Nella sussidiarietà la chiave per amministrare lo Stato

L’intervista a Salvatore Taormina, segretario generale della Presidenza della Regione Siciliana, dove si spiega il ruolo chiave che ha, e che avrà sempre di più in futuro, il principio di sussidiarietà nella gestione pubblica del nostro Paese

28.08.2008 - La Redazione
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Sussidiarietà e Pubblica amministrazione è il titolo dell’incontro del Meeting di Rimini al quale prendono parte Roberto Albonetti, direttore generale della direzione, istruzione e formazione per la Regione Lombardia, Carlo Lauro, direttore del dipartimento matematico statistico dell’Università Federico II di Napoli, Andrea Ranieri, assessore alla cultura del comune di Genova e Francesco Verbaro, segretario generale del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Abbiamo chiesto a Salvatore Taormina, segretario generale della Presidenza della Regione Siciliana, e moderatore della conferenza, di anticiparci i temi che verranno affrontati.

 

Dottor Taormina per quale motivo s’è scelto di dedicare un incontro al tema del rapporto fra sussidiarietà e pubblica amministrazione?

 

Il tema del rapporto tra società e pubblica amministrazione è di quelli che oggi non lasciano scampo, specie in un sistema nel quale la vita dei cittadini, dei corpi intermedi e delle imprese appare fortemente condizionata dall’inefficienza di un apparato pubblico che spesso rallenta, anziché agevolare, la risposta ai bisogni della gente. Qualcuno ha parlato di una vera “emergenza nazionale”. Questa tavola rotonda nasce nel tentativo di mettere in comune l’esperienza di quanti lavorano nella Pubblica Amministrazione tutt’altro che rassegnati a quella sorta di “programmatica demotivazione”, che si vorrebbe giustificare con la rinunzia alla possibilità di un miglioramento, trincerandosi dietro le generali disfunzioni del sistema.

 

Come si può essere protagonisti in ambito lavorativo all’interno dell’amministrazione pubblica, luogo spesso considerato come il ricettacolo del lassismo statalista?

 

Il titolo del Meeting chiede di esprimere un “protagonismo” anche a quanti vivono in un ambiente di lavoro che si vuole caratterizzato dalla gestione in forma impersonale di funzioni burocratiche che una crescente mole legislativa riversa su settori sempre più ampi della vita economica e sociale. A questa sfida la Pubblica Amministrazione risponde a partire dalla nostra specifica condizione di lavoro e dalla responsabilità che essa chiede verso tutti i cittadini e verso il nostro desiderio di bene.

 

Da qualce tempo la parola “casta” viene spesso associata agli ambienti pubblici, come vede queste critiche?

I vizi della casta sono i segni più evidenti di una crisi di funzionalità ed efficienza della Pubblica Amministrazione dalle radici profonde che, a dispetto delle significative riforme intervenute sin dagli anni ’90, ricade pesantemente, oggi, sui cittadini, sui corpi intermedi e sulle imprese del paese. Di fronte a questo scenario la leva repressiva è certamente necessaria, ma sarebbe illusorio attendersi solo da essa quel cambiamento profondo di cui c’è bisogno. C’è da mettere a tema, anche nella Pubblica Amministrazione, una “questione educativa”.

 

Qual è dunque, a suo avviso, la chiave di volta per un cambiamento radicale?

 

Tutte le molteplici e qualificanti analisi partorite in questi anni tendono a concentrarsi sugli effetti di tutti i processi, tralasciando, piuttosto, l’origine del problema: l’obliterazione della domanda sul significato del proprio lavoro e della stessa funzione cui è chiamata a rispondere la stessa Pubblica Amministrazione. Opportuno a tal riguardo è il riferimento a quanto affermò don Giussani nel 1987 ad Assago: “La persona è caratterizzata da un elemento dinamico che, attraverso le domande, le esigenze fondamentali in cui si esprime, guida l’espressione personale e sociale dell’uomo”.

 

Quali prospettive vede per un ruolo più incisivo del principio di sussidiarietà all’interno delle istituzioni pubbliche?

 

Il punto di partenza è la centralità di questo originario dinamismo, l’unico in grado di mettere insieme, nella costruzione del “bene comune”, quanti operano dentro e fuori il “palazzo”. Al di là di ogni retorica istituzionale o mediatica, temi come la legalità, la trasparenza e l’efficienza della Pubblica Amministrazione, possono, così, essere riproposti con una valenza del tutto nuova e rivoluzionari: quella dettata dal principio di sussidiarietà. In questi anni la sussidiarietà ha orientato in maniera determinante esperienze amministrative e di governo alle quali è possibile guardare, oggi, come efficaci termini di paragone cui è possibile guardare, per rilanciare in chiave sussidiaria il ruolo della P. A., e di quanti operano al suo interno, attraverso organici interventi legislativi e nuovi modelli di programmazione, in grado di mettere al centro la società e la sua capacità di risposta a bisogni sociali e attese di sviluppo.

 

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