NEW ENTRY/ “Geniali si nasce, originali si diventa”: chi è Renzi, il ragazzo che fa tremare i vecchi del Pd?

- int. Matteo Renzi

Candidato sindaco di Firenze, Matteo Renzi, 34 anni, cresciuto nell’associazionismo cattolico, ha sorpreso tutti vincendo le primarie contro le aspettative degli esperti, e soprattutto contro il volere del gruppo dirigente del partito. Ecco come si racconta a Ilsussidiario.net

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Nel giorno in cui Cappellacci stravinse le elezioni in Sardegna, gli osservatori politici rilevarono un dato importante: attenzione, non è quella la sola sconfitta del Pd. C’è n’è un’altra: quel ragazzo che ha vinto le primarie a Firenze, contro tutte le indicazioni dei potenti del partito. Naturalmente il ragazzo non era del tutto nuovo alla politica, visto che era già presidente della Provincia. Però una bella sberla ai dignitari del Pd l’aveva data; e qualche giorno dopo, come non bastasse, al momento dell’avvicendamento a Veltroni se n’era uscito con l’espressione “vice-disastro”, appioppata al nuovo segretario Franceschini.

Infine, è un cattolico “doc”. Nel senso che – e non solo dal punto di vista anagrafico – non sembra per nulla essere un sedicente “cattolico adulto”. Insomma: ce n’è abbastanza per  ritenere interessante conoscerlo, e “raccontarlo” ai lettori de Ilsussidiario.net.

Una prima domanda per lei, ma soprattutto per i nostri lettori: chi è Matteo Renzi?

È innanzitutto un padre di tre figli. È uno che è cresciuto in un’epoca in cui la politica non era un valore, perché ha fatto la maturità nel momento in cui arrestavano i ministri per mafia o per tangenti. Però crede nella politica e nell’impegno politico, e proviene da un mondo cattolico nel quale ha svolto alcune funzioni di natura educativa. Ora si è messo in testa di fare la cosa più bella per uno che è nato qua, cioè il sindaco di Firenze. Per farlo ha messo a rischio la propria carriera: contro il parere di tutti gli esperti che gli consigliavano di fare un altro mandato in Provincia, dove era presidente, ha affrontato le primarie e ha detto: provo a fare il sindaco, e se perdo torno a fare il mio lavoro. Ha avuto la botta di fortuna di vincere.

Forse questo c’entra con un’espressione che lei ha già utilizzato in qualche intervista: bisogna fare politica “senza rete”. Cosa significa?

Significa non vivere una politica di accomodamento costante, che porta alle sabbie dell’immobilismo, vero dramma della politica di oggi. Il problema, infatti, non è quello che la politica fa, ma quello che la politica non fa, continuando a rincorrersi in una burocrazia sempre più opprimente, e soprattutto in una mediocrità che nasce dal compromesso a tutti i costi. Questo avviene perché alla fine si cerca sempre una sistemazione, un accomodamento. Io credo invece in qualcosa di diverso: chi fa politica deve assumersi dei rischi, come chi fa impresa, e deve giocare la partita mettendosi in prima persona. La politica “senza rete” è dunque il contrario di quella dei soliti leader che si parlano tramite agenzia, e che campano dalla mattina alla sera nella palude delle proprie frasi fatte. Quella di chi si candida in un ruolo avendo già la garanzia di averne un altro.

Lei è salito subito alla ribalta delle cronache politiche per due motivi: ha vinto contro l’establishment del Pd, ed è un moderato che sposta al centro l’asse del suo partito. Come si trova con questa virata a sinistra del Pd di Franceschini, resa ad esempio visibile dall’adesione alla manifestazione della Cgil?

Io non devo il successo a una polemica anti-establishment. Il problema, se vogliamo, è ancor più radicale. La crisi di rappresentanza della politica è talmente profonda che la speranza alla tua città la dai non tanto se vai contro l’establishment, ma se semplicemente sei quello che sei; una cosa a cui non si è più abituati. Questo è stato il mio punto di partenza. Poi certo, ho espresso un giudizio negativo contro la scelta di Dario, e lo dico con molta franchezza.

E adesso, che giudizio dà?

Adesso Franceschini fa un’operazione politica, né più né meno. Si rende conto che i problemi principali che ha il Pd sono da un lato su Di Pietro, dall’altro sull’astensionismo, e combatte una battaglia franca per recuperare questi voti. Penso che sia una strategia comprensibile per il breve periodo, visto che l’obiettivo di Franceschini è portare il Pd a salvare le penne alle europee. Rimane però intatto il problema strategico, che non è quello tattico, cioè cosa farà il Pd dopo. Il Pd è nato per rilanciare il Paese; dopo le europee avrà bisogno di una ripartenza. Non mi preoccupa che Franceschini vada dalla Cgil, fermo restando che io non ci sono andato e non ho aderito alla manifestazione. Mi sembra che sia frutto di una strategia più o meno discutibile ma chiara, cioè arrestare l’emorragia.

Il suo rapporto con l’elettorato cattolico: ci spieghi perché i cattolici dovrebbero preferire un candidato del Pd a uno del Pdl, partito che su molti dei temi cari ai cattolici è molto meno vago e confuso.

Quest’idea che il mondo cattolico voti sulla base solo di questioni etiche la trovo discutibile; ed è un’idea che si trova sia a destra che a sinistra. Io ribalterei il problema: non vedo il motivo per cui un ragazzo che è cresciuto nelle parrocchie a Firenze dovrebbe votare Giovanni Galli e non me. Naturalmente sulle questioni etiche, come tutti sanno, io ho sempre detto quello che penso; ma non si può ridurre l’impegno dei cattolici solo a questo aspetto. Il nodo è: ci sono tante contraddizioni nel centrosinistra; ma ce ne sono altrettante nel centrodestra. Solo che il centrodestra è bravissimo nel mascherare le proprie divisioni e diversità di vedute; noi siamo capacissimi di litigare su tutto. E poi c’è oggettivamente una parte della sinistra che non vorrebbe i cattolici nel Pd; io invece rivendico il diritto, come cattolico, di stare in questo partito. Da nessuna parte al mondo i cattolici stanno solo a destra.

Adesso un po’ di domande a risposta secca, o perlomeno breve. Una specie di test, per vedere quanto è di sinistra e quanto no.

Sono pronto.

Cosa pensa dei finanziamenti pubblici alla scuola non statale?

Assolutamente favorevole. La provincia di Firenze ha triplicato i fondi alle scuole materne paritarie.

Più importante favorire la carriera dei docenti (qualità) o che il minor numero di docenti perda il lavoro (quantità)?

Lo dice il marito di un’insegnante precaria: io sono per la qualità dei docenti.

Cosa ne pensa degli studi di settore di Visco?

Visco poteva fare qualunque cosa e sarebbe comunque sembrato Dracula. Poi il centrodestra ha alzato le tasse più del centrosinistra; eppure non riusciamo ad avere un rapporto di simpatia con le imprese. Un problema di immagine che dobbiamo risolvere, perché abbiamo perso per quello.

 

La sua idea, in due parole, di federalismo fiscale?

È basata sul principio di responsabilità. Quando il governo dà i soldi al comune di Catania non perché c’è un particolare progetto ad hoc ma perché c’è un colore politico, dico che quello è il contrario del principio di responsabilità.

Decreto per salvare la vita di Eluana: aveva ragione Berlusconi o Napolitano?

Napolitano, e lo dico con la morte nel cuore. O meglio: dal punto di vista costituzionale aveva ragione Napolitano; dal punto di vista politico, se si voleva fare una legge c’erano stati otto mesi. A quel punto la decretazione d’urgenza era incostituzionale sul tema specifico.

Cos’è la sussidiarietà?

È il rispetto più vero per la nostra storia. Io, per esempio, voglio essere il sindaco di una città che ha fatto nascere le Misericordie. Ma forse mi accontenterei anche di una definizione anche più banale di sussidiarietà: che lo Stato rompa le scatole il meno possibile.

Va bene, il test è finito. Giudicheranno i lettori. Per chiudere, uno sguardo al futuro: le interessa solo Firenze, o sta pensando a qualcosa di più?

Non c’è nulla più di Firenze. Per un fiorentino che crede nel valore di Firenze, questa è la città che racchiude tutti i sogni e le aspirazioni.

Anche la Firenze che ha messo le bombe davanti alla sede di Forza Italia qualche giorno fa?

Un episodio isolato, ma certo da non sottovalutare. Comunque ho espresso subito la mia piena solidarietà a Verdini e a tutti i ragazzi di Forza Italia.

Ultimissima: quanto teme lo svanire della sua immagine di “homo novus” e l’essere metabolizzato dal clima politico?

Uomo nuovo è un’espressione che non va. Credo che l’originalità la dobbiamo acquistare a fatica. Il fiorentino Ardengo Soffici diceva: «geniali si nasce, originali si diventa». Io credo che lo sforzo di diventare originali e sempre capaci di dire qualcosa di nuovo la misureremo sulla capacità di fare le cose in Comune. Quindi non sono preoccupato.

(Rossano Salini)

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