5X1000/ Sposetti (PD): ecco il ddl bipartisan per renderlo stabile

- int. Ugo Sposetti

A palazzo Madama e a Montecitorio è stato presentato, nel corso di una conferenza stampa tenutasi ieri, dall’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà il disegno di legge bipartisan per rendere permanente la normativa sul 5 per mille. Uno dei quattro propositori spiega il lavoro dell’intergruppo e gli obiettivi di questa iniziativa

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A palazzo Madama e a Montecitorio è stato presentato, nel corso di una conferenza stampa tenutasi ieri, dall’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà, il disegno di legge bipartisan per rendere permanente la normativa sul 5 per mille. L’ormai noto meccanismo che consente al contribuente di indirizzare questa percentuale dei propri versamenti a beneficio di enti non profit è ormai giunto al quarto anno senza ancora ottenere un chiaro collocamento in ambito legislativo. Il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti, l’on. Maurizio Lupi vicepresidente della camera, il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri e l’on. Ugo Sposetti, esponente del PD, hanno dato il giro di vite a questa situazione di stallo, la quale, nelle scorse edizioni, proprio per la connotazione provvisoria, ha provocato numerose difficoltà e ritardi nell’attuazione. Abbiamo chiesto all’onorevole Ugo Sposetti di spiegarci l’esperienza e le iniziative dell’intergruppo, che annovera a tutt’oggi 320 parlamentari, e quali novità potrebbe portare l’approvazione del disegno di legge    

Onorevole Sposetti, quali sono le novità e gli obiettivi che vi siete posti nel presentare il disegno di legge sul cinque per mille alle camere?

La novità fondamentale consiste nel fatto che finalmente il provvedimento potrà diventare definitivo. Il cinque per mille non sarà più annuale e in balìa delle modifiche improvvisate dai vari governi che si succedono. Ponendo dunque una norma di questo tipo nella nostra legislazione lanciamo un chiarissimo segnale di sostegno nei confronti del terzo settore, delle associazioni non profit e del mondo del volontariato.

In secondo luogo, dando stabilità a questa iniziativa, sarà più semplice evitare che ne beneficino anche “approfittatori”, come avvenne nelle passate edizioni. Abbiamo infatti previsto una vera e propria griglia di ammissione per gli enti che intendano candidarsi e presentarsi come beneficiari. Basti pensare che gli scorsi anni fra i candidati si annoveravano anche associazioni di golf o di filatelia. Non è proprio questo ciò a cui pensavamo quando ideammo questa iniziativa. Episodi come quelli che ho citato non fanno altro che minare il credito di cui finora gode da parte dei cittadini questa pratica.   

Qual è il valore culturale e politico di un’iniziativa come quella del cinque per mille?

Innanzitutto il cinque per mille ribadisce il valore della solidarietà e mette in evidenza quanto questa virtù sia una connotazione tipica del nostro Paese. La prima applicazione vide l’adesione di oltre 16 milioni di contribuenti su un totale di 26. Si tratta di cittadini che hanno riempito un modulo che per loro era una novità, e scritto il codice fiscale dell’associazione, un’operazione che richiedeva un interesse effettivo nei confronti dell’iniziativa. Ciò significa che il cinque per mille è particolarmente apprezzato dalla società italiana.  

Il motivo di una simile adesione va a mio avviso ricercato nell’enorme capacità insita in questo provvedimento di raggiungere capillarmente gli ambiti locali dell’associazionismo. Si tratta di un’azione capace di incidere in profondità sul territorio proprio perché favorisce i piccoli enti non profit che sono a contatto diretto con il cittadino, un meccanismo insomma “sussidiario”.

In terzo luogo sottolineerei quanto è stimolata proprio la libertà dei contribuenti che, senza essere teleguidati da giornali, televisioni e media vari, ma essendo a diretto contatto con le imprese sociali possono a proprio piacimento scegliere quali di queste premiare con il loro versamento.

Che ruolo ha avuto l’intergruppo parlamentare nella promozione di questo provvedimento?

Il ruolo del dialogo in ogni senso, sia all’interno del dibattito parlamentare sia nel rapporto con le realtà del non profit. È stato l’intergruppo a promuovere un numero elevatissimo di incontri con decine e decine di enti e realtà locali e nazionali per mettere a punto una normativa di questo tipo. Si è trattato di un lavoro che ha coinvolto anche numerose fondazioni e il Forum del Terzo Settore. La stesura di un testo condiviso da tutti i soggetti che operano in questo mondo e dagli attori politici è stata possibile grazie a un dialogo di pieno successo. Un virtuoso esempio di come la maggioranza dovrebbe dialogare con l’opposizione e viceversa.

Quali saranno le prossime “battaglie” che prevede intraprenderà l’intergruppo?

 

Ci stiamo organizzando per ottenere in breve tempo un incontro sull’economia sociale tout court. Questo riguarderà sia tematiche concernenti ancora il terzo settore sia la piccola e media impresa. In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando è infatti impensabile non garantire la tranquillità a questi due segmenti della nostra economia. Il mondo del non profit e le piccole imprese devono avere quella tranquillità che consenta loro non solo di sopravvivere, ma anche di crescere e svilupparsi. Trovo che ciò sia un principio irrinunciabile perché sono ambiti che mantengono occupazione e producono reddito risultando il vero e proprio nerbo della nostra struttura economica.

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