Banca Mondiale stima che forse addirittura il 60% dell’aumento del prezzo dei prodotti alimentari è dovuto alla sottrazione di terreni in favore della produzione di biocarburanti, mentre secondo il governo degli Stati Uniti si tratta solo del 3%.

La questione è complessa. Le materie prime usate variano a seconda dei paesi: gli USA utilizzano principalmente mais, l’Europa oli vegetali, il Brasile lo zucchero e l’olio di palma è particolarmente importante nell’Asia meridionale. Tranne questi due ultimi casi, in tutti gli altri la produzione non sarebbe profittevole senza sussidi statali.

Negli ultimi due anni, l’intero aumento della produzione di queste materie prime è stato assorbito dai biocarburanti, ma l’impatto sui prezzi non è stato uniforme. L’aumento del prezzo dello zucchero non è stato violento come per il mais e gli oli vegetali, perché la sua produzione può essere rapidamente aumentata e le previsioni per una richiesta fortemente in crescita di etanolo ha spinto la produzione di zucchero brasiliano, probabilmente più a spese delle foreste che di altre culture.

Più importanti sono i risvolti dell’utilizzo degli oli vegetali, in quanto essi vengono largamente usati per l’alimentazione in gran parte del mondo in via di sviluppo e l’aumento dei loro prezzi si traduce in un maggiore costo della vita in questi paesi, anche se il riso è molto più importante sotto questo profilo.

Sia il riso che il frumento non sono utilizzati nella produzione di biocarburanti, come invece il mais, i cui prezzi elevati hanno spinto molti agricoltori americani a sostituirlo al frumento, con conseguente diminuzione della produzione e aumento dei prezzi per quest’ultimo. Dove le tradizioni alimentari lo hanno consentito, il riso ha sostituito gli altri due cereali, ma l’incremento del consumo ne ha fatto crescere il prezzo.

In modo complesso, la produzione di biocarburanti sembra essere quindi un elemento significativo nell’aumento dei prezzi dei cereali. La questione è se si tratta di un effetto permanente. La risposta sta nella capacità di adeguare l’offerta, che abbiamo visto richiedere tempi diversi a seconda dei prodotti. Questa capacità dipende da quanto si lasceranno libere di operare le forze del mercato, facendo sì che gli agricoltori possano beneficiare maggiormente degli aumenti dei prezzi e proteggendo meno i consumatori. Tuttavia, si tratta di interventi difficili sotto il profilo politico.

Alla recente conferenza della FAO, alcuni delegati hanno criticato i governi dei paesi sviluppati per i sussidi dati ai biocarburanti; a mio parere questa critica è sbagliata, perché l’approvvigionamento energetico è altrettanto importante di quello alimentare.

La comunità internazionale dovrebbe invece adoperarsi perché i paesi in via di sviluppo possano produrre loro stessi biocarburanti, come fa il Brasile, utilizzando materie prime non adatte all’alimentazione. Un esempio è la jatropa coltivabile in buona parte dell’Asia e dell’Africa, e che può crescere anche in terreni semi aridi, pur dando ancora risultati economici.

 

La speculazione

 

Si è spesso accusata la speculazione di essere alla base dell’aumento dei prezzi e, senza dubbio, nell’ultimo decennio gli investimenti nei future delle materie prime sono aumentati di molto e i cospicui guadagni continuano ad attrarre denaro. Tuttavia, il grosso di questi investimenti è sui future energetici e seguiti da quelli sui metalli: gli investimenti sulle materie agricole sono molto limitati.

 

Gli investimenti

 

I prezzi delle materie prime agricole sono stati bassi per due decenni, determinando minori investimenti e, quindi, una minore crescita della produttività. Da qui l’invito della FAO a ridare priorità all’agricoltura nelle strategie per lo sviluppo.

Il calo degli investimenti ha ridotto la capacità dell’agricoltura a livello mondiale di rispondere alla attuale crisi di offerta. Un caso analogo è accaduto nel mercato dei metalli, dove i ridotti investimenti degli ultimi decenni del secolo scorso hanno ridotto le riserve di capacità e la flessibilità produttiva per poter rispondere all’aumento di domanda derivante dal boom cinese.

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