VIENI VIA CON ME/ La rabbia della Lega: da Saviano, parole infamanti

- La Redazione

Maroni vuole il diritto di replica alle parole di Saviano su Lega e Ndrangheta

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La rabbia di Maroni e della Lega. E’ putiferio contro la trasmissione Vieni via con me e soprattutto contro Roberto Saviano. Ieri sera Saviano durante il suo monologo dedicato alla Ndrangheta nel nord Italia, ha tirato in ballo la Lega, responsabile secondo lo scrittore casertano di favorirne il radicamento nel territorio.

Per Saviano, la Ndrangheta ricicla i soldi all’interno del sistema imprenditoriale lombardo. Inoltre in Lombardia ci sarebbero sempre secondo Saviano rappresentanti istituzionali legati alla Ndrangheta. «Parole animate da un evidente pregiudizio contro la Lega» ha commentato il ministro degli Interni Maroni.

«Chiedo risposta anche a nome dei milioni di leghisti che si sono sentiti indignati dalle insinuazioni gravissime di Saviano e quindi auspico che mi venga concesso lo stesso palcoscenico per replicare ad accuse così infamanti che devono essere smentite» ha detto.

Maroni critica la mancanza di contradditorio all’interno del programma televisivo: «Non c’è neanche bisogno di replicare ora nel merito, ma chi ha sentito ieri sera Saviano parlare senza contraddittorio potrebbe essere indotto a pensare che in quelle parole c’è qualcosa di vero e siccome non è così voglio poter replicare a quelle stupidaggini».

Maroni vuole un faccia a faccia con Saviano, davanti agli schermi televisivi. «Ho chiesto al Cda della Rai il diritto di replica alle incredibili accuse lanciate da Roberto Saviano ieri sera nella trasmissione Vieni via con me. Vorrei un faccia a faccia con lui per vedere se ha il coraggio di dire quelle cose guardandomi negli occhi» Non solo Maroni. Marco Reguzzoni, presidente dei deputati della Lega Nord, è intervenuto nella querelle: «Maroni è giustamente indignato per i modi con cui si è usata la tv pubblica, senza contraddittorio».

 

Ci sono altre prese di posizione da parte di esponenti della Lega, ad esempio quella di Davide Boni presidente del Consiglio regionale lombardo. Boni parla di azioni legali per difendere l’onorabilità della Lega. «Non ho avuto modo di vedere la trasmissione, ma – dice il presidente del Consiglio lombardo – se tutto fosse confermato sarebbe di fatto gravissimo, anche perchè non esistono atti giudiziari che convalidano il ‘teorema Saviano’. Pertanto ho attivato gli uffici del Consiglio affinché acquisiscano dalla Rai la registrazione della puntata di ieri, verificando alla lettera che cosa è stato detto e quali tipi di accuse sono state rivolte alle istituzioni lombarde, che comunque meritano rispetto. Mi riservo quindi di intraprendere delle azioni legali per tutelare la loro onorabilità, scrivendo anche al direttore di Rai Tre per chiedere chiarimenti».

Vergogna, dice ancora Boni, che dagli schermi della televisione pubblica si dia “spazio ad arringhe politiche e demagogiche senza alcun contraddittorio e senza alcun riscontro nella realtà dei fatti, gettando fango su tutto e su tutti». Interviene il portavoce del PdL Capezzone: «Il ministro Maroni ha totalmente ragione. Se la Rai è, come spero, un’azienda con qualche speranza di essere o almeno di apparire seria, deve garantire a Roberto Maroni e alla Lega la possibilità di replicare nelle stesse condizioni, nella prossima puntata di Vieni via con me»: lo afferma il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone.

«Per il futuro, poi, sarebbe il caso che il principio del contraddittorio fosse sempre rispettato: se qualcuno viene accusato, deve avere immediatamente la possibilità di replicare. Troppo comodo – conclude – aggredire qualcuno, senza alcuna possibilità di replica». Da parte dell’opposizione, al momento le parole di Leoluca orlando: «Nessuno osi attaccare Saviano» ha detto l’ex sindaco di Palermo. «Dal ministro Maroni arriva un’intollerabile intimidazione a uno scrittore che vive sotto scorta per la sua denuncia coraggiosa di tutte le mafie. Il ministro dell’Interno, invece di reagire in maniera scomposta, faccia pulizia all’interno del suo partito e cacci i disonesti».

 

 

 

 

 

 

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