SCENARIO/ Amicone: dall’Unità segnali di ribellione al contadino ubriaco

- Luigi Amicone

La cosa più intelligente scritta su questo mondo politico di panna montata che pare non sussistere se non in presenza del Cavaliere Nero, vi sorprenderà, non si trova sui giornali di destra. Ma bensì in una rubrica dell’Unità

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Comincia l’ultimo mese dell’anno 2009, ma l’aria italiana non cambia. E sono ormai 15 anni. Vero è che l’ennesima settimana di passione del Presidente del Consiglio non sarà proprio una passeggiata. Ma un concerto di fuochi e fiamme per la caccia alla solita strega. Ma così va il mondo. Un po’ come va il contadino ubriaco.

Tant’è, mentre un tale che solo qualche mese orsono si piccava di essere solo “un magistrato che fa il proprio dovere” e ora che ha raggiunto l’agognato scranno di parlamentare europeo sbraita di un “Berlusconi in galera”, il menu fisso della politica italiana si arricchisce di ulteriori spezie giudiziarie e peperoncino piazzaiolo.

Il servizio à la carte della settimana prevede le seguenti portate: si è incominciato ieri, martedì 1 dicembre, con la decisione in via definitiva da parte della Corte d’Appello di Milano sull’istanza di sospensione della sentenza civile di primo grado con la quale la Fininvest è stata condannata a risarcire 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti per l’affare del Lodo Mondadori.

Giovedì 3, in contemporanea con l’udienza a cui avrebbe dovuto presenziare lo stesso Berlusconi (impedito causa Consiglio dei ministri) per il caso Mills – udienza fissata il 27 novembre scorso, vedete come in certi casi la giustizia è rapida e snella? -, Michele Santoro anticiperà ad Anno Zero le dichiarazioni che Gaspare Spatuzza offrirà in un’aula bunker del tribunale di Torino, dove il killer di mafia accuserà Berlusconi di essere il mandante delle stragi di mafia del ’93 e il referente del rinnovato patto tra mafia e stato dopo la fine della Prima Repubblica e l’uscita di scena di Giulio Andreotti, Bettino Craxi&Co.

Infine, sabato 5 dicembre, apoteosi: è il giorno del No-Berlusconi day, in cui alla testa di un imponente corteo, l’ayatollah Antonio Di Pietro marcerà sul parlamento e contro gli italiani che hanno eletto lo Scià di Arcore (e fa niente se il furbetto dell’Idv ha scippato l’iniziativa al famoso “popolo dei blogger”, vedi la circostanziata denuncia di Franco Lai su wwww.polisblog.it).

Ora, la cosa più intelligente scritta su questo mondo politico di panna montata che pare non sussistere se non in presenza del Cavaliere Nero, vi sorprenderà, non si trova sui giornali di destra. Ma bensì in una rubrica dell’Unità, a firma di Francesco Piccolo. Il quale, il 30 novembre, in risposta al molto elegante invito rivolto sulle pagine di Repubblica da Adriano Sofri al Pd di Bersani a partecipare alla manifestazione dipietrista, osservava amaramente che «neanche la lucidità di Sofri riesce a togliere un peso dallo stomaco, che anno dopo anno diventa più insostenibile e che bisogna sopportare per forza perché i medici hanno diagnosticato la guarigione soltanto quando Berlusconi non sarà più in politica».

 «E cioè, che da questa parte, dalla parte degli antiberlusconiani, siamo in tanti, la pensiamo in maniera diversa su tante cose, ma siamo costretti a stare tutti insieme. Siamo costretti a stare sempre insieme con forcaioli, violenti, reazionari, comici diventati messia, gente che starà bene soltanto quando vedrà tutti in galera, altri che fanno una satira di serie C e altri ancora che mandano mail a tutto il mondo con barzellette su Berlusconi o sull’altezza di Brunetta».

 
Conclusione: «Molti di quelli che stanno da questa parte sono diventati, o sono disposti a diventare, peggiori di quelli che sono. Perché, dicono, è Berlusconi che ci costringe a farlo. Ecco, è esattamente questa conclusione che respingo con tutte le forze: non voglio essere peggiore di quello che sono; perché lo sarei da quindici anni e ancora per qualche anno, suppongo. E si può essere peggiori in modo cosciente, e addirittura volontario, per un giorno o per una settimana, ma non per un Ventennio».

 
Insomma, anche dalle parti del Pd c’è qualcuno e, si spera molti di più nelle settimane, mesi e anni a venire, che vorrebbero sottrarsi alla logica del contadino ubriaco. Colui che, diceva Martin Lutero, va come va il mondo. E che «non si fa in tempo ad aiutare a montare in sella da una parte che subito cade dall’altra».

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