LEGGE 40/ Morresi (CNB): la decisione della Corte? Apparentemente inspiegabile

- int. Assuntina Morresi

Il pronunciamento della Corte di Cassazione sulla Legge 40 ha suscitato l’entusiasmo dei movimenti radicali e perplessità nei promotori della legge i cui risultati positivi sono stati resi noti proprio nei giorni scorsi. Ma qual è il vero significato di questa decisione? Assuntina Morresi lo spiega ai lettori de ilsussidiario.net

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Dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge 40, che regola la procreazione medicalmente assistita in Italia, ilsussidiario.net ha intervistato Assuntina Morresi, docente di Chimica Fisica all’Università di Perugia, componente del Comitato Nazionale di Bioetica e consulente su queste tematiche al Ministero del Welfare.

Innanzitutto, cosa cambia della legge 40 dopo questa sentenza?

Nella pratica concreta, a quanto pare, poco. La Corte Costituzionale ha abolito nell’art.14, al comma 2, la frase “ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”, eliminando il limite dei tre embrioni.

Sempre all’articolo 14, al comma successivo, la Corte ha aggiunto che il trasferimento di embrioni deve essere effettuato senza pregiudizio per la salute della donna.

Quindi la norma da oggi in vigore dice con queste tecniche non si devono creare embrioni in numero superiore a quello strettamente necessario, ma non si dà un limite numerico, e poiché si mantiene il divieto al congelamento, alla soppressione degli embrioni, alla loro selezione eugenetica, ed anche al loro uso per ricerca, mi chiedo: un medico che domani crea tre embrioni, con queste nuove norme, che farà, visto che non ne può congelare o sopprimere nessuno? Li dovrà trasferire tutti e tre, esattamente come prima.

Vorrebbe dire che non cambia niente?

Voglio dire semplicemente che se si creano embrioni in più rispetto a quelli che si vogliono trasferire in utero, non si sa poi che farsene, visto che la legge permette solo di trasferirli in utero. Quale sarebbe allora il vantaggio di produrne di più rispetto a quel numero massimo di tre che valeva fino ad oggi? Se il medico crea quattro embrioni, che ne fa? Non può congelarli, non può sopprimerli. Li trasferisce tutti?

E allora?

Allora bisognerà aspettare le motivazioni della sentenza, e poi probabilmente ci sarà bisogno di nuove linee guida, per chiarire effettivamente quali siano adesso le procedure permesse, e quali le pratiche da seguire.

Le associazioni radicali che da sempre contrastano la legge cantano vittoria e dicono che in questo modo saranno i medici a decidere il numero di embrioni da creare, in base alle condizioni di salute e di età della donna.

Ma questo era possibile anche prima. Non c’era l’obbligo di produrre e impiantare tre embrioni. Quello era il numero massimo. Se ne potevano trasferire in utero due o uno, come oramai indicano tutti gli esperti (in Belgio vengono dati incentivi economici a chi accetta di trasferire un solo embrione). E intanto si potevano congelare gli ovociti, per fecondarli successivamente.

Fermo restando il fatto che rimane confermato il divieto di congelare embrioni, vorrei comunque ricordare che l’efficacia delle tecniche di fecondazione assistita crolla quando si ha a che fare con embrioni congelati, rispetto a quelli freschi. Si parla di una differenza di otto-dieci punti percentuale, maggiore per i freschi. Con embrioni freschi le tecniche sono più efficaci.

Ma chi critica la legge dice che questo limite di tre embrioni costringe le donne a sottoporsi a più stimolazioni ovariche, per produrre sempre nuovi embrioni, e questa è una procedura pericolosa.

Chi critica le legge non vuole guardare i risultati dell’applicazione della 40. In questi tre anni nel nostro paese, proprio grazie alla legge 40, sono crollate le complicazioni da stimolazioni ovariche: sono lo 0.5%, mentre in Europa la media è dell’ 1.2%. Come si potrà mantenere questo ottimo risultato se si aumenteranno le stimolazioni ovariche per produrre più ovociti? Io vedo innanzitutto questo pericolo dopo l’intervento della Corte Costituzionale.

Ma in Italia abbiamo troppe gravidanze trigemine, proprio per questo limite di tre embrioni.

I parti trigemini in Italia sono stabili al 2.7%. Ma come è spiegato nella relazione sulla legge 40 che abbiamo presentato al parlamento venerdì scorso, questo numero è una media fra 0 e 13.3%: cioè ci sono centri che hanno zero parti trigemini, e centri che ne hanno il 13.3%. Centri che lavorano ottimamente, con medie inferiori rispetto a quella europea, e centri con risultati estremamente critici, superiori al 10%! Se la percentuale di trigemini dipendesse dalla legge, la media sarebbe su dati più omogenei, con una forbice minore. Evidentemente c’è una grande disomogeneità nella qualità dei centri.

E per quello che riguarda il paragone con l’Europa, è bene ricordare che in molti stati ci sono poche trigemine ma molte riduzioni embrionarie, cioè aborti selettivi in caso di gravidanze plurigemellari. In Spagna, ad esempio, di fronte a 35 parti trigemini (che corrispondono ad una percentuale dell’1%) sono stati dichiarati 107 interventi di riduzioni embrionarie. In Italia queste riduzioni sono vietate (e la Corte Costituzionale ha confermato il divieto). Dati analoghi si hanno per Francia e Gran Bretagna. Quale sarebbe la percentuale di trigemini senza questi aborti selettivi?

Insomma, vorrebbe dire che la legge 40 funziona?

Che qualcuno mi dimostri il contrario. Nella relazione per il Parlamento (consultabile nel sito del Ministero) i dati ci sono tutti, chiari: dal 2005 al 2007 considerando tutte le tecniche, sono aumentate le coppie (da 43024 a 55437), i cicli di trattamento (da 63.585 a 75.280), i bambini nati (da 4940 a 9137). Le gravidanze (per trasferimento di embrione) dal 2006 al 2007 sono aumentate dal 24.5 al 25.5%, nonostante l’elevata età media delle donne che si sottopongono a questi trattamenti: il 25% dei cicli sono su donne con più di 40 anni, quando crolla la possibilità di avere figli anche per chi non ha problemi di sterilità.

Ma allora perché si dice che legge non funziona?

Bisognerebbe chiederlo a chi dice questo. E bisognerebbe chiedere su quali dati si basa. L’impressione è di un forte pregiudizio ideologico, di chi non ha mai accettato l’esito di un voto parlamentare e il risultato di un referendum. Basta pensare che solo Avvenire, Il Foglio e Il Messaggero hanno pubblicato i risultati della relazione al Parlamento. Tutti gli altri giornali non ne hanno dato neppure notizia, in Italia chi non legge quei due quotidiani non sa neppure che è stata presentata la relazione per il Parlamento. In compenso Repubblica ha parlato di turismo procreativo.

Ma tante coppie italiane vanno all’estero proprio per i divieti in vigore nel nostro paese…

Sa qual è il maggior flusso di turismo procreativo al mondo? Quello fra Stati Uniti ed India. Tantissimi americani vanno a fare fecondazione in vitro in India, e non certo per chissà quali divieti. Negli Usa, come in India, si fa di tutto. Ma in India costa meno.

Certo, se continuiamo a dire che in Italia la legge non funziona, non ci dobbiamo lamentare se poi le coppie italiane vanno all’estero.

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