ALLEANZE/ Buttiglione (Udc): non andremo mai con la sinistra

- int. Rocco Buttiglione

Il “caso Fini” monopolizza l’attenzione all’interno del Pdl, in una delle settimane più delicate per il governo. Nel panorama politico c’è però chi ha scommesso da tempo su un profondo cambio di scenario e sulla fine del bipolarismo. Questa sembrerebbe l’ipotesi dell’Udc. Ne abbiamo discusso con l’On. ROCCO BUTTIGLIONE. VOTA IL SONDAGGIO

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Il “caso Fini” monopolizza l’attenzione all’interno del Pdl, in una delle settimane più delicate per il governo, alle prese con i processi a carico del premier e le voci di possibili pesanti accuse mafiose da parte del pentito Spatuzza.
Nel panorama politico c’è però chi ha scommesso da tempo su un profondo cambio di scenario e sulla fine del bipolarismo. Questa sembrerebbe l’ipotesi dell’Udc di Casini, che, nell’attesa di un nuovo assetto, tratta separatamente con Pdl e Pd le alleanze alle elezioni regionali. Ne abbiamo parlato con l’On. Rocco Buttiglione.

Qual è la vostra posizione in questo delicato frangente dell’esecutivo e forse del bipolarismo stesso?

Noi pensiamo che il bipolarismo abbia fallito. Da 15 anni questo paese non cresce, si è smarrita la politica e la capacità di mettere d’accordo la gente su un progetto di bene comune. Si è pensato che dicendo “o di qua o di là” si risolvessero i problemi, il risultato invece è che chi vince le elezioni non riesce a governare, perché deve conciliare posizioni troppo diverse. In secondo luogo ogni governo spende il suo tempo a disfare ciò che ha realizzato quello precedente perché si fanno le riforme senza il minimo accordo con l’opposizione. In questo modo si prendono meno decisioni, contrariamente a quanto si crede, e la gente non si sente rappresentata. È giunto il momento di cambiare sistema.

Quale sistema e quale legge elettorale avete in mente?

Guardi, siamo circondati da esperti di sistemi elettorali che ci dicono: “Bisogna fare come in tutta Europa, due schieramenti e il Presidente del Consiglio eletto direttamente dal popolo”. In realtà non esiste alcun paese europeo nel quale il premier sia eletto dal popolo e tutti i sistemi elettorali, tranne quelli di Gran Bretagna e Francia, sono proporzionali. Il sistema migliore mi sembra il proporzionale alla tedesca.

È un problema solo di modelli? Sembra invece che i mali che affliggono la politica siano sempre gli stessi al di là delle soluzioni formali?

A mio parere questo paese si governa solo dal centro, ci sono troppi estremismi, troppa faziosità e un clima perenne da guerra civile. Anche alla Camera, se non ci fosse quella striscia esile di parlamentari dell’Udc quelli dell’Idv e della Lega si picchierebbero.
Il centro non è solo un concetto politico-geografico, è il luogo elettivo dei cristiani impegnati in politica, la casa di quelli che sanno che la risposta alle domande fondamentali della vita vengono dalla religione e non dalla politica. Bisogna laicizzare la politica e paradossalmente possono farlo solo i credenti.

La scommessa di posizionarvi fuori dai due poli è stata vinta, visto che c’era il rischio di scomparire. Siete però davvero convinti che gli italiani vorranno rinunciare al bipolarismo, pur coi limiti che ha sottolineato prima?

 

 

A nostro avviso gli italiani sono stanchi di un sistema in cui gli estremisti trionfano e nel quale la politica si riduce alla lotta a morte per distruggere l’avversario. Nel sistema che ho in mente le maggioranze si possono anche dichiarare prima del voto, questo non è un problema.

Tornando all’attualità, siete equidistanti dal Pdl di Berlusconi e dal Pd di Bersani?

No. Tra noi e la sinistra c’è un abisso antropologico che riguarda la concezione della persona umana, della vita, del matrimonio, della famiglia, dell’educazione e una lontananza dal loro approccio statalista. Tra noi e Berlusconi c’è invece un abisso di un’altra natura.

Su quali temi?

Una diversa concezione delle istituzioni, dello Stato, della Costituzione. Il nostro elettorato è vicino all’elettorato del Pdl, ma siamo molto preoccupati dalla deriva di Berlusconi, che si sta mettendo tutti contro.

Non siete quindi equidistanti, ma più vicini al centrodestra, anche a livello di elettorato. È la presenza di Berlusconi a impedire per ora un ritorno dell’Udc nella coalizione di centrodestra?

Non è la presenza di Berlusconi a impedirlo, perché tutti possono rinsavire, è la linea che sta portando avanti.

Se tra l’Udc e la sinistra c’è un “abisso antropologico”, com’è possibile che si parli di alleanze con la sinistra a livello regionale. Pare che D’Alema sia disposto a sacrificare Nichi Vendola e Mercedes Bresso per ottenere la vostra alleanza, non solo alle regionali…

Posto che non abbiamo nessuna paura ad andare da soli, ad oggi non abbiamo deciso nulla. Berlusconi sembra non avere fretta di scegliere per tenere sulla corda gli alleati, mentre Bersani non ha ancora il controllo del suo partito. Se sul territorio emergeranno le condizioni per allearsi per il bene delle comunità locali siamo disposti a parlare. Il candidato presidente e il programma però si decide insieme, altrimenti andiamo da soli.

Al di là delle regionali è ipotizzabile nel futuro ritrovare l’Udc al governo con la sinistra?

 

 

 

Credo che sia possibile solo in caso di emergenza, se ad esempio Berlusconi portasse il Paese a elezioni anticipate per stravolgere la Costituzione.

Se davvero pensate a un grande centro, capace di stare in piedi da solo, l’alleanza con il nuovo soggetto di Rutelli è inevitabile, o sbaglio?

Vedremo. Sicuramente altri moderati del Pd seguiranno Rutelli perché è fallito un progetto politico, quello di Prodi e prima ancora di Dossetti: l’unione tra cattolici e comunisti. Non intendo dire che nella vita non si possa cambiare, ma esiste un dna e una linea evolutiva. Un lupo può diventare un cane, ma non un cavallo e un Heoippus può diventare un cavallo, ma non sarà mai un cane.

Seconda lei stiamo rischiando una nuova Mani Pulite. Cosa pensa di questa nuova stagione dei veleni e dei pentiti?

Tutte le volte che la politica riacquista il suo ruolo emerge dal fondo senza fine degli scandali italiani qualcosa che travolge di nuovo la politica e rilancia la lotta a morte delle fazioni, il pettegolezzo, il sospetto del tutti contro tutti. A Berlusconi consiglio di lasciar perdere il processo breve e di reintrodurre l’immunità per proteggere la politica dagli attacchi indebiti della magistratura.

Secondo lei in Italia opera una “giustizia a orologeria”? Vuole commentare l’avviso di garanzia al presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni?

Sono convinto che Formigoni dimostrerà la sua innocenza, gli faccio i migliori auguri e colgo l’occasione per dire che Roberto ha governato bene la Lombardia. Se lui non sarà il candidato della Lombardia di alleanze non se ne parla nemmeno.

(Carlo Melato)
 

 

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