CARFAGNA/ Insulto alla Mussolini: “Quelle come lei le chiamano ‘vajasse’”

- La Redazione

Insulti tra la Carfagna e la Mussolini

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Immagine d'archivio

Non solo dimissioni ma insulti e lite. Il ministro Carfagna attacca la Mussolini: “Appena ti vedo ti insulto”, apostrofandola poi con un “quelle come lei a Napoli sono chiamate vajasse”, che in dialetto significa le tipiche serve popolane napoletane, ma che nell’800 aveva anche il significato di prostituta.

La Mussolini replica: “È gravissimo che il ministro Carfagna rivolga a mezzo stampa gratuiti e volgari insulti a una donna parlamentare”. Aggiungendo: “Per questo inqualificabile comportamento, in palese contrasto con le finalità che il ministero delle Pari opportunità persegue, dovrebbe immediatamente rassegnare le dimissioni. Le sue parole e il suo agire sono la conferma che non è in grado di ricoprire una così alta carica governativa”. Quindi un vero e proprio avvertimento: “La Carfagna sappia che alla prima occasione di incontro sarà mia cura replicare ai suoi insulti, guardandola dritta in quei suoi occhioni, che dopo le mie parole, ne sono certa, risulteranno ancora più sbarrati”.

La Carfagna da parte sua nell’intervista a il quotidiano Il Mattino fa riferimento alla foto che la Mussolini le ha scattato in aula mentre parlava con Italo Bocchino: “Quello è stato un atto di cattivissimo gusto che non merita commenti ma che si addice alla persona che l’ha commesso”.

Nella querelle entra il segretario dell’Udc Casini che sottolinea come le dimissioni della Carfagna rappresentino la spia di qualcosa di più grave: “E’ una situazione che deve far riflettere. La Carfagna tutto sommato è stata un buon ministro. Ha caratterizzato questa stagione berlusconiana e il fatto che dica o faccia dire che il partito è ridotto a un comitato d’affari e che in Campania non c’è agibilità politica è una cosa di grandissima rilevanza e una cosa su cui bisognerebbe riflettere, perché non è il problema della Carfagna, è un problema un pochino più ampio e più preoccupante”.

Interviene anche il capogruppo alla camera dell’Italia dei valori, Massimo Donadi: “L’Italia non può permettersi altri anni di paralisi dell’esecutivo. Per questo è meglio andare al voto. Il centrosinistra deve farsi trovare pronto e mettere in campo la propria proposta, forte e credibile”. La maggioranza invece minimizza. Renato Brunetta: “Con tutto il rispetto e la stima per la collega, colloco la vicenda all’interno delle normali, anche se preoccupanti, dialettiche all’interno di un governo”. Rotondi: “Berlusconi non è il dio greco che mangia i figli. Vedrete quindi che aiuterà ancora a crescere uno dei ministri più apprezzati del nostro governo”.

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