SCENARIO / Pillitteri: trionfa il moralismo dei moralisti, preludio al nichilismo

- Paolo Pillitteri

La differenza fra la Prima e la Seconda repubblica riguardo alla “questione morale” non è tanto nel tasso di ipocrisia, del faire sans dire della prima rispetto all’esplicità della seconda. Si delinea un’epoca nella quale l’estensione di un vizio diventa una pandemia. L’analisi di PAOLO PILLITTERI

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Non è vero che la differenza fra la Prima e la Seconda repubblica sia il tasso di ipocrisia, del faire sans dire della prima rispetto all’esplicità della seconda. C’è anche questo, ma non come difetto. Nemmeno una virtù, s’intende.
Quello che ci sta accadendo intorno non solo va al di là di ogni immaginazione, ma delinea un’epoca nella quale l’estensione di un vizio diventa una pandemia.

Ciò che era un’infezione s’è trasformata in una peste. Nella peste. Il fatto più singolare sta anche nell’incredibile presa d’atto di trovarci in una sedicente Seconda repubblica, bensì originata da una fortissima questione morale esplicata dal potere mediatico-giudiziario caro alla sinistra, ovvero gogna e manette, ma risoltasi nella continuazione della prima moltiplicandone esponenzialmente i difetti, le malattie, il nichilismo. Allora marginali, di massa oggi.

La volgarità è la peste di oggi. La massificazione dei comportamenti. L’indifferenziata valutazione del privato e del pubblico, la confluenza dell’uno nell’altro, del morale e dell’amorale, l’indistinta ed estesa zona grigia dove i modelli comportamentali offerti si sono abbassati sempre più esattamente come la vita bassa, e le infradito obbligatorie ovunque, quando fa caldo, per dire.

Quello che impressiona, ma non tanto, è che la guerra contro il Premier, scatentata da un giornale/partito coi toni inquisitori e inappellabili dell’etica pubblica e salvifica, si è rovesciata come un guanto, illuminando uno scenario devastato e devastante.
Imputando il Cavaliere, non di comportamenti privati eccessivi, ma di una violazione sistematica della morale ai limiti, se non oltre, del codice penale, indicandolo al ludibrio delle anime belle della nostrana gauche, ebbene, questo apparato accusatorio s’è di colpo sgonfiato, ha fatto flop, rivelando l’ipocrisia, questa sì grave e inescusabile, dei moralisti moralizzati.

 

 

Già l’immortale Alberto Sordi aveva incarnato, proprio ne "Il moralista" (degli anni Cinquanta) l’aspetto double face di un simile fenomeno socio-politico. Solo che quello sordiano era un modello ristretto, morbidamente allusivo a una certa Dc.

Il Cavaliere non è uno stinco di santo, si capisce. Ci vogliono far credere che sia la causa, il fomite, l’origine dei mali. Non è così. Semmai, anche il Premier è l’effetto. Un po’ come la sedicente Seconda è l’effetto di un indelebile peccato originale della politica: l’aver affidato, nel ’93-’94, al potere giudiziario con la grancassa mediatica e la sinistra miracolata, la salvezza etica del paese.

Invece di ristabilire il regno della virtù nella nuova Italia dell’etica, si è avuto il trionfo dell’antipolitica e, al tempo stesso, la delegittimazione violenta dell’avversario "politico".
Berlusconi è stato nel mirino dei guardiani della virtù da allora, nell’illusione di una sua eliminazione giudiziaria. Col risultato di rafforzarlo, anche perchè la sinistra, plagiata dai maitre a penser di Largo Fochetti, non ha progetto, visione del paese, capacità prospettica. Non è credibile. Per di più, come si dice, è stata presa "col sorcio in bocca".

 

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