LIBRO BIANCO/ La felice rivoluzione di un welfare “antropologico” per battere la crisi

- Luca Antonini

È stato presentato ieri, dal Ministro Sacconi, il nuovo libro bianco sul Welfare. Si tratta di un documento fortemente innovativo dopo decenni di sistema ideologico

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È stato presentato ieri, dal Ministro Sacconi, il nuovo libro bianco sul Welfare. Si tratta di un documento fortemente innovativo, che letteralmente rovescia quella perversa radice ideologica che ha inquinato per decenni lo sviluppo dei sistemi di Welfare.

Il nuovo Libro bianco è un manifesto di principi, di azioni e di prospettive che s’inserisce con grande lungimiranza all’interno del contesto attuale, segnato da una grande crisi economico/finanziaria, dai cambiamenti demografici (il rapido invecchiamento della popolazione autoctona, la bassa natalità, la frammentazione della famiglia), dai processi di immigrazione. Il Libro bianco considera tutti questi fattori e giunge alla sintesi che la crisi attuale, così come la più risalente crisi del modello sociale statalista, costringono a un ripensamento dell’azione pubblica e del ruolo dello Stato nella società.

Le vie di uscita non sono ridurre l’intervento pubblico dello Stato, creando in questo modo nuove aree di povertà, oppure cercare di mantenere comunque in vita il tradizionale modello di Welfare State chiudendo gli occhi di fronte alla sua inefficacia e insostenibilità finanziaria. Il Libro bianco avverte con consapevolezza questa falsa alternativa e indica una sintesi nuova: quella di ripensare le politiche sociali superando, in nome della ragione, quelle concezioni che si sono basate su una antropologia negativa e giustapposto pubblico e privato per sfociare poi nell’individualismo o nello statalismo.

È quindi un documento che s’inserisce con decisione proprio alle radici del dibattito, proponendo una nuova prospettiva: «Nella società della vita buona la dimensione personale e la dimensione sociale sono simultaneamente perseguite in modo da non trascurare i diversi aspetti costitutivi della esperienza elementare dell’uomo: la salute, il lavoro, gli affetti e il riposo. Questa visione vuole essere la risposta a ogni forma di egoismo corporativo e alle ricorrenti propensioni a favorire il declino della società da parte di coloro che – viziati da culture nichiliste – sembrano avere smarrito il senso stesso della vita. Il destino di un popolo è positivamente perseguito solo se nei più prevale l’idea vitale della ricerca della felicità e la coscienza che il desiderio di realizzazione di ciascuno si compie nella dimensione comunitaria».

 

Così si legge nell’introduzione di Maurizio Sacconi, secondo una prospettiva che trova conferma all’interno del documento, dove il principio di sussidiarietà orizzontale è valorizzato come fondamento culturale e operativo di una nuova visione del modello di Welfare. Si precisa, infatti: «Oggi, è l’evidenza stessa della crisi che obbliga ad abbandonare le vecchie ideologie per ritornare al realismo di questa visione positiva dell’uomo e delle sue relazioni che suggerisce di cambiare alcune delle logiche cui si è ispirata l’azione pubblica nel campo delle politiche sociali».

 

Si afferma poi: «Enormi, e in parte non ancora esplorate, sono dunque le potenzialità del terzo settore nella rifondazione del nostro sistema sociale visto che già oggi associazioni, gruppi di volontariato, imprese sociali, fondazioni e corpi intermedi si caricano dei bisogni dei singoli e trovano soluzioni innovative a essi».

E si conclude: «Un individuo isolato e inerme di fronte alla realtà è l’esito ultimo di un certo nichilismo moderno. Le società intermedie costituiscono un antidoto a questa deriva. Un principio sociale in grado di originare un Welfare comunitario. Una rete fatta di persone, famiglie, piccole comunità, associazioni, imprese profittevoli e non, volontariato, cooperative che alimenta il senso di responsabilità civile, la fiducia e la solidarietà reciproca. I corpi sociali e le comunità intermedie non sono entità da sospettare. Non sono elementi espropriativi dell’individualità, ma luoghi in cui la dinamica delle relazioniaiuta ciascuna persona a crescere e a maturare coscienza di sé e delle proprie potenzialità».

È quindi realmente una nuova visione antropologica che prende corpo in quella prospettiva che il Libro bianco si prefigge di sviluppare all’interno di un nuovo modello di Welfare. Si tratta di una prospettiva destinata a liberare un “gigante”, perché pone le premesse di un’azione pubblica rivolta non a colonizzare ma a sviluppare le libere potenzialità della società civile. La conferma è nella precisione con cui il Libro bianco considera le sfide della modernità: l’emergenza educativa, il rischio dei “diritti insaziabili”, la questione della libertà di scelta, il ruolo della famiglia, ecc.



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