SCENARIO/ 2. Il Giornale Libero che piace a Berlusconi per far “guerra” a Repubblica

- Franco Saro

Ci sono indizi che sembrano avvalorare l’ipotesi che circola negli ambienti giornalistici di una prossima, magari non tanto vicina, fusione dei due principali quotidiani di centrodestra

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Feltri e Belpietro insieme a Libero

Se lo chiedeste, come abbiamo fatto noi, al direttore de Il Giornale Vittorio Feltri, risponderebbe che non si può mai sapere cosa riserva il futuro e lo dimostra il fatto che dopo cinque anni è tornato al comando di via Negri. Se lo chiedeste al direttore di Libero Maurizio Belpietro, come noi non abbiamo fatto, la sua risposta sarebbe fumosa, non vaga ma interlocutoria.

 

Perché l’ipotesi che circola negli ambienti giornalistici di una prossima, magari non tanto vicina ma prossima, fusione dei due principali quotidiani di centrodestra è una di quelle possibilità future che vengono più proposte da qualche indizio e dalla logica più che da dichiarazioni messe nere su bianco dai protagonisti.

Cominciamo a mettere in fila gli indizi. Il primo e il più clamoroso è questo: dal 15 novembre la Mondadori lascia il campo alla società di Daniela Santanchè per la raccolta della pubblicità nazionale per Il Giornale. L’ex candidato premier della Destra ha cominciato a girare per i corridoi di via Negri subito dopo l’insediamento di Feltri ed è, guarda non il caso, anche titolare della società che raccoglie la pubblicità per Libero.

Cosa c’entra direte voi. C’entra per due motivi. Primo, la Santanchè è socia della Tosinvest, l’azienda degli Angelucci che controlla anche Libero.Secondo, la Mondadori è socia di Paolo Berlusconi nella compagine azionaria de Il Giornale. Insomma entra il socio di un concorrente ed esce il socio del proprietario. Strano. A meno che non si tenga conto di scenari futuri comuni.

Il secondo indizio sta tutto nei conti de Il Giornale che fu di Montanelli. I conti non andavano bene e Feltri che lo sta rilanciando ha un contratto che lega il suo stipendio ai risultati. Insomma, più copie fa più guadagna. Dati i risultati sta guadagnando tanto. Forse, persino più di quanto coloro che lo hanno chiamato al vertice del quotidiano si aspettavano. I conti, poi, stanno tornando in ordine, ma quest’ordine è legato a filo doppio con la squadra e il nome del direttore che, prima o poi, passeranno di nuovo alla cassa. Oppure si ritroveranno in mano un’arma formidabile di ricatto, naturalmente solo economico, nei confronti dell’editore.

Il terzo indizio è tutto politico. Le campagne di Feltri non sono dispiaciute ma hanno qualche problema a Silvio Berlusconi che ha cercato di sottolineare la sua estraneità agli attacchi a raffica de Il Giornale. In cuor nostro gli crediamo, ma nessuno può dimenticare che il quotidiano è gestito dal fratello del Premier e che quest’ultimo ha di certo avuto voce in capitolo nel rientro di Feltri in via Negri. Il direttore gioca in proprio contro tutti (uno escluso) e soprattutto gioca per sé. Una posizione di grande forza per Feltri, sostenuto dai risultati, ma scomoda per un presidente del consiglio. Un Giornale Libero con Feltri direttore lo libererebbe dagli imbarazzi e nello stesso tempo gli darebbe un alleato formidabile.

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Un unico giornale di centrodestra, infatti, non raggiungerebbe il numero di copie vendute da Corsera e Repubblica (anche perché bisognerebbe capire quanti lettori hanno ogni giorno in comune), ma potrebbe diventare un punto di riferimento per un’area politica che è maggioranza nel Paese. Non solo: l’unione delle due testate metterebbe nello stesso calderone alcuni tra i migliori giornalisti italiani di inchiesta, le penne più prestigiose e i commentatori più attenti di centrodestra che, anche senza la necessità di rincorrersi gli uni con gli altri, potrebbe sviluppare una impressionante capacità di fuoco e di notizie.

 

Anche il resto del quotidiano ne avrebbe giovamento perché, una volta che i due quotidiani si unissero, il concorrente non sarebbe più l’uno o l’altro, ma il Corriere e Repubblica e quindi sarebbe necessario porre maggiore attenzione anche a quei settori finora trascurati per dare spazio alle inchieste e alle prime pagine.

 

Per arrivare a questo punto mancano ancora due pedine: gli Angelucci, proprietari di Libero, e Maurizio Belpietro direttore dello stesso quotidiano. I primi non hanno più un buon rapporto con Feltri dopo che il direttore li ha abbandonati pochi mesi fa, ma se fiutano l’affare non si faranno scrupoli di coscienza. Mentre Belpietro, dal canto suo, sembra sempre più proiettato verso la televisione. Sarà lui a fare il famoso programma di informazione di centrodestra per la Rai, anche se continuerà a fare anche quello mattutino per Canale 5. Per ora ha chiesto di poter mantenere il suo incarico alla direzione di Libero, ma se gli impegni dovessero moltiplicarsi dovrà fare delle scelte. Che forse, in cuor suo, ha già fatto.





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