G8/ Le occasioni perse dell’ultimo vertice guidato dall’Italia

- Gianluca Ansalone

Questo G8, forse l’ultimo a presidenza italiana, avrebbe dovuto dimostrare la capacità delle democrazie liberali occidentali di fornire ancora risposte articolate ed efficaci alle emergenze

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Quello che è iniziato a L’Aquila sarà un G8 innovativo per gli aspetti della composizione geometrica, ma rischia di confermare la debolezza del sistema attuale di governo del mondo. L’Italia ne ha assunto la Presidenza all’inizio del 2009, nel bel mezzo della crisi economica e finanziaria che sta sconvolgendo gli assetti e gli equilibri dello scenario globale.

 

In tali condizioni, è senz’altro difficile immaginare una svolta critica nelle dichiarazioni e nelle azioni dei Capi di Stato e di governo che si incontreranno in Abruzzo. Possiamo aspettarci un segnale forte in materia di finanza e trasparenza, con l’indicazione di nuove regole internazionali condivise per una migliore gestione del denaro pubblico e di quello privato. E questo sarà senza dubbio un successo della Presidenza italiana, in buona parte già individuato nella dichiarazione dei Ministri delle Finanze riunitisi a Lecce di recente.

Ma al di là delle vetrine e delle foto di gruppo, abbiamo già perso alcune importanti occasioni per confermare che questo consesso internazionale può davvero incidere sui fatti del mondo. Ha deluso la riunione di Siracusa sul clima e l’ambiente, conclusosi con una semplice dichiarazione sulla rilevanza della biodiversità; ha deluso il vertice recentissimo di Trieste, dal quale ci si aspettava una presa di posizione netta rispetto ai drammatici fatti di sangue in Iran.

I Ministri degli Esteri hanno semplicemente “deplorato” le violenze; a Trieste doveva esserci anche una rappresentanza di Teheran, con la quale avviare un dialogo nuovo sulla questione del nucleare civile e sul ruolo dell’Iran nella stabilizzazione della regione del Medio Oriente allargato, di quell’area cioè che va da Gaza all’Afghanistan e da cui passano i destini della stabilità del pianeta. L’assenza iraniana ha pesato parecchio, ma nonostante lo sgarbo diplomatico e politico gli 8 Ministri degli Esteri hanno preferito la prudenza. Discreti, di contro, sono stati i risultati raggiunti dalle riunioni ministeriali sull’Agricoltura e sulla sicurezza sociale.

Quella che verrà proposta a L’Aquila sarà una composizione del tutto innovativa; accanto ai big siederanno i leader dei Paesi emergenti o che già hanno raggiunto lo status di potenza globale, come Cina e India. Ciò servirà a condividere la responsabilità e le intenzioni assieme a coloro che a breve prenderanno il posto di Paesi come l’Italia o la Francia nel G8. I fondamentali economici, demografici e finanziari si sono definitivamente spostati dall’Occidente all’area dell’Asia-Pacifico.

Questo G8, forse l’ultimo a presidenza italiana, avrebbe dovuto dimostrare la capacità delle democrazie liberali occidentali di fornire ancora risposte articolate ed efficaci alle emergenze. Dobbiamo invece prendere atto del ritorno della sovranità nazionale, di governi che preferiscono gestire in autonomia tematiche delicate quali la stabilità finanziaria, il cambiamento climatico, la sicurezza sociale.

Ora che l’America è tornata a condividere pienamente la responsabilità del governo del pianeta, ora che Obama ha per primo dato l’esempio al mondo di come un’economia “verde” possa essere il volano del rilancio della crescita e dell’investimento nel futuro, tocca agli altri adeguarsi. Ma “gli altri” non saremo più noi.



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