EUROPEE/ Milbank: l’Europa cristiana conviene a tutti, anche ai musulmani

- int. John Milbank

Per John Milbank, Docente di Religione, Politica e Etica nell’Università di Nottingham, l’Europa dovrebbe andare oltre le manovre economiche per scoprirsi più forte e dare un senso maggiore alla sua stessa esistenza

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John Milbank è professore di Religione, Politica e Etica nell’Università di Nottingham. È interessante capire cosa pensa un inglese dell’Europa, dato che l’Inghilterra viene considerato il paese più euroscettico dell’Unione. Le “sorprese” non mancano: per Milbank l’Europa rappresenta innanzitutto la «possibilità di andare oltre i confini e gli interessi nazionali». Un processo che è all’inizio e che il professore ci spiega come dovrebbe svilupparsi.

 

Professor Milbank, qual è per lei il significato dell’Europa oggi?

É la possibilità di andare oltre i confini e gli interessi nazionali, un processo che è all’inizio, ma che non può essere realizzato solo attraverso manovre economiche come è stato fatto fino ad oggi. Penso che l’Europa debba proteggere le regioni, munirsi di una politica estera omogenea, rivalutare la cultura greco-ebraico-cristiana, fondamentale per il suo sviluppo e che dovrebbe essere un obiettivo prevalente.

L’Europa non è dotata di una politica comune sull’immigrazione. Quali sono gli elementi e i principi per cooperare insieme all’integrazione di persone provenienti da altre nazioni e culture?

Dobbiamo sicuramente regolarizzare quelli che sono già in Europa, riconoscendoli come cittadini con diritti e doveri pari a quelli degli altri europei. Tuttavia, è necessario che l’immigrazione sia controllata attentamente. Per esempio, la minoranza musulmana deve essere richiamata al rispetto delle tradizioni cristiane. Non si può vivere in competizione, né pretendere di diventare maggioranza contro la maggioranza dei nativi europei. In questo senso, l’immigrazione incontrollata è semplicemente inaccettabile.

Cosa pensa dell’ingresso della Turchia nella Comunità Europea? Siamo abbastanza forti per convivere con loro?

Continuo a cambiare idea su questa spinosa materia. Sarebbe del tutto sbagliato fare finta che l’ingresso della Turchia nell’Ue non comporti pericoli. Si ripropone qui il problema della convivenza tra cristiani e musulmani. D’altro canto, occorrerà comunque trovare prima o poi qualche forma efficace di cooperazione.

Quindi essere cittadini europei vuol dire essere cristiani?

No, niente affatto. Ci sono ebrei e appartenenti ad altre religioni in Europa, ma vivere in Europa vuol dire accettarne le istituzioni. E ci sono molti musulmani, non tutti, in Gran Bretagna che preferiscono vivere rispettando le istituzioni e la cultura cristiana, piuttosto che vivere in una società secolarizzata. Si possono costruire molti ponti per un dialogo tra le religioni, ma l’idea che tutte le religioni siano uguali è altrettanto stupida che quella di credere che le diverse religioni non abbiano niente in comune.

Qual è il fondamento della cittadinanza europea se non è nella religione?

Se si accettano e rispettano i principi e i valori della Costituzione dello Stato europeo, allora si può dire di essere cittadini europei.

É una definizione da intellettuale “liberal”, non pensa?

No, quando parlo di Costituzione penso a principi costituzionali nel senso della giustizia distributiva e soprattutto intendo la fine di una libertà di coscienza mal intesa, che è uno dei capisaldi liberal.

Qual è la posizione del Partito Conservatore inglese sulle questioni di bioetica?

Il Partito Conservatore come quello Laburista sono entrambi divisi su queste questioni. Chi dissente su queste questioni nel Partito Laburista è spesso più marginalizzato di quanto un difensore della vita fin dal concepimento possa essere tra i Conservatori. Ma non sarei troppo ottimista sulla possibilità che il Partito Conservatore attuerà un reale cambiamento su queste politiche che separano completamente la sessualità dalla procreazione. Il cambiamento di posizione su questi temi potrà avvenire solo se riusciremo a far comprendere alla gente che la totale tecnologizzazione della vita e della morte è parte di un progetto di manipolazione controllata dallo Stato. Anche la Chiesa cattolica ha la responsabilità di aiutare i cittadini, che sono le vittime di questa politica di Stato, a comprendere il quadro generale in cui queste politiche si inseriscono.



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