Lettera aperta della Compagnia delle Opere al ministro della Giustizia

- La Redazione

Pubblichiamo il testo integrale della lettera aperta che il presidente della Compagnia delle Opere, Bernhard Scholz, ha inviato al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano

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Egregio Onorevole Angelino Alfano

Ministro della Giustizia

 

 

Caro Ministro, nell’ambito della complessa riforma della giustizia a cui il Governo sta per mettere mano, riteniamo giusto e doveroso, con la coscienza del tempo molto lungo che occorrerà, avviare da subito un percorso di riforma strutturale anche del sistema carcerario italiano, che tocchi uno ad uno i diversi punti critici emersi in questi anni.

L’obiettivo è quello di creare una sorta di devoluzione o di federalismo anche nel campo penitenziario, sgravando l’apparato burocratico centrale di tutte quelle funzioni che in modo più efficace e incisivo possono essere svolte a livello locale e favorendo in modo particolare la capacità dei cittadini stessi e delle loro formazioni sociali di rendersi protagonisti nella risposta ai propri bisogni di giustizia e di sicurezza, nel rispetto dei principi costituzionali di solidarietà e di sussidiarietà.

 

Il lavoro nelle carceri.

Il primo e più evidente dato di fatto è che il lavoro rimane oggi la misura più efficace di rieducazione e reinserimento sociale dei detenuti. E’ provato che senza un vero lavoro secondo le regole del mercato la recidiva si attesta su percentuali altissime (90%), mentre in caso contrario, con un vero lavoro, la recidiva registra abbattimenti molto significativi (riducendosi all’1%). Riteniamo perciò indispensabile favorire, sostenere e incentivare le attività lavorative dei detenuti approvando tutte quelle misure che possano spingere le imprese a investire nel mondo carcerario.

 

Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Va avviata urgentemente la riforma del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria introducendo l’esecuzione penale regionale attraverso gli attuali provveditorati regionali, ai quali va concessa una reale autonomia organizzativa e gestionale in ordine a risorse economiche, gestione del personale e rapporti sindacali.

Alcune misure concrete:

  1. collegare la distribuzione delle risorse economiche al numero e alla tipologia di detenuti effettivamente presenti in una certa area;

  2. stabilire le dotazioni organiche degli istituti (agenti, psicologi, educatori, assistenti sociali, personale amministrativo e tecnico) in base al numero e alla tipologia dei detenuti presenti;

  3. affidare l’esecuzione penale ai provveditorati regionali istituendo macro-aree.

 

La Polizia Penitenziaria.

Va recuperata la responsabilità della Polizia Penitenziaria nell’attività di rieducazione dei detenuti (“Vigilando redimere”); la Polizia Penitenziaria oggi è impegnata quasi esclusivamente in attività di sorveglianza e di mantenimento dell’ordine interno degli istituti, ma è necessario che, com’era in origine e come è tuttora in altri paesi europei (Spagna e Germania su tutti), recuperi anche una funzione attiva e decisamente propulsiva sul terreno della rieducazione, restituendo dignità alle persone impegnate in questo duro lavoro.

 

Magistrati di sorveglianza

L’azione del Magistrato di Sorveglianza è un elemento fondamentale per il recupero dei detenuti e l’abbattimento della recidiva (che vuol dire più sicurezza e meno costi). Bisogna stabilire rapidamente un giusto rapporto tra i Magistrati e i detenuti, equamente distribuiti.

 

 

Signor ministro,

queste proposte nascono dall’esperienza di Compagnia delle Opere e in particolare dal lavoro di tante nostre imprese sociali impegnate direttamente con il mondo delle carceri.

Siamo convinti che quella indicata sia un strada percorribile e che possa generare benefici per tutto il sistema carcerario italiano, favorendo e sostenendo il recupero e la reintegrazione dei carcerati, e in questo modo rispondendo anche alla crescente domanda di sicurezza da parte dei cittadini.

 

 

Bernhard Scholz

Presidente Compagnia delle Opere

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